Quattro nuovi accoliti in Diocesi. Istituiti da mons. Ambarus nei primi vespri della Domenica del Buon Pastore

Sabato 24 aprile, nella cappella dell’Immacolata del Seminario Interdiocesano di Basilicata a Potenza, mons. Benoni Ambarus ha istituito sei nuovi accoliti, di cui quattro della nostra diocesi: Pasquale Bernalda, Nunzio Ciliero, Francesco Lacava ed Emanuele Regina.
I nuovi accoliti (da sinistra: Emanuele Regina, Biagio Scelzi, Pasquale Bernalda, Luigi Salvia, Francesco Lacava, Nunzio Ciliaro), con il vescovo Benoni, assieme al rettore del Seminario don Antonio Polidoro, al vice don Antonio Zaccara e al padre spirituale don Nicola Urgo

Un’altra tappa verso il sacramento dell’ordine per sei giovani del Seminario Interdiocesano di Basilicata: Luigi Salvia dell’arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N., Biagio Scelzi della diocesi di Tricarico e quattro ragazzi della nostra Chiesa materana:

  • Pasquale Bernalda, 25 anni, originario della parrocchia “SS. Pietro e Paolo” in Montescaglioso. Oggi al sesto anno di seminario, è collaboratore nella parrocchia Santa Maria Maggiore di Miglionico e impegnato nella pastorale carceraria accanto a fra Gianparide Nappi.
  • Nunzio Ciliero, 26 anni, della parrocchia “SS. Luca e Giuliano” di Grottole. Una vocazione, nata in famiglia, grazie alla nonna paterna “che mi presentava la vita dei santi”. Attualmente, giunto anche lui al sesto anno, presta servizio nella parrocchia San Giovanni Bosco in Marconia di Pisticci.
  • Emanuele Regina, 29 anni, della comunità “Maria SS. Annunziata” di Scanzano Jonico. Dopo la laurea all’Università di Siena, ha preferito la donazione alla Chiesa piuttosto che la carriera accademica e di storico dell’arte. È al quinto anno di seminario ed è impegnato nella parrocchia Sant’Agnese di Matera.
  • Francesco Lacava, 43 anni, di Ferrandina, parrocchia “Santa Maria della Croce”. È entrato in seminario dopo un lungo discernimento, maturato anche nel silenzio: “Finché ne ho finalmente parlato al mio parroco, don Pierdomenico, e a 38 anni ho iniziato questo percorso”. Oggi è anche lui al quinto anno di seminario ed è a servizio della parrocchia San Nicola Vescovo a Craco.

Il rito e il significato del ministero

Suggestivo il rito dell’istituzione, dopo l’omelia, con la preghiera di benedizione e la consegna del pane e del vino da parte del vescovo: parole e segni che efficacemente esprimono il mandato a essere portatori del Corpo di Cristo, salvezza per il mondo.

L’accolito, infatti, ha per compito principale quello di distribuire l’Eucaristia come ministro straordinario, sia durante la Messa sia agli ammalati e agli anziani impossibilitati a partecipare alla liturgia.

Per i seminaristi, questo ministero è un esercizio per imparare ad amare in modo pieno l’amore al Corpo di Cristo e alla Chiesa corpo. Il servizio dell’accolito diventa così riflesso della carità di Cristo, chiamata a raggiungere ogni persona, soprattutto chi vive fragilità e sofferenze.

Una celebrazione ricca e partecipata, intensa e raccolta, presieduta da mons. Ambarus nei primi vespri della Domenica che da oltre sessant’anni coincide con la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Un contesto particolarmente significativo per questi giovani che avanzano verso il sacramento dell’Ordine.

Mons. Ambarus: “Gli accoliti come le gambe del Buon Pastore”

Mons. Ambarus, commentando la figura del Buon Pastore, ha sottolineato come l’accolito non è semplicemente un aiutante all’altare, ma il riflesso del Pastore che si prende cura, con uno sguardo accogliente, attento, capace di far sentire tutti a casa. “L’accolito è chiamato a portare il pane fuori – ha detto – come se diventasse egli stesso le gambe del Buon Pastore che va a cercare la pecorella più lontana”.

Accanto ai candidati erano presenti le loro famiglie e le comunità parrocchiali. Domenica, poi, i seminaristi hanno celebrato nelle rispettive parrocchie una Messa di ringraziamento: i ministeri sono sempre a servizio della comunità e una celebrazione di ringraziamento è una opportuna testimonianza vocazionale per tutto il popolo di Dio.  

Raccontano i familiari dei giovani di essere tornati a casa arricchiti, con una grande gioia ma anche con la responsabilità di accompagnare questi candidati all’ordine sacro con la preghiera: un 25 aprile diverso dagli altri, un po’ insolito, vissuto tra gioia e spiritualità.

La comunità del Seminario Interdiocesano di Basilicata assieme al vescovo Benoni

Il termine “accòlito” deriva dal greco akólouthos, alla lettera “compagno di viaggio”: l’accolito è il ministro che assiste il sacerdote all’altare, prepara la mensa eucaristica e distribuisce l’Eucaristia come ministro straordinario, portandola anche ai malati e agli anziani; anzi, coordina, come ministro istituito, i ministri della comunità, se ce ne sono tanti, in questo servizio. L’accolito, inoltre, può inoltre esporre e riporre il Santissimo Sacramento per l’adorazione e guidare questa pia pratica.

Se questo è il suo fare, il suo essere è ancora più profondo: l’accolito mette in risalto il legame tra Eucaristia e carità. È chiamato a preparare non solo l’altare, ma anche i cuori dei fedeli, diventando egli stesso “cibo” per gli altri, secondo il comando di Gesù: «Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9,13).

Dalla riforma liturgica di Paolo VI (Ministeria Quaedam, 1972), l’accolitato è un ministero laicale – in origine era classificato come “ordine minore” – aperto agli uomini e – con Spiritus Domini di Papa Francesco (2021) – anche alle donne, insieme al lettorato e al ministero del catechista.

Gli istituendi accoliti dopo il loro “eccomi”

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