Questi i temi ampiamente esaminati nelle quattro sessioni dei lavori:
- situazione internazionale,
- pace e superamento della teoria della “guerra giusta”,
- enciclica Magnifica humanitas
- attuazione del Sinodo.
Protagonista a tutto tondo, dall’introduzione alle conclusioni, Papa Leone XIV che è stato in un dialogo permanente con tutti i componenti in esplicita, chiara, modalità sinodale. Anche l’omelia della Santa Messa concelebrata alla Cattedra di San Pietro è stata l’occasione per chiedere all’Assemblea, con somma umiltà, aiuto a tutti.
Solenne, semplice ed efficace l’invito e la rassicurazione del Papa:
“L’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda”
“L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro”
Chiede, ascolta, apprende. Tre verbi che guardano al servizio al quale è stato chiamato: essere il successore di Pietro. Ovviamente, dopo oltre un anno dalla sua elezione, con determinatezza chiede proprio a coloro che lo hanno eletto aiuto, anzi li rassicura. “Troverete in me uno che chiede non chi è lì preposto per comandare”. Fidatevi, non meravigliatevi, non vi chiede aiuto chi comanda, ma chi cerca di servire la Chiesa ascoltando. Perché solo chi ascolta può guidare. Guidare non è sinonimo di comandare. E’ l’attività che svolge Pietro, che è stato chiamato a pascere “i miei agnelli”, a pascere “le mie pecore”. Ancora, troveremo chi ha la possibilità di insegnare solo perché sa apprendere, sa imparare. E’ Cristo quel centro luminoso, che tutto attira e che illumina la imminente solennità dei santi Pietro e Paolo, colonne fondanti della Chiesa voluta da Cristo.
Negli interventi di Papa Leone XIV al Concistoro, troviamo con insistenza la richiesta di aiuto che egli fa rivolgendosi ai fratelli cardinali. Non solo aiuto, ma anche franchezza e lealtà. Perciò nel seguito si porrà l’attenzione su quanto esplicitamente richiesto da Papa Leone XIV nel Suo Discorso di Apertura del Concistoro Straordinario (26-27 Giugno 2026) tenuto nell’Aula Paolo VI venerdì, 26 giugno 2026.
Dopo aver ampiamente ribadito che è necessario vivere “una comunione che prende forma in una Chiesa sinodale nella quale tutti cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il proprio ministero”, ha presentato e illustrato i quattro temi che avrebbero formato oggetto di riflessione per tutti, perciò dice:
“Per fare tutto questo desidero chiedervi un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa”.
“Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli. Vi chiedo così di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale”.
“Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione”.
“Vi chiedo inoltre di sostenere, ciascuno nella propria Chiesa e nel proprio ministero, questo stile di discernimento ecclesiale. So che esso richiede pazienza e talvolta suscita interrogativi. Tuttavia sono convinto che il Signore ci stia insegnando una maniera più evangelica di vivere insieme la responsabilità che ci ha affidato. Anche da questo dipende la credibilità della nostra testimonianza e la fecondità della nostra missione”.
Come non rimanere stupiti di fronte all’insistenza con cui Papa Leone XIV ai cardinali, riuniti in concistoro, chiede aiuto particolare e l’appoggio, forte, esplicito e pubblico”? Egli ne spiega ragioni e motivazioni. Ma, chiediamoci, chi è quell’autorità che chiede aiuto e appoggio? Nella società civile questa domanda riguarda la crisi di autorità e il ruolo dello Stato. Un’autorità che deve chiedere aiuto e appoggio non dà certamente un segno di forza. È invece un segnale di debolezza. Le sue regole non bastano più e ha bisogno dell’aiuto di tutti per farsi ascoltare. Questo succede quando c’è meno fiducia verso chi comanda. I cittadini ubbidiscono meno. Le leggi vengono avvertite come lontane o ingiuste.
Nella Chiesa non è così. Chiede “franchezza” e “lealtà” e un sostegno “forte, esplicito e pubblico”, Leone XIV, ai circa 180 cardinali venuti a Roma per il secondo Concistoro del suo pontificato. “Conto su di voi”, dice il Papa ai porporati suoi grandi elettori:
“Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli”
Una lezione di grande responsabilità, ma anche di grande umiltà. I tre aggettivi con cui il sostegno deve essere manifestato, “forte, esplicito e pubblico”, è forse la chiave di lettura della richiesta. Un invito a cardinali e vescovi a dare evidenza, visibilità, alla loro condivisione, alla partecipazione delle Comunità diocesane e parrocchiali alle scelte che devono nascere da un cammino sinodale. Purtroppo, dietro le decisioni del Papa, spesso c’è una adesione formale o una diffusa non conoscenza delle stesse e quindi, una assenza di consenso, di partecipazione.
E’ tempo che nel “camminiamo insieme” sinodale ci sia una reale, ampia, capillare partecipazione. L’obbedienza data per scontata è l’inizio di un diffuso disinteresse e di una imminente mancata partecipazione e adesione. Un bel cammino per le Comunità diocesane, ancora impegnate a volte in forme non sinodali di gestione, di potere. Se l’aiuto lo chiede lo stesso papa, tanto più i vescovi devono interrogarsi sul da fare per cambiare, per essere “chiari ed evidenti, alla luce del sole e in maniera pubblica”.
“Vi chiedo inoltre di sostenere, ciascuno nella propria Chiesa e nel proprio ministero, questo stile di discernimento ecclesiale”
Papa Leone XIV


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