E festa sia!

Tra poche ore inizia la 633^ edizione della Festa della Bruna. Al centro della festa c'è sempre il carro, rappresentazione allegorica di un tema, quest'anno la casa, perché il carro nasceva per il 2020, 750° anniversario della dedicazione della nostra Cattedrale. Ascoltiamo la viva voce del maestro Uccio Santochirico e di altri collaboratori che hanno realizzato il carro, oltreché di alcuni passanti, di cui riconoscerete volti e voci, che ne avevano appena terminato la visita.

A poche ore dall’inizio del giorno più lungo dell’anno

«Così, su un carro addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città». Una ragazza sconosciuta, in un tempo conosciuto se non alla leggenda, apparve ad un agricoltore che rientrava a Matera. La giovane chiese un passaggio fino in città, l’uomo la fece salire sul suo carro e una volta arrivati alla chiesetta di Piccianello, alle porte della città, la vide trasformarsi in statua che espresse quel desiderio.

Un’altra leggenda racconta che il Conte Tramontano, signore di Matera, promise alla città tutto il necessario per svolgere la festa, persino un carro nuovo ogni anno. I devoti per mettere alla prova il tiranno distrussero il carro costringendolo a mantenere la promessa. Oppure, secondo un’altra leggenda, lo distrussero per sottrarlo alla furia iconoclasta dei musulmani.

Il tema della casa per i 750 anni dalla dedicazione del Duomo di Matera

Fatto sta che ogni anno il carro viene costruito da un artista, anonimo finché al bozzetto vincitore non viene associato il nome, su un tema scelto dall’Associazione Maria SS. della Bruna. “Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,5). La Cattedrale casa di Dio tra le case degli uomini” è il tema del carro trionfale di quest’anno.

La casa: in occasione del 750° anniversario della dedicazione della Cattedrale di Matera, avvenuto nel 1270. Sì, perché il carro era pronto sin dal 2020, sebbene sia rimasto chiuso nella fabbrica in forza dell’emergenza pandemica.

L’artista che l’ha realizzato è il giovane Uccio Santochirico, allievo del ben noto del maestro Michelangelo Pentasuglia, di cui ascoltiamo le parole:

Novità nella realizzazione del carro di quest’anno, il coinvolgimento di alcuni ragazzi disabili che collaborano con la Cooperativa “Oltre l’arte”. Di seguito le impressioni della presidente dell’Associazione, dott.ssa Rosangela Maino, e di uno degli artisti di questa edizione del carro, Niccolò Montemurro.

Uccio era alla sua prima esperienza ma non sono mancati gli apprezzamenti, soprattutto per i colori.

Oltre le immagini: una breve lettura del carro

La casa è il tema del carro trionfale pensato per i 750 anni dalla dedicazione del Duomo, “casa di Dio tra le case degli uomini”.

Al centro del carro l’episodio biblico dell’incontro di Gesù con Zaccheo, tratto dal Vangelo di Luca. Un incontro con la misericordia che chiama a conversione, tema caro all’evangelista Luca. Zaccheo di Gerico è capo dei pubblicani, spesso ha abusato del suo potere e non gode di buona reputazione. Sa che giungerà Gesù in città e, in quanto basso di statura, pur di vederlo, sale su un sicomoro, un albero tipico di quella regione. “Zaccheo scendi: oggi devo fermarmi a casa tua”, sono le parole di Gesù, il tema del carro di quest’anno. Gesù chiama per nome e dietro ogni nome registrato nelle Scritture c’è una storia di corrispondenza con la chiamata di Dio. Ogni vero incontro con Gesù cambia la vita: Zaccheo, contento di aprire casa sua a Gesù, decide di restituire il quadruplo di quello che aveva sottratto. La gente, facile al giudizio e al pettegolezzo, si ferma a guardare: ecco i due passanti, immobili, scettici che anche campeggiano nella scena. Gesù – come specificherà di lì a poco – non è venuto per i sani, che non hanno bisogno del medico, ma per gli ammalati, perché siano curati.

Una reinterpretazione artistica del brano di Zaccheo vede ai piedi del sicomoro un povero, senza volto: senza un’identità nella storia, ma anche come Dio – che in Gesù Cristo si è fatto il più povero tra i poveri – di cui nessuno il volto ha mai visto. Un altro incontro di misericordia.

Il tema della casa ritorna nella parte frontale del carro con lo stemma araldico di Matera rappresentata attraverso le case dei Sassi e nel lato sinistro con la Cattedrale, la “domus” di cui il carro avrebbe dovuto celebrare il 750° anniversario; lungo lo stesso fianco immagini dell’Amazzonia – che ha ospitato il sinodo per la cura della “Casa comune” – con il papa in dialogo con un indigeno; sul retro del carro, la rappresentazione estremamente rara di Maria incinta, casa per Gesù. Infine, sul lato destro del carro, le immagini del terremoto del Centro Italia e della fuga in Egitto, quando la propria casa viene negata; ultima immagine, il volto di Giorgio La Pira, deputato alla Camera, oggi venerabile, che tra tante cose si adoperò, in qualità di sindaco di Firenze per tre mandati, per l’assegnazione di case a chi non ne aveva.

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Giuseppe Longo

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