Parrocchia “Mater Ecclesiae” | Bernalda. Termina una ricca quindicina di festeggiamenti in onore dei Santi Medici

I Santi Medici da sempre sono sinonimo di dedizione completa ai fratelli bisognosi di cure, nel corpo e nello spirito. Di cinque fratelli si venerano soprattutto i gemelli Cosma e Damiano; sono anargiri: curano instancabilmente e senza compenso, fino al martirio. La comunità bernaldese si è resa solidale anch’essa, a un progetto per la Tanzania.

Una festa sobria e attenta al sociale

A Bernalda, nella parrocchia Mater Ecclesiae, dal 17 al 30 settembre si sono svolti i festeggiamenti in loro onore. Tanti gli appuntamenti, religiosi e non, che hanno impreziosito il programma della festa.

La novena è stata un momento d’incontro per l’intera comunità bernaldese e ha visto avvicendarsi presbiteri, vescovi e cardinali, locali e non.

Degna di nota la presenza di S. E. Rev.ma Mons. Joseph Mlola, della diocesi di Kigoma in Tanzania. A coronamento della celebrazione eucaristica di domenica 20 settembre, il Vescovo ha perorato la causa dei fratelli africani, sicuro di una cooperazione fattiva. Infatti, la comunità bernaldese si è attivata per una generosa raccolta fondi, con l’obiettivo di costruire una scuola in cui promuovere la formazione e l’inclusione di bambini disagiati e/o con disabilità.

La vigilia della festa

Presiede l’Eucaristia il Vicario generale della nostra diocesi, don Angelo Gioia. Gioca in casa e ricorda affettuosamente il compianto don Mimì D’Elia, storico parroco di questa comunità. Rimarca:

La scelta di due patroni “per nulla teneri” come i Ss. Medici la dice lunga sul coraggio di proporre standard elevati e quasi fuori moda. Per provare ad imitarli, occorre ingranare le marce alte: nella fede bisogna sprintare e tendere a superare se stessi. Non dobbiamo temere le possessioni diaboliche, ma le tentazioni disgregatrici di ogni giorno, il puntare il dito contro il fratello e l’accontentarsi del minimo sindacale. Il “martirio”, la testimonianza autentica, richiede coraggio e determinazione nella sequela appassionata di Cristo.

Don Stefano Casamassina, viceparroco di Mater Ecclesiae, ringrazia don Angelo per la freschezza delle sue esortazioni e gli augura di perseverare con forza nel suo delicato ministero.

Don Leonardo Sisto celebra la Messa solenne: si ricorda la sua presenza negli anni di seminario

Il 26 settembre la Messa solenne è celebrata da don Leonardo Sisto, parroco di San Giovanni Battista in Ferrandina.

Il presbitero sottolinea:

La chiesa è dedicata a Maria Regina del Cielo e della Terra, ma i patroni sono i Ss. Medici, come a raccordare la Chiesa del cielo e quella della terra; infatti, non si tratta semplicemente di un edificio fatto di pietre, ma di una comunità che cammina insieme qui, per poi ricongiungersi al Signore. Cosma e Damiano restano dei modelli per il legame che hanno saldato tra Dio e i fratelli, e non per vincoli di sangue. Anche se a volte è difficile preservare l’unione per le fragilità in agguato, dobbiamo guardare a loro e affidarci al Padre; la volontà non è sufficiente, ma la consapevolezza che Dio ci ama di un amore infinito e gratuito ci ispira a fare altrettanto con il prossimo. Anche i Ss. Medici a volte sono stati intemperanti: famoso il litigio per le uova donate da un’emorroissa guarita… (n.d.r.: ma, alla fine, tutto si è ricomposto e ora sono rappresentati nell’effige fianco a fianco, con la palma del martirio e lo sguardo serafico rivolto al cielo). Pare che il mulo che trasportava il feretro avesse esclamato: “Non separate in morte ciò che era unito in vita!”. Fratelli, affidatevi ai vostri due avvocati, che intercedono per voi nei momenti di successo come di bisogno! Allora Dio non farà mancare la sua protezione e si avvererà il monito affettuoso: “Alzati e cammina! Vienimi incontro e tu risorgerai con me”.

Al momento dei ringraziamenti don Stefano ricorda che anche don Leonardo ha servito da seminarista in questa parrocchia “passando sotto gli stessi ferri”. Don Leonardo si schermisce affabilmente, sottolineando che sono stati “dolci ferri”.

Durante la funzione, emozionanti la formula della consacrazione intonata a cappella e la supplica delle 12:00, con l’assemblea assorta in un silenzio orante.

Mons. Ligorio: “Diventate santi, perdonandovi l’un l’altro”

L’Eucaristia serale è presieduta da S. E. Rev.ma Mons. Salvatore Ligorio, già nostro arcivescovo; concelebrano i presbiteri di Bernalda. Anima il coro polifonico “Alleluia”.

Commosso il saluto del parroco don Antonio Lopatriello: un ringraziamento a chi nel nascondimento ha contribuito alla realizzazione dei festeggiamenti e un tributo ai sacerdoti ora al cospetto di Dio che tanto si sono adoperati per questa comunità. Il vescovo si sente a casa e, con tono dolcemente perentorio, invita i fedeli a diventare santi. E come? Esercitando il reciproco perdono.

Ecco alcuni passaggi salienti della sua intensa omelia:

Signore, quando il cuore è pesante, non si può essere felici! Un padre chiede aiuto ai figli e loro disobbediscono: il primo dissente a parole, ma poi si pente. Il secondo rassicura il genitore, ma falsamente. Ognuno deve “obbedire” nel suo: gli insegnanti devono orientare la scoperta del vero senso della vita. Guidare i giovani resta una missione urgente.

Oggi, nella 112ª Giornata del Rifugiato, il Patriarca di Gerusalemme ha ricordato che i bambini della Terrasanta non vanno a scuola da anni. La cultura è vitale: da lì si spande il profumo della libertà. Preghiamo perché gli anargiri Ss. Medici assistano l’umanità tribolata. Un mio personale augurio anche ai vostri ragazzi che affrontano un nuovo anno scolastico.

La celebrazione presieduta da mons. Ligorio (foto: F. Fuina)

30 settembre: un commosso tributo per l’anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale

Officia l’Eucaristia di questa importante solennità per la comunità — che ha festeggiato solennemente i 47 anni del suo “edificio” — don Antonio Lopatriello, esordendo con la lode al Signore. Il parroco nell’omelia ha il tono di un padre affettuoso e riconoscente:

L’edificazione di un luogo benedetto da Dio è un grandissimo dono: don Mimì a suo tempo pensò a questo svettante campanile come a un punto di riferimento per intere generazioni. Immaginiamo tutti i sacrifici fatti per erigere questa chiesa! Tutti siamo chiamati ad innalzare preghiere all’altare, luogo di compianto, di gioia, di riconciliazione. È come quel fiume di grazia che sgorga dal tempio (Ez. 47, 1-12). […] Dopo tanti anni, il Signore mi utilizza come attrattore per gli altri? Ciascuno di noi deve diventare quel passaggio ininterrotto della Grazia. Attenzione però! Si parla anche della cacciata dal tempio; qui si allude alla liberazione di quanto inutile e deleterio: i personalismi, le gelosie, le ambizioni… Il nostro compito è portare Dio al prossimo e, se non lo facciamo, possiamo chiudere i battenti. Signore, fa’ che io non sia mai un limite per l’altro! San Paolo nella seconda lettura ci ammonisce ad ancorare saldamente la nostra fede, per trasformare la nostra comunità in un giardino fiorito. Ognuno di noi deve essere un giardiniere che si prende cura di un fazzoletto di questo terreno fertilizzato dallo Spirito. […] Non vi nascondo che, nei momenti di difficoltà, invoco l’intercessione di don Mimì e la mia preghiera non resta inascoltata. In questi festeggiamenti abbiamo respirato la bellezza di una famiglia concorde, pur tra sacrifici e patemi. Ringraziamo Dio per i nostri patroni!

Il programma civile: note e sapori

Venerdì 18 settembre il sagrato della chiesa è gremito. Tutti attendono curiosi il concerto di Giuseppe Povia. Si conoscono alcuni tormentoni, ma poco si sa realmente dell’artista e dell’uomo. Non si tarda a capire che si tratta di un cantautore talentuoso e sensibile. I suoi brani parlano di esperienze comuni che diventano esemplari. Un pensiero commosso va ai compianti genitori. Un repertorio che si traduce in un bilancio di vita: Povia riflette su tutto, dalla discriminazione alla disabilità, soffermandosi in particolare sul mobbing patito in prima persona (eloquente la carrellata di insulti in musica, che rattrista e indigna il pubblico).

Durante la performance sfilano cartelloni con slogan edificanti… Uno per tutti? “Non permettere a nessuno di spegnere i tuoi sogni!”. Un invito valido per ciascuno di noi: da chi ha un limite fisico a chi è minato nell’animo. Tanti i momenti topici del concerto: i duetti con la bravissima vocalist Monia Russo, i cori sui brani sanremesi, il Padre Nostro cantato e il selfie comunitario con i parroci e il comitato. Un vortice di emozioni, grazie a un artista straripante e decisamente sottostimato. Insomma, una bella scoperta!

Martedì 22 settembre, nell’Auditorium Don Mimì D’Elia, l’ensemble “Francesco Greco” si esibisce nel concerto “Quattro Mani in Magia”, per pianoforte, violino e voce. Lo spettacolo è ritmato dal racconto edificante della vita dei Ss. Cosma e Damiano: una formula molto apprezzata dall’uditorio.

Venerdì 25 settembre arriva l’attesissimo appuntamento della “Sagra delle orecchiette”, una tradizione resa possibile da tante signore, più o meno giovani, tutte sollecite e sorridenti. Il piatto fumante scalda il cuore, soprattutto se si va con il pensiero alla scuola in Tanzania a cui si sta contribuendo.

Una festa fatta da tanti momenti e coronata da fuochi d’artificio, seppur molto sobri: un mosaico che compone l’immagine del salmo “Fa’ di noi, o Signore, un corpo solo, un’anima sola!”.

Il popolo di Dio che, senza campanilismi, sa pregare e divertirsi nella concordia e nella convivialità. E a onor del vero, proprio chi scrive appartiene a un’altra parrocchia, ma non si sente di un’altra parrocchia. È stato bello intonare all’unisono: “Fratelli nella carne / compagni nella fede / esperti nel curare / donateci la grazia / del coraggio e dell’amore!”

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