A seguito di un attacco russo, è stata gravemente danneggiata nella notte tra il 14 e 15 giugno scorso, la cattedrale della Dormizione di Kiev. Tutto il mondo ha espresso indignazione per un atto che ferisce il sentimento religioso dei cristiani e che tocca tutti.
C’è un filo nascosto, però, che unisce in modo speciale la città di Matera a questo sito ucraino. Certamente perché anche questo sito è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. E perché – questo è un particolare che non è trapelato molto sui media – l’obiettivo di quell’insensato bombardamento russo su Kiev è stato il ruolo culturale che ha questa città capitale dell’Ucraina. Infatti, come riferisce il sito di La Nuova Europa, nella stessa notte venivano bombardati il Museo d’Arte di Kharkiv, la Sala dell’Organo di Dnipro, il deposito di costumi degli studi cinematografici Dovženko, il Centro Culturale Arsenal di Kiev.
Ma c’è qualcosa di ancora più intimo che lega Kiev a Matera. La cattedrale della Dormizione, infatti, fa parte di un ampio complesso monastico, denominato Lavra delle grotte di Kiev, sorto su una rete di chiese rupestri intorno all’anno Mille, scavate nelle locali rocce sedimentarie tenere, molto simili a quelle delle gravine della Murgia.
In quel tempo lontano, circa trecento eremi erano attivi nel luogo dove poi sorgerà la capitale ucraina. Qui allora si insediarono i monaci missionari provenienti dal Monte Athos che facevano proprio questo modello di santità cristiana. Una nota curiosa che ci riporta all’attualità di questa “Terza Guerra mondiale a pezzi”: si ritiene che l’iniziatore di un’esperienza ascetica di questo tipo sia stato un monaco palestinese, Sant’Ilarione di Gaza, nato nel 291. Il primo Metropolita di Kiev, quando verrà impiantata la Chiesa in territorio ucraino, sarà proprio un monaco che aveva preso il nome di Ilarione.
La Lavra delle grotte di Kiev è considerata la culla del monachesimo slavo. Con tutte quelle grotte, come doveva sembrare simile a Matera mille anni fa questo pezzo di terra ucraina!
In Ucraina, come da noi, questa splendida civiltà rupestre è rimasta sepolta per tanti secoli. A Matera, come sappiamo, fu il Circolo La Scaletta a lavorare, negli anni Sessanta, per la valorizzazione di questo patrimonio. A Kiev però si dovrà aspettare ancora più a lungo, fino agli anni Novanta, quando crollò il regime sovietico che soggiogava il paese. Negli anni dell’Unione Sovietica, alle grotte di Kiev era vietato celebrare la liturgia e tutto il complesso monastico era stato musealizzato. Era stato completamente chiuso nel 1930 quando tutti i monaci vennero deportati o fucilati. Nell’anno 2000, dopo la ricostruzione, la cattedrale fu finalmente riconsacrata. Purtroppo, il 15 giugno, di nuovo la distruzione.
«Quando sentiamo le vibrazioni di queste esplosioni» ha commentato il nunzio apostolico a Kyiv monsignor Kulbokas, «quasi non rimane nessun’altra risposta perché di fronte ai bombardamenti c’è soltanto Dio e te, non c’è nessuna mano umana capace di intervenire. In questo senso, anche questo ennesimo bombardamento per me personalmente serve come incoraggiamento a continuare a pregare per la conversione a Dio dei responsabili di questa guerra e di ogni guerra».
È un invito alla preghiera che a Matera giunge nel momento in cui la città si prepara a celebrare la festa di Maria Santissima della Bruna, una festa che di fronte al dramma “di questa guerra e di ogni guerra”, cui ci richiama il nunzio in Ucraina, può essere vissuta con una consapevolezza nuova.
Anche lo Sfascio del Carro potrebbe assumere un nuovo e più intenso significato spirituale, come memoria di tutti i luoghi sacri che vengono continuamente distrutti e dell’attentato alla libertà religiosa dei popoli.
Ma il popolo di Matera, il popolo dei fedeli della Bruna, non assiste a questa distruzione con rassegnazione. Mentre si assiste allo Sfascio del Carro, affiora in tutti una speranza che si esprime con la nota formula augurale: “A mmogghjë a mmogghjë all’onn cj vahnë”. È un’espressione dialettale che nessuna traduzione letterale rende bene. Ma che vorrebbe dire forse la viva speranza che tutto quello che è stato distrutto, nel prossimo anno, possa essere ricostruito, possa diventare migliore di prima.
Pensando alla distruzione della Cattedrale della Dormizione di Kiev e a tutti i luoghi sacri distrutti, questo vogliamo sperare anche noi, se a Dio piacerà.
Maria Santissima preghi per noi peccatori adesso, in questa ora della morte. In questa tenebrosa ora di morte che opprime l’Europa e il mondo intero.





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