La strada verso Olesky

Riaperta la porta della carità in una città distrutta. “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia”

Tra le tante contraddizioni, in mezzo a una serie infinita di contraddizioni, il cessate il fuoco e la missione umanitaria proposti da Papa Leone per salvare i cittadini di Olesky, sotto occupazione russa, si sono visti davvero.

Il giorno 29 ottobre, presso l’aeroporto della città bielorussa di Homiel’, è accaduto qualcosa che non sembrava possibile; che era oggettivamente impossibile. Non soltanto perché una delegazione russa e una delegazione ucraina si sono incontrate per condividere una missione umanitaria, ma anche per il clima disteso, cortese e per il senso di responsabilità che traspariva sui volti di chi, almeno in quel momento, non si presentava come nemico agli occhi dell’avversario.

Davanti all’immagine dell’aereo russo, con a bordo ucraini e russi, che decollava dalla pista della città bielorussa sembrava di assistere a un miracolo. Un miracolo perché questo è qualcosa di assolutamente incredibile. A Olesky infatti, incredibilmente, il cessate il fuoco ha tenuto e i percorsi di evacuazione dalla città sono stati liberati dalle mine. Un soldato russo è morto durante le operazioni di sminamento.

La tragedia dei poveri abitanti di Olesky era proprio questa. Erano le mine che impedivano alle persone di uscire dal perimetro cittadino e ai rifornimenti di accedervi. Da maggio lì non arrivava più nulla, né cibo né farmaci né altro e la gente era allo stremo. Chi provava a scappare, saltava sulle mine.

Poi è arrivato il sollievo del cessate il fuoco; questo, come si diceva, in mezzo a una serie infinita di contraddizioni. Putin, per esempio, proprio mentre il cessate il fuoco era in vigore, sferrava uno dei raid più raccapriccianti, bombardando la stazione ferroviaria di Dnipro, uccidendo quattordici innocenti passeggeri e ferendo gravemente altri dieci; è stata probabilmente una delle più barbare e pesanti operazioni di terrorismo ai danni della popolazione civile.

Ciò, oltre a provocare l’indignazione del mondo intero, ha fatto insorgere il sospetto che il cessate il fuoco non fosse altro che un’operazione della propaganda russa orchestrata da Melania Trump nel vano tentativo di ristabilire la reputazione del regime russo. Anche perché molti media stranieri si sono visti negare dai russi il consenso ad accedere all’area urbana di Olesky, per valutare in maniera indipendente la situazione sul campo e per verificare il rispetto dei diritti umani.

È questo un sospetto tutt’altro che campato in aria, bisogna dirlo, ma che avrebbe potuto pericolosamente mettere a rischio l’operazione umanitaria in atto. Per questo il Difensore Civico ucraino, Dmytro Lubinets, che guidava la delegazione di Kiev, ha rivolto un pressante appello tramite i social: «Vi chiedo di fidarvi delle fonti ufficiali e di non trarre conclusioni basate su rapporti non verificati. Non si può nemmeno immaginare quanto siano stati difficili questi negoziati, e quanto tempo ci sia voluto per portarmi dove sono ora. Ma abbiamo percorso solo metà della strada verso il nostro obiettivo. Per questo vi chiedo di trattenere tutte le domande fino al mio ritorno a casa».

Anche riguardo alle proteste dei giornalisti, Lubinets ha voluto precisare: «Ci troviamo attualmente ad Armiansk, lavorando al fianco del Commissario per i Diritti Umani Russo Yana Lantratova e coordinando i prossimi passi nell’ambito di questa missione. Giornalisti di tre paesi si sono uniti a noi per coprire la missione. Tutto è ora stato preparato al massimo livello. Stiamo fornendo aiuto umanitario ai residenti di Oleshky. Il nostro compito principale è garantire che questo sostegno raggiunga ogni persona in difficoltà. Particolare attenzione viene prestata agli anziani, alle persone con disabilità e a chiunque non sia in grado di prendersi cura di sé a causa delle proprie condizioni di salute o di altre circostanze. Sono stati preparati venticinque autobus con una capacità totale di 750 passeggeri, insieme ad ambulanze per le persone con mobilità limitata».

Sembra che un po’ di speranza sia tornata a illuminare il cupo scenario di questa terra. Una coppia di imprenditori che aveva abbandonato Oleshky prima che la situazione precipitasse è stata vista tornare a bordo di una moto per fare un rapido sopralluogo. «Non tutto è andato distrutto» dicono, «abbiamo lasciato delle cose per i nostri dipendenti, così sono riusciti a sopravvivere, mentre noi siamo andati a lavorare a Odessa. Siamo passati da Kindiyka. Le cose vanno molto male a Kindiyka. C’erano due case, ora non c’è più niente. I muri sono ancora in piedi e il terreno è ancora lì. Ogni cosa tornerà a essere meravigliosa. Ricostruiremo. La cosa più importante è che tutto questo possa finire».

Ha sorpreso vedere che anche Cherson, la città vicina, appena al di là del fiume che resite ai tentativi di occupazione russa, sembra essere stata contagiata dal cessate il fuoco. Qualcuno è potuto finalmente uscire di casa e fare una breve passeggiata. Sembra poco, ma per quella gente sfortunata è un momento di vera felicità.

La missione umanitaria a Oleshky invocata da Papa Leone ha riaperto per un po’ i cuori alla speranza. L’impensabile gesto di carità di portare soccorso a una città assediata, come si è visto, ha fatto scoprire come la riconciliazione sia una cosa ancora possibile e come il cuore umano sia ancora capace di fare il bene. Che la carità sia veramente capace di fare il bene, di volere bene. È proprio vero quello che Manzoni fa dire a Lucia ne I Promessi Sposi, al cospetto dell’Innominato: «Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia». Chissà come tremava Lucia nel rivolgere queste parole al terribile Innominato che su di lei aveva potere di vita e di morte. Eppure, quel trepidante richiamo alla carità ha avuto il potere di riaprire la porta alla pietà, alla conversione e poi alla riconciliazione.

Non tutto è andato distrutto dalla guerra nella terra ucraina. Pensiamo bene a questo. Non tutto è andato distrutto. Infatti, il cuore batte ancora negli uomini. Quel battito, batte alla porta della carità. Sembra poco. Ma, come per la sospirata passeggiata tra le strade di Cherson, può restituire agli uomini il miracolo di un momento di felicità. E sulla strada che porta a Oleshky una lunga fila di autobus è pronta a portare via dall’inferno i suoi abitanti.

I capi delle delegazioni russa e ucraina
Dal profilo X del Difensore civico ucraino

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