Don Biagio Plasmati: 60 anni di sacerdozio. Grande festa all’Immacolata con due vescovi

In festa la comunità parrocchiale dell’Immacolata di Matera, il presbiterio diocesano e la Chiesa tutta di Matera-Irsina per i sessant’anni di sacerdozio e gli 85 anni di vita di don Biagio Plasmati, che per 28 anni è stato parroco proprio all'Immacolata.

Una solenne concelebrazione di ringraziamento è stata presieduta dallo stesso don Biagio, alla presenza dell’arcivescovo Benoni e di numerosi sacerdoti: il vicario generale, don Angelo Gioia, don Francesco Di Marzio, vicario della Cattedrale – dove don Biagio è stato viceparroco per 20 anni –, don Domenico Monaciello, don Leo Santorsola, don Giampaolo Grieco, insieme all’attuale parroco dell’Immacolata, don Vincenzo Di Lecce, e ai diaconi Giuseppe Centonze e Giuseppe Fiorentino.

La chiesa era gremitissima: parenti, amici di sempre, i collaboratori che negli anni hanno affiancato don Biagio nei tanti incarichi svolti, i “bravi ragazzi” – oggi pensionati e nonni – del movimento giovanile missionario di cui lui era animatore, e naturalmente i parrocchiani dell’Immacolata.

Come ha ricordato il vescovo nell’omelia, molti sono stati gli incarichi ricoperti da don Biagio – «Solo l’economo non hai fatto!» – tutti vissuti nel segno della carità, sia per l’indole del sacerdote sia per la natura dei servizi affidatigli. Tra gli ultimi, che ancora oggi porta avanti, quello di cappellano del Centro Geriatrico “San Raffaele”.

Il vescovo ha parlato di paternità – “È questa una giornata in cui manifestare gratitudine per ogni forma di paternità sperimentata” – prendendo spunto dal Vangelo del ritrovamento di Gesù nel Tempio: non esiste solo la paternità biologica, ma anche quella spirituale, che Gesù stesso riconosce (“Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”). «La paternità genitoriale è “sacramento” (“segno”, n.d.r.) della paternità di Dio per ciascuno di noi».

E ancora le parole del presule: «La paternità genera stabilità, pur conoscendo ferite, separazioni, corde di dolore. Tratto comune di ogni paternità – anche quella di Giuseppe e Maria – è l’angoscia di poter fallire».

L’ordinazione di don Biagio, avvenuta proprio nel giorno di San Giuseppe – ancora le parole dell’arcivescovo – comportano “un surplus di paternità alla sua vocazione sacerdotale”. E ha puntualizzato l’arcivescovo come il sacerdozio sia una continua paternità spesa per il popolo di Dio, e il pastore è colui che dona la vita per testimoniare la paternità divina.

Al termine della celebrazione, don Biagio ha ringraziato il Signore per il dono della vita, della fede e per tutte le persone incontrate: dai formatori dei suoi 14 anni di seminario ai movimenti ecclesiali che ha servito anche solo occasionalmente, a tutti i confratelli, dai poveri agli ammalati e agli anziani. Don Biagio ha chiesto pubblicamente scusa per i suoi limiti. Dopo la celebrazione, il momento di convivialità da lui generosamente offerto a tutti i presenti.

A sorpresa è giunto anche monsignor Ligorio, a Matera per un altro evento: ha partecipato al taglio della torta, rievocando gli anni di parrocato di don Biagio, durante i quali il vescovo Salvatore era spesso presente in parrocchia, tra visite pastorali e benedizioni delle campane.

Auguri, don Biagio, per tanti anni ancora nella grazia, nella salute, nella serenità e nell’amicizia di quanti davvero ti vogliono bene.

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