L’attualità del messaggio di San Francesco ai popoli del mondo

Si approssima la ricorrenza del 4 ottobre e il giubileo francescano raggiunge il suo apice. Il messaggio di San Francesco d'Assisi è quanto mai attuale, soprattutto di fronte alle guerre, alle crisi migratorie e alle disuguaglianze che attraversano il mondo, compreso il nostro Paese. Il cuore del messaggio resta sempre quello della pace come incontro con l'altro.

San Francesco lasciò ai suoi frati un saluto semplice e radicale: “Pace e bene”. Non una pace intesa come semplice assenza di guerra, ma come costruzione di relazioni fraterne, riconoscimento dell’altro come fratello. In un tempo in cui identità, confini e interessi nazionali vengono spesso eretti a fortezza, questa intuizione è rivoluzionaria: Francesco uscì dal suo mondo per incontrare il Sultano Malik al-Kamil durante la Crociata, scegliendo il dialogo dove tutti vedevano solo il nemico.

E’ questo il vero problema, il dialogo. Dialogo che ha adottato don Cosimo Schena – il sacerdote più seguito in Italia sui social con oltre 1 milione di follower – che non scrive da una cattedra accademica ma dopo anni passati ad ascoltare le persone nella sua parrocchia di Brindisi, attraverso i social, nelle centinaia di messaggi che riceve ogni giorno. Infatti dice: “Stare con la gente, ascoltarla, scoprire i loro grandi tormenti mi ha spinto a offrire una lettura di Francesco che potesse fare del bene a chi soffre, a chi è in crisi, a chi non si sente mai abbastanza”.

Ma come può essere di esempio concreto San Francesco agli uomini di oggi, alla gente di potere, a chi utilizza il male per fare i propri interessi? A chi, poi, alla fine, si sente oppresso da pesi di cattiveria, di responsabilità di popoli, di tragedie che gli stanno sulla testa che vuole scrollarsi di dosso ma non ci riesce?     

Francesco usò la povertà come liberazione, si spogliò di ogni possesso per sposare “Madonna Povertà”. Oggi, in un’economia incentrata sul profitto che indebolisce i legami e genera diseguaglianze, il suo gesto ricorda che la vera ricchezza è la condivisione e che l’accumulo è spesso radice di conflitto. Nel contesto internazionale, questo significa denunciare gli squilibri economici che alimentano risentimento e nazionalismi, e richiamare le nazioni a un dovere di giustizia verso i popoli più poveri. Insomma muoversi con azioni di pace.

Infatti, la pace comincia dal disarmo delle parole. Papa Francesco esortava a “disarmare le parole”, concetto poi ripreso da Leone XIV che invitava a “disarmare le parole per disarmare la Terra”.

Il Cantico delle Creature celebra la sorella acqua, il fratello fuoco, la madre terra: Francesco ci insegna che tutta la creazione è legata, e che la pace con l’umanità non è separabile dalla pace con l’ambiente. In un’epoca di crisi climatica e di violenza diffusa, questo sguardo indica la cura del creato come responsabilità comune e imprescindibile.

Non di meno forza conferisce ai popoli l’azione dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso. Francesco è diventato, non a caso, il simbolo del dialogo tra fedi diverse nell’incontro con il Sultano Malik al-Kamil e il suo spirito è quello che oggi anima il dialogo interreligioso, la scelta di incontrarsi anche quando le posizioni divergono, di non lasciare che le pressioni interne o esterne dividano. Riconoscere nell’altro una storia e una dignità che chiedono ascolto, senza ridurlo a nemico: è esattamente il compito che Francesco ha anticipato otto secoli fa.

In estrema sintesi: il messaggio francescano all’attualità internazionale suona come un invito a disarmare le parole, praticare la prossimità, scegliere il dialogo sulla forza e custodire la fraternità, sapendo che la pace non è un dono da attendere ma un impegno da preparare nei territori, nelle comunità e nelle relazioni quotidiane, perché “la pace inizia quando l’altro torna a esistere come persona, come interlocutore, come parte di un futuro comune”, come è emerso nel Seminario nazionale “Costruire identità plurali al servizio della pace”, promosso dal 7 al 9 settembre scorso a Frascati da Caritas Italiana e dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana.

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