Omelia di S.E. l’Arcivescovo nella Santa Messa della Solennità del Corpus Domini

L’omelia di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, pronunciata in occasione della concelebrazione eucaristica del Corpus Domini, giovedì 3 giugno in Piazza Duomo.

OMELIA CORPUS DOMINI

Matera 03 giugno 2021 – Piazza Duomo –

  1. Saluti

Carissimi, in questo giorno così solenne ci ritroviamo insieme ad adorare Dio che si è fatto carne in Gesù Cristo presente nell’Eucaristia. E’ la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore, il Corpus Domini, come siamo soliti chiamarla. La Chiesa ci insegna di riconoscere in questa celebrazione, e cioè nell’Eucaristia, la fonte, il centro ed il culmine della vita stessa della Chiesa e di ogni singolo credente.

Dalla Civita, il punto più alto di Matera, non potendo percorrere le strade della nostra città, con Gesù intendiamo guardare ogni angolo, attraversando l’intero territorio della nostra Arcidiocesi. La presenza dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose, dei consacrati e delle consacrate, che saluto e ringrazio, è significativa perché esprime la pienezza della comunione che si vive attorno alla mensa eucaristica con il proprio vescovo. Benedico il Signore per la vostra partecipazione, popolo santo di Dio in cammino, per il servizio prezioso che svolgete nelle nostre comunità parrocchiali.

Ringrazio il Pastore della Chiesa Battista che ci ha accompagnato con la presenza e preghiera durante le fasi del nostro Sinodo.

Ringrazio e saluto le autorità civili e militari presenti che hanno accolto il mio invito, incominciando da S. E. il Signor Prefetto.

2. Siamo il Corpo di Cristo

Insieme siamo l’unico corpo di Cristo, l’unica famiglia di Dio. Questo senso di appartenenza ci conferma che solo insieme esprimiamo la Chiesa e mostriamo la bellezza di essere immagine e somiglianza di Dio, così come abbiamo meditato domenica scorsa. Siamo inseriti nel mistero trinitario dove la relazione tra le persone esprime la pienezza dell’amore fecondo, mentre la solitudine e l’isolamento producono la sterilità di un amore autoreferenziale.

Potremmo dire, rievocando la poesia e la musica del grande Battiato, che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia cogliamo la presenza viva del Signore “perché mi piace ciò che pensi e che dici. Perché in te vedo le mie radici…Cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male, essere immagine divina di questa realtà. E ti vengo a cercare perché sto bene con te, perché ho bisogno della tua presenza”.

Il Vangelo che è stato proclamato rimanda direttamente alle nostre radici, alla celebrazione della Pasqua ebraica. Per gli ebrei la festa della Pasqua è da sempre la più grande solennità, così come lo è per noi se pur con significato diverso. Infatti viene messa in evidenza la preoccupazione dei discepoli che sono in cerca di un luogo adatto per celebrarla a Gerusalemme insieme al loro Maestro.

Ma c’è un particolare che ci aiuta a capire meglio. Gesù aveva già prenotato per tempo il luogo dove celebrare la Pasqua. Non era la prima volta, ma solo in questa occasione ci viene descritta nei particolari. E’ una Pasqua diversa anche se i discepoli pensavano di celebrarla allo stesso modo, sacrificando un agnello e mangiandone la carne. Gesù invece sapeva benissimo che stava per dare inizio alla nuova Pasqua, quella che sancì la nuova ed eterna alleanza. Non c’è più un agnello sacrificato perché è lui stesso l’Agnello che verrà sacrificato per la remissione dei peccati.

E’ un momento che Gesù aveva tanto desiderato e atteso. Ecco perché l’evangelista ci dice che si era interessato personalmente di trovare una grande sala ben arredata e pronta, al piano superiore, che quasi sicuramente era stata messa a disposizione da alcuni suoi amici. Ed è in questo luogo che i discepoli vennero a cercarlo.

In questo momento dell’istituzione dell’Eucaristia cogliamo soprattutto la dimensione ecclesiale, il Corpo di Cristo che siamo tutti noi, la sua vita offerta per noi, il suo sangue versato per la nostra salvezza.  Ma c’è un altro aspetto che vorrei mettere in evidenza: quanto sia facile cedere alla tentazione. Basti pensare al tradimento di Giuda avvenuto durante la celebrazione: rimanda al lievito vecchio, fa riaffiorare la nostalgia della schiavitù, le cose vecchie e non risolte, la logica “del si è fatto sempre così” senza lasciarci fermentare dalla novità che lo Spirito suggerisce alla Chiesa.

A volte si celebra l’Eucaristia mantenendo rancori personali e incapacità di perdono. Ed è pur sempre nell’Eucaristia che si avverte più forte il dolore per le ferite che sanguinano: è esattamente il momento in cui riusciamo a leggere la nostra storia, quella degli altri, dell’umanità intera responsabile talvolta di coltivare la cultura dello scarto, lasciando che bimbi e donne vengano restituiti dal mare sulle spiagge.

E’ proprio nell’Eucaristia, mentre ci affanniamo a raggiungere l’immunità di gregge a causa del coronavirus, che troviamo il vaccino della gratuità dell’amore di Dio che si dona come farmaco che contemporaneamente guarisce, sana e nutre ogni uomo, quindi la Chiesa.

E’ nell’Eucaristia che Gesù si è fatto nostro cibo e bevanda di salvezza consentendoci di essere in comunione piena con lui, attraverso la comunione che si vive con i fratelli. E’ esattamente il contrario di quella forma rituale che diventa ripetitiva esclusivamente per rispettare un precetto e ricevere la comunione ma senza vivere la comunione. E’ la logica dell’abitudine, della ripetitività formale.

          Noi, carissimi, siamo qui riuniti, a celebrare e vivere questa solennità, certi e sicuri che realmente la presenza di Gesù è viva e vera in mezzo a quest’assemblea perchè dentro di noi. “E ti vengo a cercare perché sto bene con te, perché ho bisogno della tua presenza”.

           Sono due anni di seguito che non viviamo la processione eucaristica, ma sono due anni che il Signore ci sta invitando a fare un altro tipo di processione, la stessa che ha fatto Gesù camminando per le strade della sua terra. Oggi cammina attraverso di noi che, come lui, incontriamo volti stanchi, delusi, sofferenti, piagati nel corpo e nello spirito, i poveri, gli scartati. La nostra fede eucaristica non chiude le porte e non rimanda indietro nessuno, ma accoglie, cura, libera, indica strade nuove da percorrere, annuncia la buona notizia del Maestro e Signore, dialoga con la cultura di questo tempo, custodisce la terra, la casa comune, che ci è stata affidata.

          Ci auguriamo che il prossimo G20 che si terrà nella nostra città di Matera abbia questo volto eucaristico. E se non vogliamo usare il linguaggio cristiano diciamo: siamo tutti figli della stessa terra, abitiamo sotto lo stesso cielo. Da Matera possa ripartire la speranza per il mondo intero spezzando e condividendo lo stesso pane, lo stesso vaccino soprattutto per i paesi più poveri, allargando gli orizzonti dell’amore e della fraternità: il nostro mare non continui ad essere un cimitero per persone senza più nome. Da Matera possa arrivare in tutto il mondo il messaggio di pace perché cessino le guerre, siano deposte le armi e ogni popolo abbia diritto alla sua terra. Che la pace sia costruita sulla giustizia altrimenti sarà peggio della guerra. Da Matera torni a risuonare all’unisono un umanesimo integrale che abbia come fondamenta l’equità per tutti, che aiuti l’ambiente a respirare e far respirare. E’ quanto diremo nella Settimana Sociale di Taranto nel settembre prossimo: “Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro”.

3. Congresso Eucaristico a Matera nel 2022

          Dopo essere stato annunciato giovedì scorso al termine dell’Assemblea dei Vescovi, vi annuncio che dal 22 al 25 settembre 2022 nella nostra città di Matera si celebrerà il Congresso Eucaristico Nazionale che svilupperà il tema che in qualità di Presidente ho proposto: “L’Eucaristia sorgente e forma della conversione pastorale, culturale, ecologica”. Sarà un evento ecclesiale unico. Non era mai successo che una città, piccola come la nostra, potesse ospitare un evento così importante e che porterà a Matera i rappresentanti di tutte le diocesi d’Italia, centinaia di sacerdoti e religiosi e religiose e non meno di un centinaio di vescovi e cardinali.

          Tutto questo comporterà molto lavoro, energie e capacità organizzative per poter accogliere e ospitare tutti nelle diverse strutture di ricezione, sperando che possano bastare. Ma abbiamo anche bisogno di essere supportati sia economicamente che attraverso le strutture congressuali da parte del Governo centrale, di quello regionale, di quello provinciale e locale. Sarà un evento senza precedenti che darà a Matera la stessa visibilità vissuta durante l’anno 2019. Nei prossimi giorni, il 07 e l’08 giugno ci incontreremo con la commissione nazionale presso la Casa di spiritualità S. Anna per stendere il programma e prendere visione dei diversi luoghi accessibili e disponibili. In qualità di Presidente del Congresso, ho voluto che il segretario della Commissione Nazionale fosse D. Antonio Di Leo e ho inserito, quale componente della stessa commissione, una sorella della nostra città: la prof.ssa Maria Pina Rizzi. Con la Commissione Nazionale lavorerà quella Diocesana e quella Regionale. Da questo si capisce che il lavoro che ci aspetta è davvero tanto.

4. Sinodo Diocesano: inizia il cammino sinodale

          Il Congresso Eucaristico Nazionale s’intreccia molto bene con il Sinodo che, fra tante difficoltà a causa della pandemia, abbiamo celebrato nella nostra Arcidiocesi, anticipando di tre anni quanto tutte le Diocesi italiane sono chiamate a celebrare. Siamo partiti dalle “Cinque vie di Firenze” e, attraverso l’Evangelii gaudium, abbiamo riletto le quattro costituzioni conciliari. Ora per noi inizia il vero e proprio cammino sinodale nell’applicare quanto abbiamo maturato e deciso. Il nostro lavoro sarà messo a disposizione della Chiesa italiana e, al termine della S. Messa, sarà consegnato a voi confratelli nel sacerdozio, a quanti hanno portato avanti l’impegno dei lavori sinodali, alle religiose, a voi tutte autorità presenti.

Si tratta di due volumi abbastanza corposi: nel primo è raccolto tutto il materiale del Sinodo e dà il senso del percorso fatto durante i tre anni; il secondo è il documento finale votato e approvato dall’assemblea sinodale che racchiude orientamenti e norme.

Come primo atto, per dare inizio al cammino sinodale, nei prossimi giorni sarà nominato il nuovo Consiglio Pastorale Diocesano.

Carissimi, sono certo che l’Eucaristia che stiamo celebrando susciti in noi il desiderio di relazioni profonde, soprattutto perché il lungo tempo della pandemia non sempre ce l’ha permesso. Stiamo uscendo da giorni di forte preoccupazione, paura e dolore che possiamo superare anche grazie al rigore nell’osservanza delle regole di sicurezza che devono diventare normale prassi di vita.

L’Eucaristia è mistero che si svela e aiuta il nostro cuore a dilatarsi per esprimere gratitudine a Dio che si è fatto carne e cibo di vita eterna. E’ esperienza concreta che ci invia nel mondo per diffondere il buon profumo del Vangelo, aiutando a costruire un’umanità nuova.

Alla nostra Madonna della Bruna ci affidiamo, con lei vogliamo camminare, da lei vogliamo imparare. I nostri santi patroni, Eufemia, Eustachio e Giovanni da Matera preghino per noi. Così sia.

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