
L’edizione di quest’anno, guidata dal tema “Maria, donna di riconciliazione e di pace”, si presenta ricca di appuntamenti coordinati dal Comitato festeggiamenti Madonna delle Vergini.
Domani 24 maggio inizia una settimana di preparazione nella parrocchia di Sant’Agnese
Il cammino della festa prende il via ufficialmente domenica 24 maggio alle ore 12:30, presso il salone parrocchiale di Sant’Agnese, con l’inaugurazione della mostra fotografica di Giuseppe Flace intitolata “Bella Tu sei qual sole”, che raccoglie gli scatti più intensi delle ultime 12 edizioni della festa (aperta tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00).
Da giovedì 28 a sabato 30 maggio la comunità vivrà un solenne triduo di preparazione proprio a Sant’Agnese. L’accoglienza dell’immagine della Patrona della Murgia Materana è prevista per giovedì 28 alle ore 18:00 in via Cappuccini (fronte Liceo Artistico), seguita dalla processione a piedi e dalla celebrazione eucaristica (ore 19) presieduta da mons. Pierdomenico Di Candia. I giorni successivi vedranno alternarsi celebrazioni, rosari e catechesi parrocchiali, come nel programma riportato nella locandina in calce alla seguente sezione.

31 maggio, giorno della festa dall’alba al tramonto
Il culmine della festa è domenica 31 maggio in Contrada Murgecchia, presso la chiesa rupestre della Madonna delle Vergini.
Come tradizione, la giornata si aprirà all’alba, alle ore 6:00, con il suggestivo “Omaggio a Maria”, concerto del coro polifonico “Totus Tuus” (diretto da Cettina Urga e Rocco Claudio Ferrara) in diretta su TRM, seguito da una colazione offerta dal Comitato.
Alle ore 9:00 partirà la tradizionale passeggiata trekking da Porta Pistola nei Sassi: un cammino lungo i sentieri della Gravina con sosta alla chiesa rupestre della Madonna di Monteverde, arricchita da un intervento dello storico Marco Pelosi.
Dopo la S. Messa delle 11:30 presieduta da mons. Pietro Amenta e l’atto di affidamento della città a Maria da parte di S.E. mons. Benoni Ambarus (ore 16:30), la festa si chiuderà in serata con la celebrazione delle 18:30 sul piazzale, presieduta da mons. Pierdomenico Di Candia e la solenne processione nei pressi della chiesetta, accompagnata dal complesso bandistico “N. V. Paolicelli”.

La chiesetta che domina la Murgia, la cui costruzione risalirebbe al ’500, è una delle poche parzialmente rupestri (il fronte è costruito in muratura) in cui ancora oggi si celebra l’eucaristia.
Già nel 1751, come testimoniato da N.D. Nelli nella sua “Cronaca di Matera”, la Vergine richiamava un grande concorso di pellegrini la prima domenica di maggio, nell’ottava della Natività e in tutti i sabati dell’anno.
Dopo un periodo di alterne vicende a inizio Novecento, nel 1948 l’allora arcivescovo di Acerenza-Matera mons. Cavalla, ne notò la facciata proprio dirimpetto alla Cattedrale, favorendo la riscoperta del luogo dopo gli anni difficili della guerra e la ripresa stabile dei festeggiamenti.
Negli anni ’60 la festa assunse anche una forte connotazione sociale: i più anziani ricordano ancora che gli artigiani materani i lunedì di maggio non aprivano bottega per salire sulla Murgia. Era un rito corale riassunto nel celebre detto popolare: «A’ La Madenn du Vurgj’n p’ prjè e p’ ffe’ uasciazz» (Alla Madonna delle Vergini per pregare e fare baldoria), a testimonianza di un legame in cui la dimensione spirituale si intrecciava con la convivialità.
La centralità di questo culto è stata ufficialmente sancita il 10 dicembre 2013 quando, in seguito a una petizione popolare e su richiesta dell’allora arcivescovo mons. Salvatore Ligorio, la Santa Sede ha eletto la Madonna delle Vergini patrona del Parco della Murgia Materana, fissandone la memoria liturgica al 24 maggio. Oggi la tradizione continua a battere grazie al rettore, mons. Pierdomenico Di Candia, e all’Associazione di Volontariato “Madonna delle Vergini” che custodisce la chiesa e mantiene viva la memoria storica.


Chiunque si affacci la sera dal Belvedere di Piazzetta Pascoli può scorgere, oltre la Gravina, quelle luci disposte a triangolo che disegnano la facciata della chiesa della Madonna delle Vergini, in località Murgecchia. Immersa in uno scenario da cartolina, da lì si gode una vista speciale su Matera baciata dal sole pomeridiano, con la Cattedrale al centro e i Sassi ai lati nella loro interezza. Se oggi il sito è comodamente raggiungibile in auto tramite la strada rotabile che sale a sinistra della Palomba, i fedeli storicamente usavano scendere da Porta Pistola e, guadato il torrente nei pressi di Madonna di Monteverde, risalire a piedi il ripido tratturo; un cammino che viene riproposto ogni anno in occasione della domenica della festa.


La chiesetta, una delle tante dedicate a Maria e tra le poche in cui ancora si celebra, risalirebbe al ’500. La facciata in tufo, frutto del restauro di Mons. Lanfranchi (1770), è racchiusa da due eleganti lesene e decorata in alto da un fastigio neoclassico del primo Novecento. Un tempo dipinta, come mostrano alcune tracce di colore, reca alla base del fregio un’iscrizione che intitola la chiesa alla “Regina Virginum”, una delle invocazioni delle litanie lauretane, sormontata da una statuina della Vergine opera del materano Francesco Pentasuglia.
L’interno è semplice: un’aula rettangolare sommariamente sagomata nella pietra calcarea, che evoca nella sua scarna nudità lo stile del semplice popolo contadino. Una striscia di maiolica fiorita sul pavimento segnava, in tempi passati, il percorso di penitenza dei devoti che, per voto, lo percorrevano “lingua a terra”.
L’altare maggiore, dalle forme essenziali, recava un tempo una Regina delle Vergini scolpita nella roccia viva. Oggi, a destra, la parete tufacea mostra affreschi a motivi vegetali e la statua della Madonna, opera di frate Pasquale Calabrese.
A sinistra della statua incisa nel tufo, merita una pausa di meditazione la scritta: “Sicché in terra e per ogni confine risonasse con dolce armonia, viva, viva sempre Maria, viva Dio che tanto l’amò”.
Infine, grazie all’impegno del rettore, mons. Pierdomenico Di Candia, è stato restaurato l’altare laterale in tufo policromo del 1893, restituendo alla pietra i suoi tenui colori originali. Nota d’arte finale: ognuno degli altari reca la croce “patente”, refrain della nostra architettura sacra in roccia. Quale occasione migliore dei prossimi festeggiamenti per riscoprire dal vivo questo suggestivo gioiello della Murgia?




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