Un monito del Papa: “Disarmare le parole”

Papa Leone XIV: “sconfiggere la globalizzazione dell'impotenza e dell’indifferenza e fermare la spirale di violenza prima che diventi una voragine”.
Foto da Vatican News

La guerra di Usa e Israele contro l’Iran, il fronte sud del Libano, negoziati che annunciano tregue non rispettate come a Gaza e in Cisgiordania, blocchi navali per mettere in ginocchio l’economia mondiale confermano che la parola pace viene usata strumentalmente per coprire la logica della sopraffazione dei popoli. Si vive immersi in un linguaggio di guerra che esalta la forza come unica arma per dirimere i conflitti, il dialogo scompare e le ragioni dell’altro sono ostacoli da abbattere. La pace non può nascere da un’azione di forza, per costruirla occorre operare un ribaltamento dello sguardo.

Durante il suo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV ha lanciato un monito: “Il mondo è devastato oggi da una manciata di tiranni, che spendono milioni di dollari per uccidere, ma non per curare e ricostruire. Guai a chi usa Dio per scopi militari, politici ed economici“. E ancora: “I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”.

Un linguaggio chiaro quello di Papa Leone, che ha anche l’obiettivo di sconfiggere coloro che attraverso la propaganda usano parole per opprimere, destabilizzare, incutere paure, limitare le libertà e instaurare poteri autoritari, con la complicità dei poteri militari, tecnologici e finanziari.

Il rifiuto della violenza si manifesta anche e soprattutto con l’uso corretto delle parole, che non dovrebbero esprimere giudizi sprezzanti, sentimenti di arroganza e superiorità, minacce che, allontanando il dialogo e dilatando le distanze provocano solo distruzione come in Ucraina, a Gaza, in Iran, in Libano e in centinaia di altri luoghi della terra di cui nemmeno si parla…, guerre dove i civili pagano sempre il prezzo maggiore.

All’Angelus dell’1 marzo, sulla situazione in Medio Oriente, Papa Leone XIV già sottolineava l’urgenza di: ” richiami al dialogo, alla diplomazia e in particolare alla promozione del bene dei popoli per evitare un’escalation dalle conseguenze catastrofiche”. Per fare ciò, occorre prima di tutto “disarmare le parole”, affinché siano un ponte e non un’arma. Allora la parola farà vedere la luce in fondo al tunnel e non fili spinati, distruzione e morte.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, è stato ripreso spesso da Vatican News nel commento sui ripetuti appelli per la pace fatti da Papa Leone XIV che, fin dall’inizio della nuova e drammatica guerra contro l’Iran, esortava a cercare soluzioni senza armi nel nome del dialogo: “In primo luogo il Santo Padre ha detto ‘fermatevi’ e poi che la diplomazia venga utilizzata”. La speranza del cardinale Zuppi era che l’appello del Papa non cadesse nel vuoto e dichiarava:

“Spero tanto che questo messaggio venga rilanciato anche sui social e che diventi qualcosa che aiuti a fermarsi e a cercare una composizione dei problemi”. “Se prevale la logica della forza per cui i conflitti non si risolvono più con il dialogo e con le entità sovranazionali, vuol dire che la forza diventa di nuovo l’unica via per risolvere i problemi”.

A conferma dell’importanza delle parole e del loro significato, va ricordato Papa Francesco che ha fatto della parola lo strumento per creare comprensione, chiarezza, dialogo e azione, strumenti necessari per meglio comprendere gli eventi, per essere veri cristiani e veri cittadini. “Le parole possono: collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo “disarmare le parole”, per disarmare le menti e “disarmare la Terra”. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità” (lettera al direttore del Corriere della Sera del 18 marzo 2025). E ancora: “Troppo spesso oggi la comunicazione non genera speranza, ma paura e disperazione, pregiudizio e rancore, fanatismo e addirittura odio” (messaggio per la 59ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 24 gennaio 2025).

Dall’Iraq alle guerre balcaniche, dall’Ucraina a Gaza, all’Africa, all’Iran, al Medio Oriente, ogni conflitto armato è stato accompagnato da narrazioni convenienti, parole d’ordine ripetute fino a diventare senso comune, per coprire ciò che realmente accadeva e accade. La sete di potere, che si trasforma in delirio di onnipotenza per chi ritiene di averlo ricevuto per concessione divina, finisce per trasformare il significato delle parole, e quindi l’informazione, e con essa la possibilità stessa di capire ciò che accade; per questo occorre utilizzare le parole giuste per affermare che con le guerre non si risolvono i problemi.

Rispetto alle dichiarazioni di Papa Leone su quanto sta accadendo, come sta reagendo il mondo cristiano?  E le diocesi e le parrocchie? A tale proposito occorre riflettere su quanto affermato dal cardinal Zuppi nell’omelia della messa pre-pasquale a Bologna per le forze armate e la polizia di Stato: “Papa Leone è purtroppo inascoltato. Ed è preoccupante che i cristiani specialmente non lo prendano sul serio, non lo sostengano pubblicamente, ancor più nelle scelte” (la Repubblica del 17/3/2026).

Sarebbe auspicabile cogliere questa sollecitazione e se l’arma sempre invocata è la preghiera, allora potrebbe essere il momento di usarla in modo visibile, pensando ad una “fiaccolata di preghiera per la Pace” dove mostrare semplici cartelli che dicano NO alla guerra e invochino la pace tra i popoli.

Unafiaccolata di preghiera per la Pace”, nell’anno di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 insieme alla città marocchina di Tetouan, sarebbe un’occasione per dare maggior valore ai contenuti del progetto “Matera: Confine di pace! Educati dal dialogo per costruire la cultura della pace”, promosso dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina attraverso il Parco culturale ecclesiale “Terre di Luce”.

Fare rumore non restare in silenzio, ma scendere in campo”, così Papa Francesco sollecitava tutti i giovani che incontrava. Auguriamoci che questo “fare rumore” diventi un gesto universale e profetico, un vessillo di speranza attiva in questo momento così difficile per l’intera umanità.

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