
Sabato 19 luglio 2025. Due diocesi in fibrillazione: incipit vita nova. Un nuovo vescovo, un nuovo pastore, una nuova guida per un nuovo corso. Tanta curiosità ha preceduto l’insediamento di don Ben, romeno di nascita, romano per formazione, studi al Laterano e un trascorso come vescovo ausiliare di Roma per la diaconia della carità: un “curioso culturalmente e spiritualmente”, come sé stesso si era definito. Il suo italiano perfetto e il lessico ricchissimo hanno fatto subito dimenticare che Matera-Irsina e Tricarico erano le prime diocesi italiane per cui era stato nominato un vescovo straniero.
Ricordiamo lo scorso 19 luglio come vera e propria maratona: la Casa Circondariale, la Casa di Riposo “Brancaccio”, la mensa della fraternità “Don Giovanni Mele”. Poi, in serata, dopo il rito dell’incontro con il sindaco, la celebrazione di insediamento in Cattedrale. In molti si aspettavano il classico discorso programmatico; don Ben, invece, ha spiazzato tutti restando centratissimo sul Vangelo del giorno: Marta e Maria.
Quella maratona è diventata la cifra stilistica del suo essere pastore di due diocesi: 40mila chilometri percorsi in dodici mesi tra le comunità di Matera-Irsina e Tricarico su e giù per Roma.

Anche la sua omelia – schematica, intelligibile, limpida, evangelica – è stata preludio al linguaggio concreto e privo di retorica, attinto dal vangelo e dai momenti di meditazione alla presenza del Signore, inverato dalla vasta esperienza sul campo maturata a Roma. Se qualcuno un anno fa in Cattedrale si aspettava un comizio da campagna elettorale, è rimasto deluso. Eppure don Ben ha parlato di quelle relazioni “corte” – che la Chiesa è chiamata a vivere – e “riposanti” – che gli uomini di Chiesa devono saper offrire, che si è rivelato essere il primo pilastro del suo primo anno pastorale: tessere “relazioni sanate e sananti”. Assieme alla valorizzazione (o creazione, dove assenti) degli “organismi di corresponsabilità”. Il tutto guidato da un metodo preciso: la conversazione nello Spirito, recependo appieno le istanze del cammino sinodale della Chiesa italiana.
Dopo un anno di ascolto attento e sincero di sacerdoti e laici, mons. Ambarus ha oggi una conoscenza profonda delle nostre realtà locali, essenziale per guidarle al meglio. Sempre presente ma mai presenzialista, ha saputo valorizzare le figure chiave che lo circondano: il Vicario Generale, il Consiglio Presbiterale, il Collegio dei Consultori, il segretario, don Marco Di Lucca, e il diac. Giuseppe Centonze, sempre presente accanto a lui, prezioso collaboratore, assistente saggio e provetto autista nelle frequenti trasferte.
La stima che circonda il nostro pastore nasce da una maturità che unisce una solida struttura personale alla grazia. La sua levatura pastorale è evidente nella sana creatività delle risposte, nel sapiente pragmatismo delle proposte e nella vicinanza sincera agli ultimi, fedele al Vangelo più autentico. Un temperamento riflessivo ed energico al tempo stesso, particolarmente affettuoso con i più piccoli, che concorre allo sguardo equilibrato, ricco di proposte, che lui ha sulla realtà. Poi, per ognuno ha sempre tempo, anche quando la stanchezza umana si fa sentire. Don Ben riesce nel dialogo con tutti: dai giovani, a cui dedica tempo e ascolto (come nel ritiro quaresimale o nell’assemblea natalizia al “G. Pentasuglia”), agli anziani, considerati custodi di una sapienza preziosa.
Qualità, queste, riconosciute ben oltre i confini locali. Lo scorso 26 maggio, infatti, il nostro pastore è stato eletto dalla CEI Presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, assumendo così anche la presidenza di Caritas Italiana.
Ci auguriamo che mons. Ambarus possa continuare a essere strumento di grazia e testimone affidabile di quel Dio che ha amato “i suoi sino alla fine”.
Ad multos annos, don Ben! Auguri per un ministero sempre proficuo tra noi.


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