
Con l’approvazione della nuova legge sull’educazione non formale (Disegno di Legge S. 1766), l’ordinamento italiano potrà riconoscere finalmente in modo formale ed esplicito ciò che chi vive e anima i territori sperimenta ogni giorno sul campo: gli oratori, i centri estivi e le realtà associative sono veri e propri beni comuni e presidi educativi insostituibili.
Si può guardare a questo traguardo con grandissima fierezza e soddisfazione. Troppo spesso gli oratori sono stati liquidati nell’immaginario collettivo come semplici luoghi di svago o passatempi estivi. Questa legge restituisce invece la giusta dignità a spazi che rappresentano una vera e propria palestra di vita, un luogo in cui si coltivano la socialità , l’inclusione, i valori cristiani e civili, e la cittadinanza attiva.
Al centro di tutto questo ci sono loro: gli animatori, i volontari e gli educatori. È fondamentale che venga riconosciuto istituzionalmente e socialmente il loro straordinario impegno, la dedizione e la passione con cui ogni giorno donano il proprio tempo per far crescere i nostri ragazzi. Sono loro il vero cuore pulsante e il motore inarrestabile di ogni oratorio.
In un tempo segnato dalla frammentazione dei legami sociali e dalle sfide educative che le famiglie si trovano ad affrontare quotidianamente, l’oratorio risponde a un bisogno fondamentale. Questo provvedimento ribalta la prospettiva, sancendo nero su bianco che investire sui nostri spazi e su chi li anima significa investire sul futuro della nostra società e dei nostri giovani.
Si tratta di un punto di partenza storico, ma fondamentale, che ora va completato.


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