Convegno sul Diritto canonico e richiamo al corretto esercizio del potere

Il diritto della Chiesa deve sempre tendere al bene soprannaturale dei singoli fedeli e all’edificazione della comunione ecclesiale.

Papa Leone XIV, reduce da un particolare intervento al polmone, non ha fatto mancare la sua presenza e il suo intervento al Convegno alla Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana.

La massima latina “Non multa, sed multum” (letteralmente: “Non molte cose, ma molto” o “Non in grande quantità, ma in grande profondità”) è un pilastro della saggezza classica che trova tuttora grande valenza come una delle massime espressioni contemporanee.

Il cuore di questa affermazione sta nel primato della qualità sulla quantità.

Le parole del Pontefice si collegano direttamente alla pedagogia della Compagnia di Gesù e agli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, il quale scriveva: «Non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente».

Non c’è archivio o biblioteca che tenga, la vera sapienza è un’esperienza, non la conoscenza di tanti libri.

La nostra fede non si basa forse sulla bellezza dell’incontro con Cristo?

Dicendo questo, siamo costretti a fare i conti con gli strumenti e i metodi che oggi determinano i ritmi e i tempi delle attività produttive, soprattutto dell’iper-informazione contemporanea, ma anche del nostro vivere la Fede.

Su tutto predomina l’infodemia (è la fusione delle due parole che la compongono: informazione ed epidemia), il ricorso agli algoritmi, alla frammentazione dell’attenzione o alla sua negazione, con il ricorso all’AI (Intelligenza Artificiale). Ci illudiamo che il sapere di più (più notizie, più competenze rapide, più nozioni equivalga a capire meglio. Non è così.

Questa massima inverte la rotta: l’eccesso di “molte cose” (multa) satura la mente, e la lascia vuota. Impegnarsi per il  benessere del multum significa riscoprire il valore della lentezza, la contemplazione e lo studio rigoroso che scava sotto la superficie delle cose. 

Lo ha ben evidenziato l’approfondita riflessione che il giornalista Compagnia di Gesù, già direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, il più grande quotidiano di Puglia e Basilicata, ha sviluppato nel libro “Il Sud ha vinto” – SECOP edizioni, maggio 2025 nel capitolo “La modernità si chiama lentezza” e citando Italo Calvino, in Lezioni americane (Garzanti, 1988) laddove ricordava che la lentezza è leggerezza, ma la leggerezza non è superficialità. E che nella letteratura come nella vita una qualità da perseguire ‘è la rapidità, ma la rapidità non è velocità, la rapidità si può raggiungere solo con la lentezza.

<Appunto, rapidità che non è velocità. Ma non è tutto. Secondo Calvino, nella letteratura dell’esistenza solo la leggerezza ci impedisce di precipitare nell’abisso senza ritorno, nella pesantezza della realtà.>

Ampia la riflessione di Papa Leone XIV che ha ricordato come «Il diritto della Chiesa deve sempre tendere al bene soprannaturale dei singoli fedeli e all’edificazione della comunione ecclesiale». Ed inoltre continua con «Vi esorto a operare fedelmente secondo tale finalità, cioè per il bene soprannaturale delle persone, che si attua perseguendo la vera giustizia, mai separata nella Chiesa dalla verità e dalla misericordia». Sant’Agostino lo esprime con una formula cara alla tradizione cristiana: «Ordinata dilectio est iustitia».

Credo che, anche se ripreso in modo succinto, il pensiero offerto dal Santo Padre obbliga tutti coloro che esercitano Autorità e Diritto nella Chiesa a verificare la corrispondenza a queste esplicite finalità e non all’uso indiscriminato del potere, su persone e cose.

Tante mute rinunce di tanti sacerdoti, sacrificate al ruolo dell’obbedienza, tante forme subdole di potere esercitate con fermezza clericale da alcuni Vescovi, è necessario siano prontamente riviste alla luce della chiara finalità che vede curato, custodito e ben utilizzato il valore e la funzione del Diritto Canonico.

Foto da Vatican News

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