Sant’Eustachio e i suoi familiari – la moglie Teopista e i figli Agapito e Teopisto, martiri sotto l’imperatore Adriano – sono i protettori della città di Matera. Se la classica festa liturgica ricorre il 20 settembre, quest’anno è ripresa anche la celebrazione del 20 maggio, in memoria della liberazione della città dall’assedio saraceno (avvenuta, secondo le fonti storiche, il 20 maggio del 984) per intercessione del Santo e dei suoi cari.
Fu in Piazza Sedile, allora sede del municipio, che il popolo, a suffragio universale maschile, di lì a poco elesse Eustachio e i suoi familiari a patroni di Matera. Secondo la tradizione, i rappresentanti della comunità si recarono prima dal parroco della Cattedrale e poi, insieme, dal Vescovo per ratificare ufficialmente la scelta. Nacque così nel tempo la consuetudine che vedeva il primo cittadino offrire, ogni anno in questa data, un cero all’altare del Santo a nome di tutta la cittadinanza devota, con la statua del martire accanto all’altare a lui dedicato.


Nel tardo pomeriggio di ieri, accompagnata da una folla numerosa e curiosa, la statua di Sant’Eustachio è uscita dalla Cattedrale per fermarsi in Piazza Sedile, proprio sui gradini di quello che un tempo era il palazzo municipale. Qui i sacerdoti presenti – don David Mannarella, don Francesco Gallipoli, don Francesco Di Marzio, don Angelo Gallitelli e don Egidio Musillo – hanno guidato la preghiera del Rosario.

La processione si è poi snodata per le vie del centro tra canti e preghiere, rievocando i passaggi salienti della vita del martire romano. Complice una mite serata primaverile, moltissimi materani hanno interrotto le proprie attività quotidiane per unirsi ai festeggiamenti, riscoprendo un momento che gran parte della cittadinanza aveva dimenticato, essendo abituata alle sole celebrazioni di settembre.
La celebrazione in Cattedrale e l’omelia del Vescovo
La Cattedrale era gremita per la solenne celebrazione presieduta dall’arcivescovo Benoni, affiancato da sacerdoti, diaconi e ministranti. La liturgia è stata animata dal Coro polifonico “Pierluigi da Palestrina”, alla presenza di una nutrita rappresentanza del popolo di Dio, tra cui i Pastori della Bruna.
Nella sua omelia, ispirata al Vangelo del giorno, il Vescovo ha fatto riferimento in particolare alla preghiera di Gesù per l’unità dei discepoli («Perché siano una sola cosa, come noi»), una necessità viva oggi sia nella Chiesa universale – «Sembra che ciascuno di noi abbia un Gesù Cristo personale da annunciare!», ha ammonito – sia nelle singole comunità e nel cuore di ognuno. Evidenziando poi che il termine “mondo” ricorreva nove volte nel testo, l’ha contrapposto al concetto di “Regno” tipico del Vangelo di Giovanni, sottolineando l’altra urgenza che Gesù metteva in risalto nell’Ultima Cena: essere costruttori di quel Regno fatto di «amore, pace, gioia, benevolenza, bontà, mitezza, consolazione… ma soprattutto frutto dell’unità». «La fortezza – ha concluso il Vescovo – è la virtù che il martirio di Sant’Eustachio ci indica: quella battaglia interiore che oggi ci è richiesta per costruire il Regno».




Continua l’offerta della cera
Particolarmente suggestivo è stato il momento dell’offerta della cera, liquida, in bottiglie – siamo nel 2026! – al Vescovo da parte del sindaco, seguito dall’accensione della lampada e dalla sua consegna all’altare di Sant’Eustachio: un richiamo in chiave moderna all’antico cero che i primi cittadini offrivano storicamente al Patrono. Infine, l’intera assemblea ha rivolto la propria preghiera al Santo.
Stupore e riscoperta le parole che meglio sintetizzano la giornata di ieri, ben riassunte anche nella riflessione di don Angelo Gallitelli, parroco della Cattedrale: «Il santo ha bisogno di Matera e Matera ha bisogno del santo».






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