Giornata dell’affido. A Matera il convegno Anfaa. Pina Morano: “Affido: atto di amore e civiltà”

L’affido familiare dei minori resta, per molti, un mondo ancora sconosciuto. In questo panorama, ha suscitato grande interesse il convegno organizzato dall’Anfaa (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie), in collaborazione con il Comune di Matera, in occasione della Giornata nazionale dell’affido.
Convegno Anfaa: “Minori in protezione e affido temporaneo”. Il tavolo dei relatori

Era il 4 maggio 1983 quando veniva emanata la Legge 184/83 che disciplina l’adozione e l’affidamento in Italia. Per celebrarne l’anniversario, la Sala Mandela del Comune di Matera ha ospitato lo scorso 5 maggio un pomeriggio ricco di interventi, affidati a una polifonia di voci che hanno approfondito in particolare gli aspetti giuridici e psicologici dell’affido. Accanto agli interventi degli esperti, le testimonianze di una famiglia affidataria, della ragazza accolta e di una coppia che ha recentemente concluso con esito positivo il percorso di valutazione per l’idoneità all’affido.

Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia

il punto di partenza della legislazione italiana in materia. Sono i servizi sociali, opportunamente allertati da figure vicine alla famiglia e al bambino, che si adoperano per offrire tutto il sostegno necessario a favore della realtà famigliare di origine prima di prevedere l’inserimento in comunità o in un nucleo affidatario.

Affido familiare: un’apertura di “casa e cuore” e il bisogno di prepararsi

L’affido è un’apertura di “casa e cuore”, ma richiede anche “tempo e adattamento” di tutti i soggetti coinvolti ed è una delle partite che più concretamente impegna l’amministrazione del Comune di Matera, ha sottolineato l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Matera, la dott.ssa Angela Braia, nell’aprire il pomeriggio.

L’affido – consentito per legge a famiglie, coppie di fatto e single – ha bisogno di un’opportuna preparazione: “una coppia non adeguatamente preparata farà vivere al minore un secondo abbandono”, ha aggiunto nel suo intervento il dott. Roberto Di Polito, psicologo del Comune di Matera.

E sempre si cerca di abbinare nel miglior modo possibile minore e affidatari: ad esempio, al di là di quello che la legge tout court prevede, assegnandolo, ad esempio, a una famiglia con figli suoi coetanei.

“I bambini mentre aspettano crescono”

“I bambini mentre aspettano crescono” è il cuore del messaggio della dott.ssa Caterina Cerbino, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Basilicata. Sullo stesso fronte, l’interessante intervento dello psicologo, prof. Antonio Romanello, sull’importanza del rapporto empatico con la figura materna e dei primi mille giorni di vita del bambino per una strutturazione sana dello stesso.

La relazione del prof. Romanello

“L’affido fa catarsi sociale”

Spesso vi è un’ereditarietà di situazioni familiari problematiche: coloro che hanno vissuto un’infanzia difficile, non sono in grado di gestire l’infanzia dei propri figli, l’altro concetto espresso dal dott. Romanello, ripreso da Vania Liscio, Consigliera Nazionale Anfaa e referente Anfaa Basilicata: “L’affido consente di spezzare la catena, l’affido fa catarsi”.

L’affido rappresenta dunque una forma di solidarietà per la società, in cui, da grande, il minore potrà portare l’esempio positivo di famiglia che ha assorbito nel tempo dell’affido, tema che ha evidenziato anche l’Assistente Sociale del Comune di Matera, dott. Eustachio Lapacciana citando il titolo ad effetto “Private trouble and public issues”.

Affido: un’azione transitoria per “far fiorire”

Sul versante giuridico, interessanti gli interventi della giovanissima dott.ssa Federica Lavanga, Giudice del Tribunale per i Minorenni di Potenza, sul ruolo del giudice nelle procedure di Affido e dell’avv. Antonio Coscia.

Gli stessi, hanno definito le diverse tipologie di affido – consensuale, quando lo stesso è frutto del consenso dei genitori biologici, o giudiziale, quando è disposto dal tribunale in casi molto gravi, residenziale o semi-residenziale –, hanno sottolineato che l’azione per norma non è superiore ai 24 mesi – fintanto che, lungi da ogni giudizio, non siano state ripristinate nella famiglia di origine le condizioni idonee alla vita del minore, ma è prorogabile se le esigenze del minore lo richiedono, e tante sono le occasioni in cui l’affido è proseguito sino alla conclusione degli studi universitari – e hanno indicato i doveri del genitore affidatario (la cura quotidiana nel rispetto dell’identità culturale del minore, nella certezza che il minore tornerà nella famiglia di origine) e i diritti di adulto affidatario (tra questi, le opportunità di welfare come bonus o congedi da lavoro) e minore.

Convegno Anfaa: relatori e ascoltatori nella Sala Mandela del Comune di Matera (05/05/2026)

Riparare – è emerso da più interventi – è l’obiettivo delicato ed esigente del tempo dell’affido, facendo leva sulla resilienza insita in ogni essere umano.

Ma anche di più: “far fiorire”, le parole dell’arcivescovo Benoni, invitato a introdurre la serata. Oltre al concetto di solidarietà che ha associato alla scelta dell’affido, mons. Ambarus ha riportato la sua esperienza di un bambino che per sette anni è stato in affido nella famiglia di uno dei suoi fratelli, nell’attesa poi mai realizzata di passare: “L’hanno fatto fiorire, hanno contratto un debito che di sicuro sarà loro saldato” (al link l’intervento integrale).

Al centro il minore

Al centro il minore, la sintesi della legislazione sull’affido che consente al minore dai 12 anni in su, o già da prima nel caso lo stesso sia ritenuto capace di discernimento, di potersi esprimere circa le proprie aspirazioni al diritto ad avere una famiglia.

Così la testimonianza di Maria – nome di fantasia -, 13 anni, che sino a qualche mese fa risiedeva in una comunità e ora, su sua richiesta, è stata affidata a una famiglia: “Sono più felice e il motivo è l’amore che ricevo”.

La testimonianza di Maria

Anche i “genitori” di Maria hanno testimoniato la loro scelta, assieme a una coppia che, insieme ai figli (la legge prevede il benestare dell’intero nucleo familiare), è stata ritenuta idonea all’affido ed è in attesa in tal senso, ma “le maggiori esigenze di minori da affidare si collocano da Roma in su, dove sono meno le famiglie disponibili ad accogliere”.

Una coppia affidataria materana: Anna e Luca

“L’affido è atto di amore e di civiltà”, la conclusione della dott.ssa Pina Morano, socia Anfaa, oltre che madre adottiva, che ha ottimamente moderato la ricca serata, rimarcandone alla fine l’obiettivo, pienamente centrato: rendere l’affido una realtà conosciuta.

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