Matera 2026: la cultura del dialogo come sorgente di pace

L’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano di Basilicata si è configurata come un evento di particolare significato ecclesiale e culturale. Il tema scelto non ha rappresentato solo il primo evento pubblico di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, ma una vera e propria assunzione di responsabilità nei confronti del tempo presente.

LIstituto Superiore di Scienze Religiose (ISSRI), attualmente diretto dal prof. Angelo Gallitelli, è un’istituzione accademica ecclesiastica promossa dalle Chiese locali della Basilicata, strutturata secondo il modello universitario 3+2 e collegata dal 2017 alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.

L’ISSRI svolge attività di alta formazione nelle scienze religiose, offrendo percorsi finalizzati allo studio della teologia e delle discipline affini, alla formazione culturale e pastorale e alla preparazione di insegnanti di religione cattolica e operatori ecclesiali.

L’incontro promosso dall’ISSRI con il patrocinio della Fondazione Matera Basilicata 2019 e del Comune di Matera, dal titolo “Matera 2026, la cultura del dialogo come sorgente di pace”, ha rappresentato il primo evento pubblico di Matera Capitale mediterranea della cultura e del dialogo che prenderà il via il prossimo 20 marzo.

Nel suo intervento introduttivo, il direttore dell’ISSR, don Angelo Gallitelli, ha chiarito immediatamente l’orizzonte dell’incontro: «Abbiamo dato questo titolo perché la città ha compreso che cultura non è un concetto astratto, ma l’incontro tra persone».

Matera viene così interpretata non solo come deposito di memorie antiche, ma come processo storico di integrazione, nel quale popolazioni, linguaggi e tradizioni differenti hanno imparato a confrontarsi senza annullarsi. La città dei Sassi, attraversata nei secoli da influssi dell’Oriente cristiano, dell’Africa settentrionale e dell’Europa continentale, diventa icona di una identità non monolitica, ma generativa.

Emblematica, in questo senso, l’immagine della Cattedrale come tempio civico, con il capitello che raffigura i rappresentanti della città: segno visibile di una convivenza costruita attraverso la differenza. In questa prospettiva, anche la civiltà cristiana è richiamata nella sua vocazione originaria: «La pace non è un’idea, ma l’accoglienza di una Persona», e proprio per questo abilita a guardare l’altro non come minaccia, ma come dono.

Matera 2026: una città-laboratorio del dialogo

Negli interventi istituzionali è emersa con forza la consapevolezza che Matera 2026 non rappresenta una semplice prosecuzione dell’esperienza del 2019, ma un salto qualitativo.

Il Sindaco Antonio Nicoletti ha sottolineato come la città, con la sua storia plurimillenaria, sia chiamata oggi a offrire non un primato, ma un servizio alla comunità del Mezzogiorno d’Italia, dell’Italia intera e del Mediterraneo.

La Direttrice Generale della Fondazione Matera Basilicata 2019 Rita Orlando ha delineato con chiarezza il nuovo paradigma della città di Matera che non si propone come centro che irradia un modello, ma come una città-laboratorio in cui sperimentare nuove forme di cittadinanza e convivenza, riconoscendo la complessità come ricchezza e non come limite.

Se nel 2019 la sfida era rendere i cittadini protagonisti della produzione culturale, oggi l’obiettivo si sposta su un piano ulteriore: fare di Matera uno spazio attraversabile, un luogo di incontro e di ascolto nel cuore di quello che è stato definito un “continente liquido”.

Essere capitale del dialogo significa rieducarsi all’ascolto e alla comprensione prima ancora di dialogare.

Il magistero del dialogo

Cuore del convegno è stata la lectio magistralis del Cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha offerto una riflessione ampia e articolata sul significato della cultura del dialogo alla luce del magistero di Papa Francesco.

Il Cardinale Fabio Baggio ha iniziato la sua lectio magistralis tracciando un quadro dello scenario globale odierno, in netto contrasto con quello delineato nell’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII (1963). Citando Papa Francesco, ha affermato che l’umanità sta compiendo “pericolosi passi indietro”, con una “diplomazia della forza” che sostituisce quella del dialogo e una “guerra tornata di moda”.

Basandosi sull’analisi di Papa Francesco in Fratelli Tutti, ha descritto “le ombre di un mondo chiuso” che ostacolano la fraternità universale e che possono riassumersi in questi elementi:

  • Crisi del dialogo e ritorno dei conflitti. I sogni di unità sono infranti da nazionalismi aggressivi e conflitti anacronistici. Il bene comune è soppiantato da un “ottuso monologo egocentrico”.
  • Isolamento e manipolazione. La globalizzazione e la tecnologia hanno ridotto le distanze ma non hanno creato fraternità, diffondendo invece un profondo senso di solitudine. La comunicazione è manipolata e trasformata in uno strumento di denigrazione, specialmente attraverso i media digitali, che diventano teatro di odio e violenza, generando dipendenza e isolamento.
  • Cultura dello scarto. Questa tendenza, denunciata da Papa Francesco, si estende dalle cose alle persone. Intere categorie umane (poveri, anziani, disabili, migranti e rifugiati) sono considerate “sacrificabili” ed escluse dal dialogo che conta, private della loro dignità di interlocutori.
  • Dialogo sordo e aggressivo. Anche quando avviene, il dialogo è spesso sterile. La frenesia impedisce l’ascolto autentico e il desiderio di imporre il proprio pensiero sfocia in un’aggressività verbale che, in un contesto fisico, sarebbe letale.

Nella seconda parte del suo intervento, il Cardinale Baggio ha presentato la “cultura del dialogo”, cara a Papa Francesco e ampiamente trattata nel VI capitolo di Fratelli Tutti, come il rimedio fondamentale alle ombre del mondo contemporaneo.

Ha definito il dialogo come un’espressione essenziale dell’essere umano, che racchiude verbi come avvicinarsi, ascoltarsi, comprendersi e cercare punti di contatto. In opposizione all’incomunicabilità di Babele, il dialogo è l’atto che, come nella Pentecoste, costruisce la “città di Dio”.

Il vero dialogo è spesso paziente, nascosto e lontano dai riflettori, ma edifica la pace calmando gli animi. Presuppone che entrambi gli interlocutori siano disposti a “lasciarsi illuminare dalle parole dell’altro”, rispettandone il punto di vista.

Il Cardinale ha proposto un gioco di parole tra “dialogo” e “diavolo”: scegliere il primo significa mettere in mezzo il logos (la ragione, il Verbo), mentre scegliere lo scontro significa optare per la divisione.

Un elemento essenziale di questa cultura è la gentilezza, intesa come virtù da recuperare per umanizzare la società.

Il Cardinale ha poi illustrato l’applicazione della cultura del dialogo a cinque dimensioni fondamentali:

Identità: il dialogo non minaccia, ma rafforza l’identità, poiché presuppone interlocutori distinti e consapevoli di sé.

Diversità: l’altro, nella sua differenza, non è una minaccia ma un’opportunità di arricchimento e un fattore di crescita.

Pace: il dialogo è “la via della pace”, l’unica in grado di risolvere i conflitti senza soprusi. I leader, specialmente quelli religiosi, sono chiamati a essere non “intermediari” (che cercano un guadagno proprio) ma “autentici mediatori” che si spendono interamente per la pace.

Religione: Dio stesso ha avviato un dialogo con l’umanità facendosi Verbo. La fede è personale e collettiva, e la Chiesa è una comunità che si nutre dell’ascolto della Parola. Questo modello si estende al dialogo interreligioso, basato sulla collaborazione e la conoscenza reciproca.

Alla fine del suo intervento il Cardinale Baggio ha citato un racconto tradizionale delle isole Filippine dove ha trascorso come missionario 17 anni della sua vita: un principe per chiedere in sposa una giovane bussa più volte alla sua porta dichiarando “sono io”, senza mai ottenere risposta. Solo quando, cambiando prospettiva, risponde alla domanda “Chi è?” con “Sei tu”, la porta finalmente si apre.
Questa storia insegna che il vero dialogo nasce solo quando si mette l’altro al centro, avendo l’amore come legge della vita.

Link alla Lectio magistralis del Cardinale Baggio

Una responsabilità personale e comunitaria

Al termine della lectio magistralis, mons. Benoni Ambarus ha offerto una riflessione conclusiva, ricordando che il dialogo non è uno slogan né un’etichetta ma un impegno concreto e talvolta difficile. Ha utilizzato l’immagine del “ferro rovente” per descrivere il dialogo: qualcosa che scotta, da maneggiare con cura, sapendo che nell’incontro con l’altro ci si può “bruciacchiare”.

Ha richiamato l’invito biblico a Mosè di “togliersi i sandali” davanti al luogo sacro, paragonando l’altro a un terreno sacro di fronte al quale rendersi vulnerabili. Questo atteggiamento, ha affermato, è l’antidoto al “bullismo internazionale del più forte”.

Matera 2026, allora, non è solo una scadenza simbolica, ma un cammino esigente, che interpella la Chiesa, le istituzioni e ogni cittadino. Perché solo una cultura del dialogo vissuta, e non proclamata, può diventare davvero sorgente di pace.

Apertura dell’Anno Accademico dell’Istituto di Scienze religiose

L’incontro si è concluso con la lettura della professione di fede, a nome di tutto il corpo docente, da parte del prof. Oronzo Marraffa e con l’augurio di Mons. Benoni a docenti e studenti di approcciare i misteri di Dio con umiltà e grande passione: “Qui stiamo facendo sudare i cervelli nel desiderio di comprendere i misteri di Dio, nel desiderio di comprendere i misteri della vita, nel desiderio di posizionarci come autentici protagonisti del regno, ricordando che Dio stesso si è fatto uomo per dialogare con l’umanità.”

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