I social media invasi dalle fake news. C’è un’emergenza educativa anche in questo campo

I cattolici sono chiamati oggi a fornire gli strumenti adeguati a una corretta informazione

L’avvento di internet e dei social media in particolare, come si sa, hanno enormemente dilatato il fenomeno delle fake news. Delle cosiddette bufale, notizie false o meglio “non vere”. Perché ci sono tanti modi di non dire la verità, tante sfumature di menzogna.

Come mai le fake news “tirano” tanto? Perché fanno tanti like? Il primo motivo è abbastanza evidente. Ogni fake news, proprio per il fatto di riportare una notizia falsa, ha come caratteristica quella di apparire inverosimile. E tutto ciò che è inverosimile, lo sappiamo, attira la curiosità del lettore.

Il secondo motivo per cui le fake news hanno tanto successo è che, diversamente dal passato quando una notizia scritta veniva appresa dalle colonne dei giornali, oggi con internet un’informazione è in grado di avere una diffusione globale e capace di raggiungere sia il lettore colto sia i lettori non avvezzi alla lettura, perfino chi è in grado di riconoscere soltanto singole parole o piccole frasi ma non il senso di un testo nel suo insieme.

Questo pubblico di lettori che scorrono il testo mordi-e-fuggi senza comprenderne il senso non riesce molto spesso a distinguere se una notizia è vera o falsa. E quindi è portato a divulgarla prescindendo dalla sua attendibilità.

Il pubblico di questi quasi-lettori è enormemente più grande di quello tradizionale. Se a comprare un giornale in edicola ci va un numero limitato di persone – tra l’altro, oggi si registra un tracollo delle vendite dei giornali – sul web invece ci vanno tutti. Possiamo comprendere quali danni possano derivare dall’indiscriminata e massiccia diffusione di notizie false. Del resto, lo possiamo ben vedere dalle notizie stesse: quante vite distrutte per una fake news!

Da un po’ di tempo si sta studiando la maniera per filtrare le notizie che circolano sul web e di bloccare quelle false. In sostanza, di censurare le fake news. È un tentativo che non convince del tutto e che risente delle tendenze del momento. Per esempio, mentre si studia la maniera per introdurre la censura sui social, si saluta come una conquista di civiltà l’annuncio fatto dal ministro Franceschini di abolire la censura sul cinema. Se dunque la censura si invoca a giorni alterni, c’è molto da dubitare sulla sua reale efficacia.

L’esempio del cinema ci riporta però a quella che fu la posizione dei cattolici di fronte alla censura cinematografica, quando già negli anni del secondo dopoguerra si invocava, come oggi, da un lato l’intervento della censura – allora a tutela del buon costume – dall’altro si cominciava a dubitare della sua reale efficiacia.

L’idea dei cattolici di allora fu quella di educare i giovani alla lettura dei film, un invito a porsi in maniera critica di fronte alla proiezione di una pellicola. Quasi in ogni parrocchia si tenevano dei cineforum al termine delle proiezioni. Grande fu il supporto offerto a questo dalla congregazione dei Paolini, fondati da don Alberione, che addirittura diede vita non soltanto a una casa cinematografica, la San Paolo Film, ma a un vero circuito cinematografico alternativo con pellicole a passo ridotto, del tutto indipendente da quello delle sale cinematografiche.

Nei cineforum si poteva scoprire cose che possono sembrare banali ma che sono in realtà importantissime. Si poteva apprendere, per esempio, che in un film c’è una trama ma anche una storia. E che trama e storia sembrano la stessa cosa ma non lo sono. Il padre gesuita Nazareno Taddei diede un contributo teorico fondamentale a questo approccio e per questo la Mostra del cinema di Venezia assegnò un premio intitolato proprio alla memoria di padre Taddei.

Nel cinema c’è una differenza enorme tra la mera successione dei fatti e il significato che a quei fatti è assegnato da un determinato regista cinematografico. Ed è questo significato che alla fine resta nella memoria dello spettatore e che lascia un segno nella mentalità comune.

È qualcosa di simile che oggi i cattolici dovrebbero applicare alla realtà del web, magari con quei nuovi e capillari strumenti che potrebbero essere, per esempio, il webinar o il podcast. Non si tratta di censurare quello che passa sulla rete – in alcuni casi sarà necessario anche questo, ovviamente – ma di educare il lettore perché possa diventare consapevole di quello che legge e sappia valutarne la credibilità.

È difficile dire in che misura questo potrà limitare la diffusione delle fake news, ma probabilmente potrà fare qualcosa perché gli effetti siano meno dannosi.

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Paolo Tritto

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