Le “morti bianche”, che in Basilicata sono “verdi”

La morte di un giovane lavoratore negli ultimi giorni in Basilicata riporta in primo piano il problema della sicurezza sui posti di lavoro in Italia. E’ una strage continua che dal primo gennaio di quest’anno prosegue in maniera ininterrotta e che ha fatto registrare in Italia, nei primi quattro mesi, n. 306 persone con un incremento del 9,3% rispetto all’analogo periodo del 2020. Nello stesso periodo del 2021 in Basilicata si sono verificati n.3 infortuni mortali rispetto ai 2 verificatisi nel 2020. Pertanto, considerato che nello scorso mese di maggio in Basilicata si sono verificati altri 2 infortuni mortali – entrambi per ribaltamento di trattori in provincia di Matera – e che a giugno se ne è verificato un altro nel settore edile, andando di questo passo a fine anno si supererà i dati del 2019 quando le attività produttive procedevano con normalità. Quali le cause, quali implicazioni sociali, familiari ed economiche ci sono dietro questo incremento degli infortuni mortali in Basilicata? C’è un problema di formazione che si rende urgente attivare? E’ un problema dei lavoratori o dei datori di lavoro?

La CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, evidenzia che la principale causa di infortunio mortale sul lavoro nelle aziende agricole lucane resta appunto il ribaltamento del trattore, di qui le “morti verdi”. Le motivazioni di questa particolare causa di infortunio, secondo la CIA, risalirebbe sostanzialmente alla tipica morfologia collinare lucana e ad un parco automezzi agricoli vecchio e obsoleto. Pertanto, sempre secondo la Cia, si renderebbe necessario promuovere una campagna di prevenzione contestuale all’attività di formazione e di aggiornamento per la guida dei trattori.  

Pare opportuno ricordare che, dopo la morte sul lavoro di un mesetto fa di Luana D’Orazio, l’operaia ventiduenne di un’azienda tessile di Prato rimasta tragicamente impigliata nel rullo di un orditoio, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, ha invitato i cittadini ad affrontare il tema della sicurezza sul lavoro «con determinazione e con rigore». Il presidente fa appello a tutti, cittadini, lavoratori, imprese, istituzioni, affinché facciano la loro parte per arginare la crescita di questo grave fenomeno.

Fare ognuno la propria parte significa che i cittadini devono concepire la vita come grande dono che va preservato per cui il lavoro in generale deve essere inteso come attività che va svolta secondo le regole previste. I lavoratori devono rispettare le procedure adottando le norme di sicurezza sotto tutti i punti di vista. Le imprese devono rispettare le procedure predisponendo le necessarie condizioni di sicurezza dotando i lavoratori dei previsti dispositivi di protezione e anche adeguando gli ambienti di lavoro e le apparecchiature affinché consentano un lavoro sicuro. Infine, non é meno importante, l’azione di controllo da parte delle istituzioni che hanno il dovere non solo di punire chi trasgredisce le norme di sicurezza ma soprattutto di agire affinché sia salvaguardata la dignità umana difendendo la vita stessa delle persone.       

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Domenico Infante

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