“Davanti agli occhi di Dio l’esistenza umana è una crescita costante, perché supera i criteri della produzione, dell’utilità e dell’efficacia”. Lo ha affermato mons. Benoni Ambarus in occasione della VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, visitando a sorpresa gli ospiti della Residenza Assistenziale Brancaccio.
Durante l’omelia, commentando le parabole evangeliche del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa, il vescovo ha invitato i fedeli a interrogarsi sulle priorità della propria vita e del proprio cammino di fede. “Tutte le cose nella vita sono questioni di scelta”, ha osservato, ricordando che scegliere significa riconoscere ciò che è veramente essenziale e mettere il resto in secondo piano.
Il rischio, ha ammonito mons. Ambarus, è quello di diventare “collezionisti di cose religiose”, moltiplicando sacramenti, pellegrinaggi, novene, processioni e devozioni senza aver realmente incontrato il Signore.
Il cammino di fede, ha spiegato, non può limitarsi alle pratiche esteriori, ma deve condurre a un rapporto vivo e personale con Dio. “Chiediamo al Signore di andare dritti al sodo nella vita – ha aggiunto – e di tenere Lui veramente al centro, come l’unico tesoro per cui vale la pena mettere tutto in secondo piano”.
Riferendosi alla Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, istituita da Papa Francesco in prossimità della memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù, mons. Ambarus ha ricordato che gli anziani non possono essere considerati persone “parcheggiate” o prive di valore perché non producono e non generano profitto.
“Anche se per la società apparentemente non contano, davanti agli occhi di Dio la loro esistenza è preziosa”, ha affermato. Il valore della vita, infatti, non dipende dalla produttività, dall’utilità o dall’efficienza, ma dall’esistenza stessa della persona.


Il vescovo ha quindi rivolto un invito particolare ai giovani: andare a trovare i nonni, parlare con loro e ascoltarne le storie. “Imparate da quelle storie di vita – ha esortato –, perché sono storie che hanno inciso profondamente, a volte lasciando anche cicatrici profonde nell’anima”.
Riprendendo un’immagine già proposta in una precedente occasione, mons. Ambarus ha infine ricordato che “se non si custodiscono le radici, l’albero secca”. La disgregazione degli “alberi genealogici” delle famiglie, ha concluso, nasce anche dall’incapacità della società contemporanea di custodire le proprie radici e di riconoscere negli anziani una memoria viva e una preziosa scuola di sapienza.
Gli auguri di mons. Benoni per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

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