Nel testo sono indicate alcune priorità, riconosciute dai Vescovi italiani a partire da una rilettura globale del Documento di sintesi del Cammino sinodale, nel processo di recezione del Documento finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In questo senso, “Radicati e costruiti in Cristo” non sostituisce in alcun modo il Documento di sintesi né si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, delle Metropolie e/o delle Conferenze Episcopali Regionali.

Il documento si articola in introduzione, quattro capitoli e conclusione.
A fare da cornice un passo della lettera ai Colossesi nel quale si evidenzia come solo il radicamento vitale e costante dei cristiani in Cristo permette alla Chiesa di essere realmente missionaria: nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo.
Le linee di orientamento presentate sono quattro:
La prima riguarda la necessità di riconnettere vita e Vangelo, prendendo atto che la fede e la sua trasmissione non possono più essere date per scontate. Ciò significa rimettere al centro la fede: È urgente ripartire dal primo annuncio (kerygma), rinnovare l’iniziazione cristiana (coinvolgendo adulti e intera comunità) e mantenere un legame inseparabile tra la fede celebrata e l’impegno caritativo-sociale.
La seconda, strettamente connessa alla prima, concerne la vita comunitaria che può rappresentare una testimonianza concreta della fede a patto che ci sia un serio ripensamento della Chiesa nel territorio affinché le comunità cristiane siano vitali e attrattive. In sintesi rilanciare la vita comunitaria: La Chiesa deve rispondere all’individualismo diffuso diventando un luogo di relazioni autentiche, accoglienti e fraterne, superando le logiche autoreferenziali.
La terza linea tratta della “corresponsabilità differenziata”, con attenzione alla presenza missionaria dei laici, agli organismi di partecipazione e all’attivazione di ministeri battesimali. Perciò occorre riconfigurare la presenza sul territorio: A causa del calo dei sacerdoti e dei fedeli, è necessaria una coraggiosa riorganizzazione strutturale. Le parrocchie devono trasformarsi in “comunità di comunità” (unità pastorali) e si valuterà, a livello regionale, l’opportunità di accorpare diverse Diocesi.
La quarta chiede di verificare l’adeguatezza delle strutture per la trasmissione della fede: comunità parrocchiali o interparrocchiali, Conferenze Episcopali Regionali e alcuni aspetti della struttura della CEI. In effetti occorre procedere in una revisione delle strutture (Capitolo 5): Occorre snellire e ripensare le strutture ecclesiastiche (dalle Commissioni Episcopali alle singole gestioni parrocchiali e diocesane). Molte strutture attuali, figlie di un’altra epoca, assorbono troppe energie e risorse finanziarie, rivelandosi un ostacolo anziché un supporto all’evangelizzazione.
“Occorre avviare processi, tanto più necessari in un tempo nel quale la trasmissione della fede cristiana non può più essere presupposta né affidata a dinamismi spontanei. È questa la consegna – si legge nel testo – che raccogliamo e che vogliamo assumere con realismo e fiducia. Avviare processi significa accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza; significa non cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali; significa generare dinamismi, capaci di incidere realmente nella vita delle comunità, di formare coscienze credenti, di rendere più evangeliche le relazioni ecclesiali, di favorire una presenza cristiana più viva nei contesti quotidiani. In questa prospettiva, le priorità indicate in questo testo vogliono essere un orientamento per il cammino, non un punto di arrivo”.
In conclusione, la sinodalità non è una fase transitoria da archiviare, ma deve diventare lo stile di vita permanente della Chiesa. Per monitorare e guidare nel tempo questo processo di rinnovamento, la CEI istituirà un nuovo Organismo di partecipazione ecclesiale a livello nazionale.
Il Documento integrale di “Radicati e costruiti in Cristo”:




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