Oltre cinquanta partecipanti delle due diocesi si sono ritrovati per una giornata dedicata all’ascolto e al dialogo, con l’obiettivo di tradurre il cammino sinodale in scelte concrete per il territorio.
Mons. Ambarus: l’annuncio del Vangelo è la ragione del cammino sinodale
È stato l’intervento introduttivo dell’arcivescovo che ha centrato i presenti sul tema della giornata: il cammino sinodale affonda le radici nell’esigenza di una testimonianza più efficace di Vangelo: in che modo possiamo camminare insieme per meglio annunciare il Vangelo? E inoltre l’indicazione programmatica per cui tre sono i documenti che guideranno la vita della Chiesa nei prossimi anni: l’insostituibile “Evangelii Gaudium”, il Documento finale del sinodo dei vescovi e “Lievito di pace e di speranza”, il documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.


La restituzione dei questionari: lavorare sulla formazione e sulle relazioni da sanare
Invocato lo Spirito Santo, è stata restituita ai presenti la sintesi delle risposte ai questionari somministrati in diocesi per valutare il recepimento del percorso proposto qualche mese fa dal vescovo: le priorità più sentite sono il rafforzamento della corresponsabilità e il sanamento delle relazioni, spesso appesantite da ferite pregresse, le “ombre del passato”; esigenza strettamente legata alla necessità di vivere da comunità. In secondo è emersa l’esigenza della formazione, con particolar riferimento all’iniziazione cristiana e all'”accompagnamento” di laici e coppie e alla pastorale per i giovani. Emerge la tensione tra “servizio” e “potere” e il metodo della conversazione nello spirito è visto come un seme che richiede tempo e fatica per essere applicato, sebbene l’ascolto profondo si dimostri molto efficace.
Marco Iasevoli: le sfide della Chiesa
La densa mattinata ha avuto al centro la relazione di Marco Iasevoli, giurista per formazione, sposo e padre per vocazione, consigliere comunale a Pomigliano d’Arco per servizio, ma in primis giornalista di Avvenire con una solida esperienza di vita in Azione Cattolica.
Un’appassionata relazione capace di fornire una riflessione sull’attuale realtà sociale in cui si inserisce anche la dimensione ecclesiale per indicare le giuste priorità. Se ne riporta la registrazione integrale a fine sezione.

Fatica, la prima caratteristica che Marco Iasevoli attribuisce alla vita nella nostra società: ritmi frenetici, tutt’altro che scanditi da orari abituali che tengono in moto le famiglie dalle 7 alle 23. Tanti, invece, gli elementi della vita ecclesiale che sembrano inesorabilmente rigidi da sempre: è così che si perdono le scommesse che interpellano la Chiesa di oggi rispetto all’annuncio del Vangelo.
E le parrocchie sono alle volte solo di nome luoghi di accoglienza, quando potrebbero e dovrebbero essere case per tutti, in primis i giovani, la componente del popolo di Dio che, è stato riconosciuto, più a fatica dialoga con la Chiesa.


L’altro rischio, cui sono soggetti i laici, quello di un “crudele funzionalismo” (ci sei perché ci servi per svolgere un compito). Iasevoli ha sollevato anche il problema che “tanti vogliono essere apostoli e pochi discepoli”: allora, l’“assurdo geometrico” che il vertice coincida con la base: ci sono delle comunità in cui i formatori e i responsabili sono più di coloro che seguono le attività”. Ed è faticoso che i ministeri siano accolti come servizi ad tempus.
Alle volte, inoltre, l’incapacità di flessibilità riguarda anche i presbiteri che guidano le diverse piccole comunità e in tutte, pur vicinissime le une alle altre, si replicano gli stessi cammini per pochissimi “utenti” (giovani, fidanzati…): non sarebbe meglio evitare sovrapposizioni – ha ricordato Iasevoli – puntando a un’offerta più qualificata e raggruppando così più persone?
E, poi, le sfide, della necessaria, oggi pochissimo presente, formazione socio-politico-culturale di un laicato maturo, della comunione, della missionarietà…
Ancora, è stato sottolineato che manca l’habitus della sperimentazione, “non con la ruspa, ma con il cacciavite”, l’immagine proposta dal relatore: provare per piccoli tentativi che possono diventare prassi.
E poi il focus sui giovani che spesso richiedono tanta pazienza, è vero, e così diventano una scocciatura per gli adulti, vengono evitati, e si allontanano.
Non vi è altra via rispetto alla sinodalità e facciamo attenzione a una sinodalità apparente
la conclusione di Iasevoli. E ancora:
La sinodalità è antidoto all’individualismo, all’ideologia, all’assenza di trasparenza, mali che infestano la società, ma anche la Chiesa.
Missionarietà, corresponsabilità e formazione
Missionarietà, corresponsabilità e formazione le tre dimensioni su cui hanno riflettuto i tre gruppi in cui l’assemblea è stata suddivisa. In relazione a ogni dimensione è stato chiesto ai presenti di esprimersi sulle fatiche e sulle sperimentazioni che si possono avviare rispetto alle stesse. È stato inoltre chiesto di proporre un paradigma a cui tendere e un mezzo per passare dalla situazione attuale al modello ideale.
Idee concrete che hanno parlato di percorsi di iniziazione di tipo catecumenale, di comunità in stile di casa/famiglia. È emersa l’icona del buon samaritano come modello a cui tendere per essere presenza significativa di chiesa nel mondo d’oggi.


Ai direttori degli uffici è stato chiesto di predisporre un’ulteriore relazione rispetto a fatiche e sperimentazioni da intraprendere rispetto alle succitate tre dimensioni di missionarietà, corresponsabilità e formazione.
Perché gli operatori ecclesiali, laici e ministri ordinati, sono a servizio della società tutta e solo raccogliendo le istanze, che da un serio discernimento scaturiscono, è possibile programmare azioni adeguate.




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