Sulla scorta della fruttuosa esperienza dello scorso anno con la celebrazione del Primo convegno regionale sul diaconato permanente – durante il quale, aiutati da padre Luca Garbinetto si è riflettuto sul servizio diaconale per una Chiesa sinodale nella cura delle relazioni – la Commissione Regionale sul Diaconato Permanente ha inteso riproporre questa esperienza di fraternità ed ecclesialità.
Ecco la proposta di un secondo convegno regionale sul diaconato permanente, sabato 16 maggio 2026 presso la Casa di Spiritualità Sant’Anna di Matera. Un importante appuntamento regionale che vede protagonisti coloro che servono la Chiesa non solo attraverso il diaconato permanente ma tutti coloro che vivono lo spirito di servizio verso i fratelli e le sorelle del nostro tempo.
Cuore dell’incontro, la relazione iniziale, a cura di Enzo Petrolino, Presidente della Comunità del Diaconato in Italia, dal titolo: “Il Concilio Vaticano II e il diaconato: dai lavori preliminari ai documenti conciliari”. A seguire un momento di confronto per gruppi, compreso un gruppo costituito dalle mogli dei diaconi e la celebrazione eucaristica. Dopo pranzo la restituzione dei lavori di gruppo e altre due relazioni: la narrazione storica sul diaconato in Basilicata a cura di don Gerardo Lasalvia e una testimonianza sugli inizi del diaconato a cura di mons. Rocco Talucci.


Nella nostra diocesi sono attualmente presenti otto diaconi:
- due “transeunti”, in cammino verso il presbiterato, don Domenico Pepe, che svolge il suo ministero nella parrocchia San Giovanni Bosco in Marconia, e p. Massimo Lataro, rci, nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova (Matera);
- sei “permanenti”: Giuseppe Centonze, Giuseppe Avena, Michelangelo Cifarelli, Terenzio Cucaro, Giuseppe Fiorentino, Sergio Di Pede, tutti sposati e impegnati nelle loro comunità, nelle attività pastorali diocesane.

Il riferimento più antico al diaconato è tradizionalmente individuato nel racconto degli Atti degli Apostoli (At 6,1-6), dove i Dodici scelgono sette uomini “di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza” per il servizio delle mense, così da potersi dedicare alla preghiera e all’annuncio della Parola. Pur non comparendo esplicitamente il termine “diacono”, il passo esprime l’essenza di questo ministero: un servizio concreto, radicato nel Vangelo, che configura il ministro a Cristo, «venuto per servire e non per essere servito» (Mc 10,45).
Restituiti alla Chiesa dal Vaticano II, i diaconi permanenti ricevono un sacramento che imprime un carattere indelebile e li abilita a (CCC, n. 1570):
- assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, in particolare dell’Eucaristia;
- distribuire la Comunione;
- assistere e benedire il Matrimonio;
- proclamare il Vangelo e predicare;
- presiedere i funerali;
- dedicarsi ai molteplici servizi della carità.
Accanto ai servizi caritativi – spesso i più visibili e “concreti” – il diacono può dunque predicare, battezzare, presiedere liturgie della Parola, matrimoni e esequie. Non può invece presiedere l’Eucaristia né assolvere dai peccati, compiti propri del presbitero; tuttavia, può accompagnare spiritualmente i fedeli e sostenere il loro cammino di fede.
Il diaconato è un ministero ordinato, come il presbiterato e l’episcopato, ma può essere conferito anche a uomini sposati. Non è invece possibile contrarre matrimonio dopo l’ordinazione.
Un ponte tra Chiesa e mondo
Il diacono vive nel mondo, lavora, frequenta ambienti che spesso restano lontani dalla presenza ordinaria del clero. Proprio per questo può essere lievito in contesti quotidiani e professionali, testimone credibile di quello spirito di servizio che è l’essenza stessa della diaconia.
Rispetto a un laico, il diacono porta con sé una formazione teologica strutturata, frutto di un percorso di almeno tre anni, che lo rende capace di rispondere con competenza alle domande, ai dubbi e alle provocazioni delle persone che incontra.
Già san Paolo, nella Prima lettera a Timoteo (1 Tm 3,8-10), delineava le qualità richieste ai diaconi: dignità, sincerità, sobrietà, rettitudine e una fede custodita in una coscienza pura.










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