Amore e solidarietà, parole chiave del nuovo presidente della Caritas italiana

Il 25 maggio scorso l'arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico mons. Benoni Ambarus ha tenuto a Roma una conferenza stampa di presentazione del Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas italiana. Alcune riflessioni.

“La deriva dei bonus – ha precisato monsignor Benoni Ambarus, nuovo presidente della Caritas Italiana, ai giornalisti – “aveva una sua ragion d’essere durante il Covid. Oggi, però, tornare alla normalità significherebbe adottare un approccio strutturale”. Questa affermazione, fatta durante la conferenza stampa di presentazione del Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas italiana il 25 maggio scorso a Roma, non solo è una risposta che auspica una situazione di normalità sociale ma dovrebbe essere espressione lungimirante e dovuta da parte di chi esercita un ruolo politico. E’ apprezzabile la sensibilità del presidente della Caritas Italiana ma allo stesso tempo fa preoccupare tale esternazione in quanto è sintomo dell’esistenza di situazioni intollerabili che andrebbero risolte nel più breve tempo possibile. Pertanto, chi ha responsabilità di governo dovrebbe avere “…una compassione personale e collettiva capace di riconoscere davvero il problema”, come afferma, appunto, mons. Ambarus in altra parte della conferenza stampa.

Ad una domanda che gli viene fatta su una possibile misura universale contro la povertà, tema ricorrente e sollecitato da più parti, monsignor Ambarus è molto chiaro: “Se troviamo le condizioni per rilanciare e addirittura rafforzare il tema del riarmo, allora non può mancare lo spazio per affrontare il tema della dignità delle persone. Non possiamo definirci una società autenticamente civile se troviamo risorse per le armi e non per l’umanità. È una questione di civiltà”. Indubbiamente, la questione della povertà è un problema di fondo che una società civile e occidentale come quella italiana dovrebbe porsi e risolvere. Qualcuno obietta che il momento che sta attraversando il mondo, a causa delle varie guerre in corso, penalizza oltre modo l’Italia perché, non avendo grandi risorse energetiche disponibili, viene colpita in maniera pesante dall’aumento dei carburanti che fa saltare i bilanci pubblici rendendo impossibile qualsiasi tentativo di risolvere adeguatamente il problema della povertà. Peccato che questo problema non sia stato affrontato anche solo qualche tempo fa quando c’erano ancora condizioni economiche buone e non c’era la necessità di aumentare le spese per il riarmo.

Ma “il sostegno economico e l’accompagnamento delle persone devono procedere insieme. Non possono essere separati. Aumentare il reddito senza affiancare le persone in un percorso di crescita e inclusione non basta a risolvere il problema della povertà”, continua ancora il presidente della Caritas. In realtà non si è proceduto né a sostenere concretamente il reddito dei poveri, che rappresentano ormai in Italia ben il 9,8% della popolazione in povertà assoluta con un’incidenza dell’8,4% sul totale dei residenti, né tantomeno all’inclusione. Purtroppo questo tipo di provvedimenti economici trovano grandi difficoltà ad essere realizzati in Italia. Il problema diventa ancora più grande quando si tratta di inclusione perché non solo bisogna volerla ma bisogna metterci anche il “cuore”, nel senso che lo Stato dovrebbe avere “una compassione personale e collettiva”, come affermato da mons. Ambarus in precedenza, cosa che spesso manca oppure viene vista in maniera diversificata in base all’appartenenza politica.

Infine, c’è il problema degli anziani, spesso poveri e non autosufficienti, che si rivolgono frequentemente alla Caritas. Ma il loro più grande problema è la solitudine e a tal proposito il presidente di Caritas Italiana invita tutti ad “imparare a prenderci cura delle persone sole. In una società sempre più segnata dalla diffidenza, bisognerebbe aiutare due persone sole che abitano nello stesso condominio ad incontrarsi, magari davanti a un tè o a un caffè. Da relazioni semplici come queste possono nascere percorsi di sostegno reciproco e miglioramenti concreti nella vita delle persone. Ciascuno di noi può fare qualcosa, anche nel proprio piccolo”. Probabilmente mons. Benoni Ambarus pensava ai tanti gruppi di volontari che esistono nelle parrocchie che spesso hanno nel proprio programma una visita agli ammalati e persone sole e anziane che hanno bisogno, a volte, solo di parlare con qualcuno, di rimanere in contatto col mondo che vive e pulsa. Forse pensava ai gruppi parrocchiali che organizzano periodicamente presso le famiglie momenti di preghiera e di visita agli ammalati. Pensava ai gruppi Caritas parrocchiali che organizzano centri di ascolto in parrocchia ma anche nelle famiglie, in particolare con gli anziani. Insomma, in tali circostanze è proprio il popolo di Dio che deve muoversi direttamente e svolgere la propria parte di carità cristiana. E qui il riferimento è specifico e chiaro quando dice: “Ciascuno di noi può fare qualcosa, anche nel proprio piccolo”.

Insomma, mons. Ambarus, nel suo dire, è in perfetta linea con Papa Leone XIV il quale, qualche giorno fa, nell’ambito della sua visita Pastorale in Spagna, durante l’incontro alle isole Canarie con le realtà di accoglienza dei migranti al Porto di Arguineguìn, ha detto: “Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”, discorso che vale anche per i migranti che sono in Italia e per le tante persone fragili come gli anziani.    

(Foto: Caiffa/SIR)

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