Con la conclusione dell’ascolto dei testimoni e la presentazione della biografia ufficiale pubblicata nel volume ”Tutto di Dio, tutto per l’uomo”, si avvia a conclusione la fase diocesana delle indagini circa la santità e le virtù eroiche del servo di Dio monsignor Vito Staffieri.
L’iter è parte del processo di beatificazione e canonizzazione del sacerdote di Matera scomparso nel 1991, all’età di 106 anni, in chiara fama di santità.
La Diocesi, con il Vescovo precedente, Mons. Giuseppe Caiazzo, oggi vescovo di Cesena-Sarsina, ha avviato il processo per la sua riconosciuta Fama di Santità, divenendo Servo di Dio.
È la prima fase del lungo, articolato processo per la beatificazione della persona che è proposta a livello diocesano. Tutto sempre sotto il coordinamento del Vescovo locale.
Il percorso ufficiale nella Chiesa Cattolica per arrivare alla beatificazione (e alla successiva canonizzazione) – si articola in cinque tappe principali, coordinate dal Vescovo locale (Arcidiocesi Matera-Irsina) e dal Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano.
Per don Vito Staffieri, quindi, oggi si è conclusa anche la Seconda Fase.
Si è tenuto a Matera una serata speciale per presentare il libro a lui dedicato, ai suoi scritti, alla sua vita.
La relazione base è stata tenuta da Mons. Caiazzo il quale, oltre a spiegare le ragioni che lo spinsero ad intraprendere un percorso così rigoroso – perché gli scritti, le tantissime testimonianze pervenute e raccolte di don Staffieri – ha evidenziato la necessità di analizzarle con il rigore che Santa Madre Chiesa richiede.
Non sono mancate le sue straordinarie riflessioni che hanno dato grande valore e significato all’operato, alla vita, alla missione di don Vito che il titolo del libro ben racchiude e compendia in TUTTO DI DIO, TUTTO PER L’UOMO.
Don Vito Staffieri, all’anagrafe Vito, Donato, Cipriano, Emanuele, nasce a Matera il 10 maggio 1885 e muore all’età di 106 anni il 5 agosto 1991. Una vita vissuta in tempi di rapidi cambiamenti. Papa Francesco diceva:
“Non viviamo semplicemente in un’epoca di cambiamenti, ma in un vero e proprio cambiamento d’epoca.”
Fu incaricato dall’Arcivescovo dell’epoca di occuparsi presso la Cattedrale di Matera della formazione e del sostegno spirituale dei giovani sacerdoti. Furono da lui guidati, sostenuti: don Pietro Tataranni, don Vito Fontana, padre Alba, don Giacinto Paolicelli, don Felice D’Ercole.
In Cattedrale trascorreva il suo tempo libero sempre in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento. Era un innamorato del Santissimo Sacramento: “Visse fino all’amore per l’adorazione eucaristica. Don Vito visse con il passo paziente dei Santi della porta accanto: una storia abitata da Dio. In memoria di mero innamorato dell’amore. Sorgente di Grazia che scaturisce dalla Croce. Aveva capito l’importanza di dover essere con il Maestro. Mandato ad essere Sua presenza. Impregnato della luce divina. Presenza reale di Cristo nella vita. Traspare la componente essenziale: la sua vita per e nella Chiesa.
Torniamo al gusto del pane! La sua fu Fede vissuta ascoltando la voce dello Spirito. Dobbiamo ritornare a Cristo, annunciare Cristo. Essere nei solchi della storia, accogliendo le sfide. Non siamo chiamati a un nuovo vangelo, o ad adeguarlo ai nostri tempi. Siamo chiamati da Cristo. Nel silenzio, nella preghiera, come persona, cittadino, uomo, impregnato della Grazia di Dio. Illuminato/illuminante, come ama esprimersi papa Leone XIV, la nostra sublime vocazione sia per tutti il buon profumo di Cristo”.
Voleva e chiedeva unità, comunione con il Vescovo e con la Chiesa. Nel 1956, dopo una profonda, costosa ristrutturazione da lui voluta, fu riaperta la chiesa di Santa Lucia. Successivamente, nel 2020, fu dichiarata (dallo stesso mons. Caiazzo) “Santuario diocesano dell’Adorazione perpetua Sante Lucia e Agata alla Fontana”.

Da quel momento in poi, Don Vito decise di trasferirsi nella rettoria annessa alla chiesa e vi trascorse la sua esistenza fino alla morte.
Mons. Pietro Amenta, Direttore dell’Archivio Storico della Diocesi di Matera, illustrando la prassi processuale, ha parlato di autentica fama di santità e ha invitato il postulatore don Michele Larocca a dare un impulso forte alla causa intrapresa per don Vito.
Il Sac. don Antonello Petrocelli ha parlato della potenzialità dei carismi, del suo rapporto fatto a volte di rigidità, ma di schiettezza.
Ha parlato del suo amore per la Sacra Scrittura, prima che a dirlo fosse il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Voleva la Pastorale del Buon Esempio. Ha evangelizzato testimoniando con la propria vita non solo in modo abbondante, ma pienamente credibile.
Esempio per i sacerdoti e i laici.
Ha concluso l’Arcivescovo mons. Benoni Ambarus, una serata vissuta all’insegna di una santità non da rivendicare, ma da vivere, da testimoniare!




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