La Carta di Matera per battere la fame nel mondo, un sogno che fatica a diventare realtà.

Il documento sottoscritto al G20 delude chi si aspettava azioni concrete per affrontare una grave emergenza entro la scadenza prefissata del 2030

Nel corso del meeting ministeriale del G20 tenuto a Matera il 29 giugno, i rappresentanti delle principali economie nazionali del pianeta hanno sottoscritto la cosiddetta Carta di Matera per rilanciare il contrasto alla fame nel mondo, dopo che il progetto ONU “Fame zero nel 2030” ha fatto registrare una preoccupante battuta d’arresto e il numero delle persone che patiscono la fame nel mondo è tornato a crescere.

Oggi sono circa 850 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta e senza cibo sufficiente alla sopravvivenza. A ciò deve aggiungersi il numero dei poveri provocati della pandemia che secondo le stime non dovrebbe essere inferiore a cento milioni. Ciò porterebbe il totale a una cifra prossima al miliardo di persone che non hanno risorse per vivere.

È sicuramente da apprezzare lo sforzo di rilanciare il sogno di un mondo che ha sconfitto la fame ed è giusto riconoscere l’impegno del ministro Di Maio su questo obiettivo. Ma i sogni, come si sa, hanno bisogno di azioni concrete, capaci di trasformarli in realtà. E qui, purtroppo, c’è dire che la Carta di Matera non si è spinta oltre generiche affermazioni di principio.

Ciò che manca a questo documento è anche soltanto un riferimento a quello che maggiormente impedisce il contrasto alla fame nel mondo. Cioè la lotta alla corruzione. Bisogna dire che i paesi ricchi già oggi destinano ai paesi in via di sviluppo somme considerevoli e beni di prima necessità che purtroppo non giungono a destinazione, risorse che molto spesso finiscono nelle tasche di uomini legati ai regimi corrotti.

Rispetto al documento sottoscritto il 29 giugno, inoltre, rimane tutto da definire cosa le grandi potenze intendono fare per impedire il moltiplicarsi dei conflitti, l’innalzamento dei muri, l’instabilità politica che alimenta il disordine in tante regioni del pianeta. È evidente a tutti che la prosperità, di cui tanto si è parlato a Matera, dipende direttamente dalla pace e dalla serena convivenza tra i popoli. Cosa si intende fare di concreto per arginare le guerre?

Secondo Oxfam Italia, rete di associazioni di volontariato che si occupano del problema della fame, a Matera «nessuna decisione che ne concretizzi l’azione (ancora tutta da costruire!) è stata presa, nè sono state date indicazioni su possibili fonti di finanziamento». Inolte, dichiara al mensile Vita Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia, «rimane l’assenza di un’azione coordinata per impedire una nuova ondata di quei fenomeni speculativi sui prezzi dei generi alimentari, denunciati dalla stessa FAO. L’appello a tenere i mercati aperti è importante, ma insufficiente in assenza di una decisa azione anti-speculativa, che le 20 maggiori economie del mondo potrebbero effettivamente realizzare».

È urgente trovare soluzioni per una più equa ripartizione delle risorse alimentari. Perché il triste paradosso è che, come evidenziato in un precedente articolo su questo giornale, già oggi sul pianeta viene prodotto cibo sufficiente a sfamare l’intera popolazione mondiale. Cosa impedisce, invece, che il cibo giunga alla mensa di chi ha fame? Indubbiamente bisognerebbe rivedere l’intero sistema di canali commerciali e di regole che non è più all’altezza della situazione.

Non si tratta soltanto di misure economiche, evidentemente. Si sa quante incognite riserva la crisi sanitaria generata dalla pandemia. Quale sarà lo scenario che si presenterà, soprattutto in Africa, dopo il passaggio del Covid?

Infine, una nota riferita alla città di Matera che ha ospitato l’evento. Da anni la città dei Sassi è sulla scena internazionale grazie a grandi eventi. In questi casi si giudica il successo o meno di tutto questo sulla base del livello di visibilità raggiunto dalla città e sul ritorno che l’economia cittadina potrebbe ricavare da questa maggiore visibilità. Evidentemente questo non può più bastare e non è nemmeno moralmente accettabile. È necessario capire quali soluzioni si riesce a mettere in campo per far fronte ai reali problemi. Soprattutto nei confronti di chi è in condizioni di maggiore bisogno.

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Paolo Tritto

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