Il Mediterraneo – Lago di cooperazione. Mons. Savino: “Il coraggio di osare”

Taranto al centro di una nuova geografia della cooperazione, dello sviluppo e del dialogo tra i popoli. Giochi del Mediterraneo a Taranto e Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 non sono eventi da consumare, da mancare, ma occasione per dare corpo, oggi più che mai, ad una luminosa intuizione da giocarsi per il futuro. Mons. Savino.- “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”.

Tre giorni di ampia riflessione e approfondito dibattito, promossi dal Consiglio comunale di Taranto su impulso di Gianni Liviano, insieme al Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo e alla rete della Carta della Pace.

L’iniziativa utilizza l’avvicinarsi dei Giochi del Mediterraneo come occasione per discutere il futuro della città.

Mons. Francesco Savino, Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Vescovo di Cassano allo Jonio (CS), nella sua relazione, ha esordito dicendo che “Taranto vive con i suoi paradossi”. Ma ha presentato una serrata sequenza di “opportunità da perseguire ripensando alla famosa lettera che Giorgio La Pira il 4 maggio1958 scrisse a papa Pio XII: Il Mediterraneo come nuovo lago di Tiberiade: un Mare di Galilea più grande, molto più grande, capace di unire con le proprie acque popoli e nazioni, di abbattere ogni barriera etnica e religiosa. Un sogno, un grande sogno, basato sul senso dell’apertura al dialogo. Intuizione che fiorisce nella mia anima”.

Giochi del Mediterraneo a Taranto, e contemporaneamente a Matera: Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, quindi, non sono eventi da consumare, da mancare, ma occasione per dare corpo, oggi più che mai, ad una luminosa intuizione.

L’immagine del Mediterraneo come “lago” diventa metafora di prossimità, di relazioni, di responsabilità condivise. “Ma i cattolici dove sono?” ha chiesto mons. Savino.- “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate” è il severo richiamo di Papa Leone XIV a Lampedusa il 4 luglio 2026, riflettendo sul dramma delle migrazioni e, riferendosi alle vittime nel Mediterraneo”.

Non è da dimenticare Papa Francesco l’8 luglio 2013: ha celebrato a Lampedusa una storica Messa. Ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”, affermando che il benessere ci rende insensibili, anestetizza il cuore, e ci fa chiedere “Dov’è tuo fratello?” di fronte a chi muore in mare.

“Con il lago le sponde si guardano, si riconoscono, si toccano, costruiscono approdi. Diventa spiritualità e politica. E la spiritualità è ciò che attiene al senso che dò alla vita. Sono mille cose insieme, mille lingue, mille civiltà insieme. Antropologie. Pensiero complesso. L’uomo è desiderio, non algoritmo. Non possiamo assolverci facilmente. Siamo vittime di virus destabilizzanti: l’individualismo ipertrofico, l’autoreferenzialità, facciamo fatica nella stessa Chiesa a vivere la sinodalità. La cooperazione è quel nome adulto con il quale si impara a vivere insieme”.

Consentitemi due domande, prosegue mons. Savino:

La prima: “Certo modello di sviluppo a Taranto, chi lo ha deciso? Voi, dove eravate? E la vigilanza cristiana? Oggi SALUTE e LAVORO confliggono. Dov’era l’etica della responsabilità? Ci dimeniamo tra convenienza e utilitarismo. Nel mio territorio recentemente ho vissuto un’esperienza drammatica: 4 braccianti arsi vivi! Il caporalato è dentro le imprese, nei flussi migratori”.

La seconda:”I cattolici dov’erano? URBS/CIVITAS: a che punto è il senso di appartenenza? Il senso dell’impegno collettivo? Siamo affetti da questi tre virus: balconite, divanite, poltronite. Osservano, criticano tutto, non muovono un dito”.

Proposte come scelte:

1 – Cultura come infrastruttura della fiducia. Non diffidate reciprocamente, gli uni degli altri.

2 – Adottiamo una conoscenza condivisa. Pensiamo a un Eramus del Mediterraneo.

3 – Economia del mare come bussola epica. Ipotizziamo una transizione che risani.

Questi temi, ampiamente illustrati e qui solo annunciati, con le proposte possibili, richiedono un profondo cambiamento culturale e un grande impegno, che Mons. Savino ha voluto porgere con grande entusiasmo all’attenzione dell’uditorio.

Il flusso degli eventi che a Taranto stanno per realizzarsi, mentre a Matera sono già in corso con significativi appuntamenti di spicco, aprono spazi di transizione e richiedono impegno futuro se sono condivisi e scelti.

Il prestigioso titolo di capitale assegnato a Matera è condiviso con la città marocchina di Tétouan e promosso dall’Unione per il Mediterraneo.

Diamo la possibilità al sogno di La Pira di far diventare il Mediterraneo, come di fatti lo è, più grande del lago di Tiberiade. La consapevolezza che è emersa in questi giorni di riflessione e dibattito è una spinta intelligente capace di trasformare pigrizie o ritardi in risorsa preziosa per la crescita che le nostre città si attendono,

Mons. Savino ha affidato al Venerabile don Tonino Bello il messaggio di speranza, richiamando una frase a lui tanto cara: “La notte è bella, osiamo l’aurora! Spronava così credenti e non credenti a non rassegnarsi mai alle tenebre”.

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