Fili invisibili verso l’aldilà

1 novembre, ricorrenza dei morti: La morte è certamente il dolore più grande della vita, ci rattrista quando colpisce i nostri familiari o gli amici più cari, ma ci spaventa quando avvertiamo che si avvicina a noi.

L’unica coordinata entro cui si muove la vita umana è il tempo!

Spesso, però, comprendiamo alcune realtà soltanto per contrasto: abbiamo bisogno del buio per riconoscere la luce, del rumore per gustare il silenzio, del tempo per pensare all’eternità, della quale non riusciamo ad avere una vera idea.

L’uomo può disporre solo del tempo che gli viene donato.  Ai giorni belli e gioiosi si alternano giorni tristi e vuoti e quando si accorge che è giunta la sua ora, un dubbio lo assale per non aver fatto abbastanza, per non aver amato la vita e i fratelli, per non aver ammirato nella giusta misura la bellezza del mondo -magnifico e affascinante- nonostante tutto. «Il tempo è denaro», ricordano gli economisti, anche se non tutto può essere misurato con questo criterio.

Il libro sapienziale Qoelet ci ricorda, invece, che “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire” eppure viviamo come se fossimo i padroni assoluti  della nostra esistenza e di tutto ciò che ci circonda.

Coltiviamo il pensiero che la nostra vita non debba finire mai, dimenticando che è un viaggio intrapreso insieme agli altri e destinato, prima o poi, a concludersi. La morte è certamente il dolore più grande della vita, ci rattrista quando colpisce i nostri familiari o gli amici più cari, ma ci spaventa quando avvertiamo che si avvicina a noi.

Un esercizio salutare per tutti consiste, allora, nel volgere uno sguardo disincantato all’uomo che “se ne va” senza sapere se, nel perpetuo ciclo della natura, tornerà a essere “humus” oppure “spirito”.

È allora che emergono le grandi domande dell’esistenza: qual è il senso della nostra vita? Da dove veniamo e, soprattutto, dove siamo diretti?

Sartre sosteneva che siamo una «parentesi fra due nulla». Il pensiero cattolico, invece, ci ricorda che è l’anima a rendere significativa la nostra esistenza, perché creata dal soffio di Dio.

In questo dilemma, tanto profondo quanto doloroso, costruiamo dialoghi con i nostri cari defunti, li sentiamo ancora con noi, alcune volte con il rammarico di non averli amati abbastanza.

La nostalgia per la loro assenza ci restituisce la misura del dono ricevuto perché l’amore non viene cancellato dalla morte: continua a vivere, da una parte e dall’altra, attraverso fili invisibili fatti di silenzi, ricordi ed affetti. Fili che non si spezzano mai.

Foto tratta dal web

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