Dunque, anche Papa Leone ha votato per le elezioni americane di midterm 2026. È la prima volta che succede che un pontefice eserciti il suo diritto di voto come fosse un cittadino qualsiasi. È naturale che tutto ciò finisse per riempire intere pagine di giornale e per animare i talk show. È comprensibile la curiosità di chi vorrebbe sapere per chi o per quale partito abbia votato Papa Leone. Inutile è dire che nella scheda elettorale il Papa avrà sicuramente espresso la sua preferenza, ma in quale maniera lo ha fatto probabilmente non si verrà a sapere mai.
È legittimo invece domandarsi perché Leone XIV abbia voluto votare, cosa ci sia in questo suo gesto, inedito per un pontefice. Qui emerge una prima ragione: evidentemente il Papa vuole porsi, vuole proporsi nella semplicità di un uomo che si concepisce come uomo, uguale cioè a tutti gli uomini.
Prima di essere eletto Papa, Robert Prevost ha sempre votato sia in America sia in Perù, essendo cittadino di entrambi gli Stati. E qui ci si chiede: perché il Papa non ha votato anche in Perù? Nel paese latinoamericano, infatti, si è votato nell’aprile scorso; qui, tra l’altro, votare è obbligatorio per legge e chi ha meno di settant’anni e non si reca alle urne viene addirittura multato.
Negli ambienti dei giornalisti accreditati in Vaticano circolava la voce che Papa Leone non avrebbe votato in Perù per quella necessaria neutralità che il capo della Chiesa cattolica deve mantenere nelle questioni di natura politica. Quando poi si è visto che nelle elezioni di midterm americane le cose sono andate diversamente, la tesi della neutralità è stata smentita dai fatti.
Che la tesi non potesse reggere è un sospetto che doveva venire ai giornalisti che seguono il Papa. Al quale infatti, in un’altra occasione, avevano fatto presente questo problema della neutralità. Egli aveva allora risposto che questo è vero, anche a lui sembrava opportuno che il Papa non si schierasse mai, ma nel rispondere Leone aggiungeva che talvolta Prevost la pensa diversamente dal Papa. In quel caso, per la verità, gli era stato chiesto un parere soltanto sul campionato di basket, se cioè facesse il tifo per una squadra o per l’altra; ovviamente non è la stessa cosa, la risposta del Papa voleva essere soltanto una battuta, ma è un particolare che spinge comunque ad andare oltre certi schemi, quando ci si trova davanti a Papa Leone.
Si può immaginare quanto forte fosse la curiosità dei giornalisti di sapere come mai il Papa non avesse votato in Perù mentre negli USA lo aveva fatto. Perciò, nel volo che portava Leone XIV in Sudamerica glielo hanno chiesto, sentendosi poi rispondere che purtroppo in Perù non era riuscito a votare a causa di un problema tecnico – forse in questo caso non era previsto il voto a distanza – altrimenti lo avrebbe fatto volentieri. C’è da dire che la semplicità e la limpidezza delle risposte del Papa sono sempre disarmanti.
Altra questione posta da alcuni osservatori: il Papa è un Capo di Stato e per un Capo di Stato la cittadinanza dello Stato di cui è a capo assorbe in maniera esclusiva ogni altra cittadinanza. Il Papa, anzi Prevost, ha deciso invece di esercitare il suo diritto di voto alle elezioni americane. Evidentemente, il Papa non vuole essere considerato principalmente un Capo di Stato, pur non negando di essere tale. Egli desidera essere in primo luogo un vescovo e siccome i vescovi votano come tutti gli uomini, ha voluto votare anche lui.
Qui poi bisogna aggiungere un dato storico: da tempo ormai non ci sono papi italiani e perciò, inevitabilmente, si è portati a identificare i papi per l’appartenenza nazionale. San Giovanni Paolo II era il Papa polacco, Benedetto XVI era Papa tedesco, addirittura veniva chiamato “pastore tedesco” dai suoi detrattori; Papa Francesco era il Papa argentino. È naturale che Leone XIV fosse visto come il Papa americano. E lui stesso, con il suo voto alle elezioni, ha voluto sottolineare il fatto di essere americano e fiero della sua cittadinanza americana.
Questo dato storico ci fa comprendere una cosa importante; che cioè il Papa concepisce il suo pontificato come fortemente legato alla storia, al contesto storico, come perfettamente radicato nei processi storici, coinvolto pienamente nelle tempeste dell’epoca. Di conseguenza, egli sente di essere figlio della sua epoca e che il fatto di fare il Papa non cancella questo.
Votando in America, il Papa ha voluto affermare anche l’importanza storica di questo voto americano, ha voluto affermare che tutto ciò lo toccava personalmente e pertanto doveva, sia pure con il piccolo contributo di un singolo voto, intervenire perché le cose andassero in un senso piuttosto che in un altro.
Si può vedere come, con questo suo gesto, Papa Leone abbia riaffermato quello che diceva San Paolo quella volta che rispose: “civis romanus sum”; per dire di essere, di voler essere cittadino romano. L’apostolo allora affermava, rivendicava il diritto di portarsi dentro la storia del suo tempo come tutti gli uomini, di porre la presenza cristiana nel cuore stesso dell’impero che allora era Roma. Ricordandoci con questo che la fede non porta i cristiani fuori dalla storia.
Forse è questo che vuole dirci Papa Leone. Con l’augurio – se è lecito concludere con una battuta – che gli americani trattino questo loro concittadino chiamato a Roma un po’ meglio del trattamento che quella volta i romani riservarono all’apostolo delle genti.

Foto Vatican News

Scrivi un commento