Ad Assisi per l’ostensione del corpo di Francesco. Piacevole racconto di un viaggio comunitario

Un’esperienza di fede, preghiera, pace e fraternità illuminata dalle figure di Francesco, Chiara e Carlo Acutis, arricchita dalle bellezze culturali e naturalistiche dell’Umbria. È questo il pellegrinaggio che la comunità della Chiesa Madre di Montescaglioso ha vissuto dal 13 al 15 marzo in occasione dell’ostensione delle spoglie del santo di Assisi. Tre giorni intensi, al termine dei quali “siamo tornati a casa stanchi ma colmi di gratitudine”.

C’è un viaggio che si misura in chilometri e un altro che si misura col cuore. Il nostro pellegrinaggio parrocchiale ad Assisi è stato entrambe le cose.

Siamo partiti da Montescaglioso all’alba, in pullman, con l’emozione di partecipare a un evento straordinario: la prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie di san Francesco nella Basilica a lui dedicata, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte. Con noi il parroco, don Gabriele Chiruzzi, e fra Alfredo Santoro, cappuccino originario della nostra comunità. Un clima, fin dall’inizio, sereno e gioioso.

Il viaggio è cominciato con la preghiera per la pace di Papa Leone XIII. Tra canti, momenti di raccoglimento, chiacchiere e qualche sonnellino, il tempo è volato fino all’arrivo ad Assisi in tarda mattinata.

Primo giorno: Assisi

Assisi ci ha accolti con le sue salite e i suoi vicoli: un po’ di fatica, certo, ma lo spirito del pellegrinaggio ha sostenuto tutti, anche i più anziani.

La prima tappa è stata la Basilica di Santa Chiara, dove abbiamo pregato davanti al corpo della Santa e al Crocifisso di San Damiano, che rivolse a Francesco l’invito: “Ripara la mia casa”.

A seguire, la visita al Santuario della Spogliazione, dove riposa il giovane santo Carlo Acutis, e alla casa natale di san Francesco, luoghi che raccontano la radicalità semplice e luminosa della sua scelta evangelica.

Nel pomeriggio, ci siamo diretti verso la Basilica Superiore per la celebrazione della Santa Messa. Pregare lì, circondati dal grande ciclo di affreschi di Giotto che narrano la vita del santo, ci ha fatto sentire davvero parte di una storia di fede che attraversa i secoli.

Al termine, ci siamo spostati nella Basilica Inferiore, per l’Ostensione. Nonostante la prenotazione, la fila era lunghissima, vociante e ordinata: una moltitudine di pellegrini arrivati da ogni parte con lo stesso desiderio.

Davanti alle spoglie del Santo

Ma una volta entrati nella Basilica Inferiore, il brusio si è dissolto in un silenzio profondo. In raccoglimento abbiamo sfilato attorno alla teca che custodisce le spoglie di Francesco: piccoli mucchi di ossa a ricomporre il fragile corpo di Francesco, che otto secoli fa ha cambiato la storia con la sua scelta di radicalità evangelica. Un momento intenso, difficile da descrivere: un’emozione che ciascuno di noi ha scolpito nel proprio cuore.

La prima giornata di pellegrinaggio si è conclusa a Spoleto con una squisita cena e il riposo in hotel.

Secondo giorno: Spello, Santa Maria degli Angeli, Eremo delle Carceri e San Damiano

La mattina è iniziata con una breve sosta a Spello, per poi raggiungere la Porziuncola nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, luogo così caro al santo e alla storia dell’Ordine francescano e dove il Poverello ricevette il “Perdono di Assisi”.

Dopo il pranzo in agriturismo, abbiamo visitato altri due luoghi particolarmente significativi: l’Eremo delle Carceri e il Santuario di San Damiano, dove abbiamo pregato i Vespri e adorato il Santissimo insieme ai frati che custodiscono quel luogo.

Ultimo giorno: Spoleto e Fonti del Clitunno

L’ultima giornata è stata dedicata alla visita di Spoleto e alla celebrazione della Messa nel Duomo. Il pranzo alle Fonti del Clitunno, splendida oasi naturalistica, ha concluso il nostro viaggio.

Il ritorno a casa

Siamo tornati a casa stanchi ma colmi di gratitudine: questo pellegrinaggio non è stato solo una visita a luoghi santi, ma un’esperienza di fraternità, di preghiera e di pace. Portiamo nel cuore i luoghi visitati e i momenti condivisi, grati al Signore per il dono di questi giorni vissuti insieme.

E forse proprio questo è il dono più grande lasciato da san Francesco: tornare alla vita di ogni giorno con il cuore un po’ più semplice, un po’ più leggero, e con il desiderio di portare nel mondo quella pace che nasce dal Vangelo.

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