I giovani: Il loro presente, il loro futuro

Mons. Ambarus nel Messaggio dell'1 luglio alle autorità: “Alla classe dirigente politica e agli amministratori, chiedo di farsi coinvolgere con vera passione per i nostri/vostri figli, non solo quando ci sono i riflettori o per calcolo politico".

Nell’ambito delle attività previste nei festeggiamenti per Maria SS della Bruna, anche quest’anno l’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, mons. Benoni Ambarus, alla vigilia della Festa il primo luglio, nella Cattedrale di Matera, ha portato il suo messaggio alle Autorità civili e militari, partendo da una profonda analisi sulle condizioni dei nostri giovani, invitando tutti ad una riflessione sulla realtà attuale: “È innegabile che le nostre città stiano vivendo un momento di grande fatica e di smarrimento. Solo le persone concentrate troppo su sé stesse e sui propri interessi possono negare questa evidenza”. Il vero futuro delle nostre città, però, risiede non tanto nelle pietre degli edifici, ma nelle “pietre vive”: ossia i nostri ragazzi e giovani”.

Ha poi sottolineato che i nostri ragazzi e ragazze vivono un “profondo vagare esistenziale”…“Di conseguenza, trovano rimedi alternativi: alcuni si rifugiano nell’uso di sostanze stupefacenti o nell’alcol, nell’azzardo, altri ancora scivolano in una dipendenza digitale celata dietro un’apparenza di normalità, altri ancora muoiono dentro per la noia, si spengono come leoni rinchiusi troppo a lungo in gabbia; altri, infine, senza un motivo apparente, scelgono la via dell’autodistruzione”.

Le responsabilità di una tale situazione è di tutti, dagli amministratori delle istituzioni dello Stato, alla società civile, alla comunità ecclesiale, come affermato dal nostro Arcivescovo. Occorre ed è urgente, affrontare le varie problematiche giovanili senza indugi e paternalismi, ma ascoltandoli in tutto ciò che hanno da dire. Perché ogni volta che capita di incontrarli e di parlare con loro si rimane colpiti dalle loro domande e i loro dubbi sul presente e sul futuro. Spesso sentiamo dire che i giovani hanno perso i valori, che non hanno voglia di fare niente o che pensano solo a sé stessi. Quante volte ci è capitato di dirlo e di sentirlo dire? La verità è che spesso li ascoltiamo troppo poco. I giovani non hanno bisogno solo di regole, ma soprattutto di adulti capaci di ascoltarli, accompagnarli e aiutarli a credere che il presente e il futuro possano ancora essere ricchi di speranze e opportunità e di una vita di essere vissute degnamente. 

Per citare Papa Francesco: “I giovani sono l’oggi: non sono il futuro o il “frattempo di Dio” (saluto a conclusione dell’incontro a Palazzo San Calisto, sede romana della Fondazione Scholas Occurrents, organizzazione internazionale creata da Papa Francesco il 13 agosto 2013, presente in 190 Paesi ed attualmente il più grande movimento studentesco a livello mondiale – 22/3/2019).

Però, certe volte non ce ne accorgiamo, ma siamo proprio noi adulti a trasmettere ai ragazzi paura e sfiducia. Parliamo del presente e del futuro come qualcosa di minaccioso e di un mondo che va sempre peggio. E’ vero, viviamo in un tempo difficile segnato da guerre e divisioni incomprensibili, ma non per questo dobbiamo lasciare i giovani da soli mentre cercano qualcuno che li aiuti a guardare avanti con speranza. Dobbiamo credere nei giovani. Tante volte sono proprio loro che ci insegnano ad avere fiducia. Ci colpiscono le loro domande, la loro sensibilità. Il modo in cui si indignano davanti alle ingiustizie. E quando li vediamo prendere posizioni contro lo sterminio di popoli, tra cui migliaia di bambini. Per questo dovremmo andare nelle scuole, nelle università, nelle parrocchie – spesso sono ubicate in grandi quartieri della città -, per parlare con loro, sentire cosa hanno da dire, perché hanno tanto da dire, ma noi siamo davvero disposti ad ascoltare?

Proviamoci e scopriremo che non hanno perso i valori, ma hanno bisogno di sostegno per sentirsi riconosciuti e che nessuno li metta in discussione. E’ necessario, ad evitare che possano sentirsi frustrati o peggio bloccati nella manifestazione del loro pensiero, aprire un confronto con tutte le esperienze in campo, avendo chiara l’urgenza di interrompere la deriva della guerra e la militarizzazione della società e delle relazioni, iniziare a immaginare e praticare un’alternativa di società che metta al centro la vita e la sua dignità, che sappia di essere interdipendente con la natura che costruisca sul valore d’uso le sue produzioni, sul mutualismo i suoi scambi (Laudato si e Laudate Deum), sull’uguaglianza le sue relazioni, sulla partecipazione le sue decisioni (Fratelli tutti).

Il nostro Arcivescovo ha così concluso: “Alla classe dirigente politica e agli amministratori, chiedo di farsi coinvolgere con vera passione per i nostri/vostri figli, non solo quando ci sono i riflettori o per calcolo politico. Agli educatori e alle agenzie educative dico: lavoriamo insieme, confrontiamoci, impariamo ad ascoltare il grido dei nostri ragazzi e costruiamo una vera rete, una alleanza educativa. Mettiamoci seriamente in discussione! È così che possiamo riorganizzare la speranza!”

Ci sarà ascolto?

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