Ormai, ogni giorno, sentiamo parlare di guerre, di riarmo, di conflitti. Ne sentiamo parlare in TV, sui giornali, sui vari strumenti social, e si ha la netta sensazione che la forza sia diventata l’unico linguaggio possibile. Alcuni (capi di governo, militari, giganti economici) pensano che la forza possa garantire sicurezza e ordine, mentre invece provoca il contrario. Purtroppo aumentano le paure, cresce l’instabilità, e diventa sempre più difficile pensarsi come un insieme, come popoli che spingono le loro istituzioni al dialogo, a rapporti di rispetto e di ampliamento di spazi democratici per dire NO alle guerre e SI a rapporti di confronto in ogni ambito per il bene dell’umanità. Però assistiamo, anche nelle nostre società, al crescere di contrapposizioni, polarizzazioni e conflitti che finiscono per inquinare le relazioni. Gli esempi deleteri li vediamo ogni giorno in Italia, dalla questione dei migranti, alle leggi repressive che non sortiscono alcun effetto, quando ci sarebbe bisogno di informazione, di prevenzione e di educazione al rispetto delle leggi, prima fra tutte la nostra Costituzione.
E’ il clima di quella che Giorgio La Pira, anni fa, profeticamente chiamava “l’età della forza”, un clima di profonda incertezza, di pericolosa instabilità, di paura e generale insicurezza, dove rischia di prevalere, di imporsi appunto la legge del più forte, nefasta se «irride il diritto e i processi internazionali così faticosamente conquistati nei decenni passati», se «costringe a rinunciare alla via indispensabile del dialogo, del multilateralismo, del pensarsi insieme» (Osservatore Romano 27/1/2026 card. Zuppi). In questo clima rischiamo di pensarci solo come individui, dimenticando quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Per questo in ogni luogo, in primis nelle parrocchie e nelle diocesi, e anche nella società civile, bisogna riflettere sulle parole di Papa Leone XIV: “Ogni comunità diventi una “casa della Pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono” (discorso ai vescovi italiani del 17 giugno 2025).
Si dice spesso che la fede per i credenti e il credere nei valori universali per i non credenti, siano scomparsi dalla vita delle persone, invece dobbiamo credere che esistano ancora popoli che non si accontentano di risposte facili. Il nostro è un mondo popolato di tante “case diverse” in cui si crede e ci si batte per la giustizia, il dialogo, l’accoglienza, il rispetto della natura.
Sono le case che ci sono state affidate dalle generazioni precedenti e che dobbiamo custodire e rinnovare. Sono le nostre Istituzioni, i movimenti di cittadinanza attiva, le iniziative comuni, le parrocchie, le comunità religiose e civili. Tutto ciò ci insegna che assumendoci le nostre responsabilità, non dobbiamo e non possiamo arrenderci alla logica del più forte, che considera il dialogo una perdita di tempo e l’accoglienza una debolezza. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di riaccendere la virtù e la passione per il dialogo e del fare comunità, solo in questo modo potremo costruire qualcosa che resiste alle divisioni e rende più forte la speranza, così da sconfiggere, come definita da Papa Leone XIV quella “manciata di dittatori”.
Inoltre occorre riflettere e sostenere quanto viene affermato dal card. Zuppi: “Io proprio negli ultimi giorni penso spesso che ci sono alcune cose che non vanno mai in vacanza. Il dolore e la sofferenza di tante persone continuano anche quando noi siamo lontani dalla quotidianità. Quindi ho pensato che questo tempo d’estate può essere il tempo per non lasciare che l’attenzione si spenga. Lo dobbiamo alle tante persone, vittime innocenti delle guerre che ogni giorno causano solo tanta sofferenza. Lo dobbiamo ai bambini, che troppo presto vengono sottratti alla vita per mano di chi invece dovrebbe proteggerli. E proprio pensando ai bambini, cito Dostoevskij: “Nessun progresso, nessuna rivoluzione, nessuna guerra potrà valere mai una sola piccola lacrima di Bambino” (I fratelli Karamazov).
Per questo siamo chiamati a prendere le distanze da qualsiasi ideologia o calcolo che riduce l’altro a un oggetto o a un nemico e dobbiamo chiederci: abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare?
L’augurio per questa estate è di non perdere quella capacità di guardare il mondo con attenzione e salvarlo da chi sta dimostrando di volerlo distruggere.


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