La scelta di Zuppi

Il cardinale esclude un fondo di investimento dalla gestione della FAAC, azienda concessa in eredità alla Chiesa bolognese

L’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, si è opposto all’ingresso di un fondo di investimento americano nella FAAC, Fabbrica Automatismi Apertura Cancelli, un’azienda bolognese leader nel campo dell’automazione dei cancelli, fondata nel 1965 dall’imprenditore Giuseppe Manini.

La Chiesa è diventata proprietaria di questa importante azienda che opera nel mondo intero a seguito del lascito testamentario disposto dal figlio del fondatore, Michelangelo, azionista di maggioranza dell’azienda, deceduto prematuramente nel 2012, senza lasciare eredi diretti.

Dopo aver ereditato il 66 per cento delle quote detenute da Michelangelo Manini, la Curia bolognese ha rilevato anche le quote rimanenti, divenendo così proprietaria a pieno titolo dell’azienda.

Amministrata da un trust di nomina ecclesiastica, presieduto attualmente dall’avvocato Andrea Moschetti, l’azienda ha continuato negli ultimi anni a crescere sui mercati internazionali, tanto da richiamare l’attenzione dei più importanti fondi di investimento uno dei quali, come si è detto, ha manifestato interesse a investire nella società.

«Nelle settimane passate» ha riferito il cardinale Zuppi, secondo quello che leggiamo sul Resto del Carlino, «un grande fondo internazionale aveva fatto una proposta per investire in FAAC. Abbiamo detto di no, perché i fondi hanno come unico obiettivo l’aumento del fatturato, mentre il centro dell’economia deve essere l’uomo. È chiaro che i conti devono essere a posto, ma il profitto non è l’unico parametro per valutare il valore del lavoro».

La scelta di Zuppi non ha in sé niente di diverso da ciò che la Chiesa bolognese affermava già nel momento in cui accettava l’eredità di Manini che, tra l’altro, comprendeva una liquidità aggiuntiva di 140 milioni di euro. L’arcivescovo che allora era alla guida della diocesi di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, nell’accettare l’eredità disponeva di attenersi «alle indicazioni della dottrina Sociale della Chiesa, alle norme del Diritto canonico, alla prassi plurisecolare della sollecitudine verso le necessità della comunità umana, secondo il comandamento evangelico della carità».

Per l’avvocato Moschetti, si è trattato di rispondere a una sfida insolita, «quella di riuscire a far convivere il business con la carità cristiana». L’utile che la Chiesa ha ricevuto fino a oggi, in media cinque milioni di euro ogni anno, viene interamente destinato al contrasto della povertà.

È da questo che scaturisce la scelta di Matteo Zuppi di rifiutare l’offerta dei fondi di investimento. Non si tratta della prima volta. Altro rifiuto la Chiesa aveva opposto, già al momento di dare esecuzione alle disposizioni testamentarie, verso il gruppo industriale francese socio di minoranza che aveva offerto circa un miliardo di euro per acquisire l’intero pacchetto azionario e il controllo della società.

La decisione della Chiesa bolognese, espressa con tanta decisione dal suo arcivescovo, appare particolarmente significativa alla luce di alcuni eventi che hanno segnato profondamente le cronache dei mesi scorsi.

Il caso più recente è stato quello della povera Maricarmen Abascal, una donna spagnola di 87 anni deceduta in ospedale dopo essere stata sfrattata dalla sua abitazione, dove viveva da settant’anni. La proprietà della casa, al termine di vicende molto controverse, era finita nella disponibilità di un fondo di investimento i cui interessi di rendita finanziaria hanno finito per prevalere sui bisogni concreti di una persona anziana. Enorme è stato il clamore e il dolore attorno alla morte della signora Maricarmen, non soltanto in Spagna ma in tutto il continente europeo.

Di un caso analogo che ha coinvolto un grande numero di famiglie abbiamo già parlato su questo giornale. Nello scorso mese di agosto veniva ordinato a Roma lo sgombero di un immobile anche in questo caso di proprietà di un fondo immobiliare. In via della Croce della capitale, lo Spin Time, ex sede dell’INPDAP, era occupato da famiglie di senzatetto. Circa quattrocento persone, a seguito del provvedimento di sgombero, si sono ritrovate per strada nelle giornate più torride dell’estate romana e senza sapere dove andare.

Nel caso della FAAC, l’arcivescovo di Bologna, con una decisione coraggiosa che si può definire storica, ha voluto evitare che anche qui gli interessi della speculazione finanziaria vadano a intaccare i beni fondamentali della persona. È una vicenda di cui poco si è parlato ma su cui tanto ci sarebbe da dire circa la necessità di considerare le conseguenze dell’impatto sociale di alcune operazioni di speculazione finanziaria e la necessità di intervenire in questo delicato campo con un’adeguata regolamentazione.


Il Resto del Carlino – Faac, Zuppi chiude la porta ai fondi: “Puntano al fatturato, noi all’uomo”

Logos – Spin Time, abbiamo toccato il Fondo

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