
Una serata di festa e preghiera aperta con la celebrazione eucaristica presieduta da S. E. Rev.ma Mons. Benoni Ambarus e concelebrata dal parroco, mons. Pier Domenico Di Candia, e dal direttore del Coro diocesano Signum Magnum, don Vito Burdo. Già nella celebrazione i coristi si sono messi in gioco nell’animazione: il servizio di un apostolato laico che concelebra, con dedizione ed emozione.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha appunto ricordato: “Ogni volta che cantate, state pregando, ma non per voi: unite corpo e cuore in una preghiera corale”. Ha poi invitato i coristi a pensare a chi “a mala pena riesce a recitare il Padre Nostro”, al “Tommaso deluso che è andato via”, e a lasciarsi coinvolgere dalla “danza dello Spirito”, per essere i primi a trainare l’assemblea dei fedeli.
La celebrazione si è conclusa con una supplica accorata per la pace, nella vigilia della Domenica della Divina Misericordia, istituita oltre cinque lustri fa da san Giovanni Paolo II.
Dopo una breve pausa, il silenzio si è ricomposto e don Vito ha presentato le formazioni – variegate e composite; alcuni cori sono formazioni transgenerazionali e questo sa di miracolo – e la rassegna, che ormai è una tradizione, e non è un’esibizione ma una preghiera condivisa.
Il ricordo di don Gino Galante
Lo spirito dell’incontro è stato quello della memoria grata verso don Gino Galante, compianto parroco della Diocesi, che l’arcivescovo Caiazzo aveva definito “il sorriso di Dio”. Un momento iniziale è stato dedicato al suo ricordo, affidato al fratello Franco, visibilmente commosso e riconoscente per “un dono così prezioso”.
La rassegna è stata organizzata proprio in collaborazione con l’Associazione Don Gino Galante, che custodisce e diffonde i suoi scritti, in cui emerge un forte anelito all’unità della Chiesa, una fede maturata anche attraverso la sofferenza e una profonda umanità. “Il santo è uno che si mette in mente un’idea fissa, la Parola di Dio, e cerca di viverla con ogni sforzo”: questa la ricetta per una testimonianza piena; una scelta ardua, ma non impossibile.
In una società spesso anticlericale, avere modelli così carismatici è quasi un miraggio. E in lui tanti hanno scoperto il “santo della porta accanto”.
La magia delle voci intrecciate agli strumenti ha fatto il resto.
Nove corali, un’unica preghiera
Un silenzio religioso ha accompagnato tutte le esecuzioni, rendendo palpabile l’intesa tra cantori e assemblea. Le note si rincorrevano nell’aria, ora adamantine, ora intime; ritmi larghi, poi concitati, talvolta quasi tribali. Un elemento comune: testi che invitano alla riflessione e un ascolto che non può essere distratto. Alcuni ritornelli più orecchiabili hanno coinvolto l’assemblea, che ha accompagnato i cori con entusiasmo.
Ha esordito il “Piccolo Coro” della Parrocchia “San Pio X” (Matera), proprio quella in cui don Gino ha profuso le sue energie di giovane parroco. I piccoli cantori hanno aperto la rassegna con Com’è grande il tuo amore e Noi veniamo a te, entrambi di F. Buttazzo, che la platea ha gioiosamente accompagnato con il battito delle mani.
È stata poi la volta del Coro “San Giovanni Paolo II” della Parrocchia “San Giovanni Battista” in Ferrandina, che hanno proposto Tu, Parola e Pane del cielo di F. Massimillo e un Regina Caeli dalle armonie arabescate.


Quindi, il Coro della Parrocchia “Sant’Antonio” in Pisticci: le undici voci hanno eseguito So che tu sei qui (Gen Verde), inizialmente timido e sommesso, e Sfolgora il sole di Pasqua, dal tono gioioso.
Un nome promettente – “Voce di gioia” – per il coro della Parrocchia “San Michele Arcangelo” in Pomarico: giovani e bambini hanno unito le voci in Non sei più tu che cerchi me (A. Napolitano) e Laudato sii, mio dolcissimo Signore, quest’ultimo accompagnato, oltre che dall’organo, dal flauto traverso.
La quinta formazione quella delle parrocchie materane “Immacolata” e “Maria SS. Addolorata” – don Vito ha scherzato: “Abbiamo unito le Madonne!” –: 32 elementi per due canti coinvolgenti: Invochiamo la tua presenza e Madre, fiducia nostra.
A seguire, i tredici cantori della Parrocchia “Santissima Trinità” (Salandra), che hanno proposto il festoso Alleluia, è risorto il Signor di F. Buttazzo.
Ancora il “Piccolo Coro”, ma questa volta della Parrocchia “San Giacomo” (Matera), con due brani che sono proprio creazioni del coro e hanno entusiasmato tutti i presenti: La grazia di Dio, opera della direttrice, ispirato al motto episcopale di mons. Biagio Colaianni, parroco di San Giacomo prima di essere nominato arcivescovo di Campobasso-Bojano, e Abbà, Padre.
Nono e ultimo, il coro per voci adulte “Don Gino Galante” della Parrocchia “San Pio X” (Matera) con Ave dolce Maria e Re dei re, eseguiti con ottima armonizzazione.




Dopo i ringraziamenti e la consegna degli attestati ai direttori e a don Vito per l’impegno nell’animazione liturgica, la rassegna si è conclusa. Negli sguardi dei presenti si leggevano letizia e gratitudine: la musica sacra è preghiera, soprattutto quando nasce dal cuore. E quando è sostenuta da qualità canore, diventa un carisma da donare: un vero “banchetto” di voci e suoni, a gloria di Dio.
Una tradizione ormai consolidata, che il prossimo anno potrebbe approdare nella “Zona Mare” della Diocesi.






Scrivi un commento