Una liturgia festosa nella Casa Circondariale

Festosissima la celebrazione presieduta nel pomeriggio di sabato 4 aprile, nella cappella della casa circondariale, dal vescovo vescovo Benoni e concelebrata dal cappellano del carcere p. Gianparide Nappi, dal vicario generale don Angelo Gioia e dal diacono Giuseppe Centonze, alla presenza del seminarista Pasquale Bernalda – che in carcere sta svolgendo il suo tirocinio pastorale – dei volontari di Disma e di un folto numero di detenuti. Con questa liturgia hanno preso avvio le Liturgie pasquali nella nostra diocesi.
In pieno pomeriggio – «Gesù ha fretta di risorgere!», ha commentato qualcuno – i raggi del sole mettevano in risalto il bassorilievo della Resurrezione posto sul presbiterio, perfettamente in tono con il clima della celebrazione. Una novità, peraltro, celebrare in carcere la Veglia e non la mattina di Pasqua.
«Sposterò qui la cattedrale», ha scherzato il vescovo, colpito dalla partecipazione viva che caratterizzano queste celebrazioni grazie alla voce e alla capacità di coinvolgimento dell’assemblea nel canto di fra Gianparide, affiancato per l’occasione dalla chitarra di Gabriele Ziino e dal sostegno di una volontaria e di un detenuto: dall’Exsultet “neocatecumenale” al Canto del mare, fino al Gloria e all’Alleluia è risorto il Signor, che volontari e detenuti alla fine della celebrazione hanno reinterpretato quasi come una canzone da stadio.

«Dio, lungo la storia, ha tentato in ogni modo di entrare in relazione con l’umanità – ha fatto presente il vescovo sia nella Casa Circondariale sia in Cattedrale richiamando la liturgia della notte di Pasqua che ripercorre la storia della salvezza –: ha chiamato Abramo, inviato Mosè, i profeti, giudici e re. Ma nulla. Così ha mandato il Figlio, per donare amore, salvezza e una vita più forte della morte. Eppure, anche Lui è stato ucciso. È come se il sole fosse stato spento: come riaccenderlo? Così è stato risuscitare il datore della Vita: non un fatto facile da raccontare, ma una certezza che ci raggiunge: la pietra non è l’ultima parola, la tomba è vuota. Ed è questa realtà che oggi ci raduna e ci ridona speranza».

«Dire buona Pasqua – ha sottolineato l’arcivescovo nell’omelia nella Casa Circondariale – significa dire: non ti rassegnare. Anche se cadi, c’è il Signore risorto accanto a noi per darci l’energia di rimetterci in piedi».
La Resurrezione, ha aggiunto, ci libera dalla rassegnazione dell’“ormai”: c’è sempre la possibilità di rialzarci come figli, anche quando la società tende a stigmatizzare – come accade ai detenuti che, una volta scontata la pena, rischiano di essere ancora percepiti come “ex galeotti”.
E il vescovo ha invitato tutti a scegliere di essere “figli della luce” nel rinnovare le promesse battesimali.
Al termine della celebrazione sono stati consegnati degli ovetti di cioccolato e una bottiglietta di acqua benedetta, da utilizzare il giorno seguente per la benedizione della tavola della festa.


Una liturgia affollata in Cattedrale
Nell’omelia della Domenica di Pasqua, in una cattedrale affollata di fedeli l’arcivescovo ha indicato nella risurrezione di Cristo la risposta definitiva di Dio al dramma della morte e del male che attraversa la storia umana e ha insistito sul cuore dell’annuncio pasquale: “Non abbiate paura”, perché “Dio non si ferma davanti alla morte” e non lascia l’uomo prigioniero delle sue tombe.
“Non abbiate paura, voi che vedete il mondo portato avanti da potenti immaturi e bulli.”
“Non abbiate paura, voi che sperimentate la malattia, il dolore, la fame, la solitudine, il senso dell’inutilità. Non abbiate paura, voi, uomini e donne, che faticate in questa vita, nel lavoro, nell’educare i figli, nel prendervi cura del bene comune.”
Mons. Benoni ha rivolto un pensiero anche alla sua Chiesa: “Non aver paura, Chiesa mia, che senti che intorno a te crolla il tutto, si svuota di senso il tutto”.
Il Risorto, ha rimarcato il Vescovo, è una falcata davanti a noi, “ci precede in Galilea”, cioè nel quotidiano della vita.
Di qui l’invito, già espresso nel videomessaggio per la Pasqua, a cercare il Risorto giorno per giorno, per attingere da lui la fonte di una speranza rinnovata in questo mondo: “Non lasciamoci scoraggiare, non lasciamo che la rassegnazione prevalga. Sosteniamoci a vicenda, come un unico popolo, come suo popolo che cammina verso la vita piena.”
Al termine della celebrazione eucaristica il Vescovo si è recato, insieme al concelebrante don Angelo Gallitelli, parroco della Cattedrale, davanti all’altare della Madonna della Bruna per l’omaggio alla Vergine mentre il coro intonava l’inno pasquale del Regina Coeli.
Mons. Ambarus ha poi raggiunto il sagrato della Cattedrale per salutare uno ad uno i fedeli e i numerosi turisti fedeli presenti in Cattedrale.




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