Sant’Agostino ha qualcosa da dire oggi ai signori della guerra

Il giudice Pietro Calogero, scomparso qualche giorno fa, ricordava l’idea di giustizia affermata dal santo di Ippona: «Abbandonata la giustizia, a che cosa si ridurrebbero i regni se non a una banda di ladri?»

All’età di 86 anni è morto a Padova, il 6 aprile scorso, il giudice Pietro Calogero. Era noto particolarmente per le inchieste sul terrorismo e i suoi mandanti che portarono al “Processo 7 aprile”. È questa data del processo una significativa coincidenza, ma non l’unica, legata a quella della morte di questo grande magistrato per il quale se non si può parlare di martirio come è stato per Falcone e Borsellino, indubbiamente va ricordata una vita esposta al piombo dei terroristi.

Il suo nome infatti compariva al primo posto nella lista delle Brigate Rosse sugli obiettivi da colpire. Ma si può parlare di martirio anche per la generale ostilità che ha circondato la vita di Calogero in tutto il tempo che ha vissuto, ostilità che non sembra fermarsi purtroppo nemmeno nella dolorosa circostanza della sua morte.

Non è però soltanto per questo che vogliamo ricordare Calogero su questo giornale. Vogliamo farlo anche per la sua fede viva, per l’idea cristiana di giustizia che egli, come fu anche per Livatino, ha saputo incarnare e per quello che questa idea vuole suggerire a noi ancora oggi. Colpisce che la morte di Calogero sia sopraggiunta – è questa l’altra coincidenza che fa pensare – mentre il presidente Trump lanciava la sua terribile, inaudita minaccia rivolta all’Iran: «un’intera civiltà morirà stanotte per non rinascere mai più». Mentre scriviamo, non sappiamo come le cose si evolveranno e se la tregua intervenuta nel frattempo reggerà.

Calogero è stato un giudice che, nel suo lavoro, si è ispirato all’idea di giustizia consegnataci da sant’Agostino, un’idea che ha qualcosa da dire proprio riguardo alle gravi tensioni internazionali cui assistiamo oggi, qualcosa da dire ai signori della guerra.

Sant’Agostino, in alcuni suoi scritti, riporta il dialogo di Cicerone con Scipione, il vincitore di Cartagine, il quale affermava che «ogni organismo statale, non può assolutamente esistere senza giustizia». Ne consegue che uno Stato che trascuri il diritto, come stiamo osservando in questi giorni, non possa ragionevolmente reggersi. Abbiamo visto, nelle cronache di questi mesi, farsi strada l’idea che la sicurezza degli Stati non possa essere garantita se non facendo ricorso all’uso della forza, facendo ricorso alla violenza, alla guerra.

Di fronte a tutto ciò, sant’Agostino sarebbe intervenuto severamente, riprendendo le parole di Scipione quando gli si contestava che governare senza commettere ingiustizie sarebbe inevitabile. Pietro Calogero ricordava, in una conferenza tenuta a Padova nel 2003, la risposta che diede Scipione: «non solo è falso che lo Stato non si possa amministrare senza ricorrere ad atti ingiusti ma che, al contrario, è assolutamente vero che non possa reggersi senza attuare una grande giustizia».

Chi oggi ricorre all’uso della forza e richiama una forza per la quale «un’intera civiltà morirà stanotte per non rinascere mai più» deve sapere che sta minando insensatamente le basi della convivenza pacifica dello stesso Stato che dice di voler difendere. Calpestare il diritto internazionale significa calpestare il campo minato delle discordie, consegnare il mondo intero al caos e all’instabilità, esporre il proprio paese a una pericolosa conflittualità.

Il giudice Calogero rimandava ancora a sant’Agostino che ammonisce: «Abbandonata la giustizia, a che cosa si ridurrebbero i regni se non a una banda di ladri?» Se sant’Agostino potesse essere ascoltato dai potenti della Terra, lo si sentirebbe ridire proprio questo.

Un’altra coincidenza non possiamo lasciarci sfuggire. E cioè che sant’Agostino, in realtà, oggi sta parlando. Parla, come sappiamo, per bocca di Leone XIV, papa agostiniano, il quale interviene con quell’autorevolezza del santo di Ippona per dire che sono “inaccettabili” le minacce del presidente Trump.

Ha detto chiaramente Leone XIV: «Vorrei ripetere ciò che ho già detto, specialmente la Domenica di Pasqua, nel messaggio Urbi et Orbi, chiedendo la pace. Oggi, come tutti sappiamo, c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran. Questo veramente non è accettabile. Qui ci sono certamente questioni di diritto internazionale, ma c’è molto di più: c’è una questione morale per il bene del popolo. Vorrei invitare tutti a pensare, nel cuore, a tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation, di questa guerra che è cominciata. Già dai primi giorni dicevamo: torniamo al dialogo, alle negoziazioni, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto. Invece siamo qui. Vorrei invitare tutti a pregare, ma anche a cercare come comunicare, forse con i membri del Congresso, con le autorità, per dire che noi vogliamo la pace. Siamo un popolo che ama la pace, e c’è tanto bisogno di pace».

Sant’Agostino riporta un dialogo attribuito ad Alessandro Magno al quale era stato consegnato un pirata perché fosse giudicato. «Richiesto dal re per quale motivo infestasse il mare, egli rispose con libertà e spavalderia: per lo stesso motivo per il quale tu infesti la terra; ma poiché io lo faccio con un piccolo naviglio sono chiamato pirata, tu invece siccome lo fai con una grande flotta sei chiamato imperatore».

Le parole di Agostino sono drammaticamente attuali, sono anche un ammonimento perché, secondo il Padre della Chiesa, nei rapporti tra le nazioni sia rispettato il diritto internazionale, sia perseguito il vero obiettivo che bisogna cercare: «obtinere pacem pace non bello / procurare la pace con la pace, non con la guerra».

Quello che Pietro Calogero ha voluto ricordare, è un giudizio severo. Ma è anche la possibilità di ritrovare, nella fede cristiana, l’origine di una pace che il mondo sembra avere oggi smarrito.


Discorso di Pietro Calogero tenuto all’Università di Padova il 20 maggio 2003 intervenendo, insieme al sacerdote don Giacomo Tantardini, al Convegno sull’attualità di sant’Agostino “Il bene della giustizia e la resurrezione del Signore”. Testo integrale

Il giudice Pietro Calogero
Foto dal profilo Instagram del presidente Luca Zaia @zaiaufficiale

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