La nuova Mensa della Fraternità Don Giovanni Mele

Dopo la benedizione di Papa Francesco il 25 settembre a chiusura del CEN, il giorno 4 dicembre 2022 è stata inaugurata ufficialmente la Mensa della Fraternità “Don Giovanni Mele”. Intervista alla presidente dell'Associazione "Don Giovanni Mele" e all'arcivescovo di Matera-Irsina mons. Antonio Giuseppe Caiazzo.

“È crudele, ingiusto e paradossale che, al giorno d’oggi, ci sia cibo per tutti e, tuttavia, non tutti possano accedervi; o che vi siano regioni del mondo in cui il cibo viene sprecato, si butta via, si consuma in eccesso”. Lo dice Papa Francesco in un messaggio alla Fao in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. “La lotta contro la fame e la malnutrizione non cesserà – aggiunge il pontefice – finché prevarrà esclusivamente la logica del mercato e si cercherà solo il profitto a tutti i costi, riducendo il cibo a mero prodotto di commercio, soggetto alla speculazione finanziaria” (Citta’ del Vaticano, 16 Ott. 2019).

L’assistenza non è una elemosina, ma un progetto, in cui ci si prende per mano per andare avanti insieme. Leggere la realtà con gli occhi dei poveri deve portare al coraggio di denunciare le diseguaglianze per porvi rimedio. Il compito di un giornale, ancor più di quello diocesano, è quello di dare voce a chi non ha voce per ricordare a chi amministra quelle che sono le priorità del territorio per la promozione della dignità della persona. 

Non è facile fare una previsione su quando questa difficile situazione terminerà e se prima o poi la povertà potrà essere sconfitta, tuttavia c’è la consapevolezza che in questo periodo difficile la realizzazione di una mensa per gli indigenti, come la Mensa della Fraternità don Giovanni Mele, è un esempio di grande generosità, segno di solidarietà, che ha messo in luce un’attenzione verso il prossimo di tante persone che si sono spese generosamente per la sua realizzazione. Questi segni fanno ben sperare per il futuro.

L’arcivescovo di Matera-Irsina Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, il 4 dicembre scorso, alla presenza di tutte le autorità cittadine e soprattutto di moltissimi cittadini, ha inaugurato la sede della nuova Mensa Don Giovanni Mele. Una tappa importante che, oltre a riqualificare un luogo, ha prodotto una riqualificazione sociale e umana, con la realizzazione di un luogo più adeguato, bello e luminoso, come ha sottolineato il Vescovo nel suo intervento.

Per sottolineare un percorso iniziato nel 2002 con la prima richiesta di Don Giovanni per la realizzazione della mensa, abbiamo posto alcune domande alla presidente dall’Associazione Don Giovanni Mele la sig.ra Maria Rosaria Di Muro e al nostro carissimo Vescovo Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo.

Sig.ra Di Muro:

lei si trova a gestire la Mensa di don Giovanni Mele, finalmente realizzata, benedetta da Papa Francesco e inaugurata il 4 dicembre, quali riflessioni le ha suscitato?

Le riflessioni sono state molte, la prima è stata quella sulle disuguaglianze che esistono nella nostra società che purtroppo costringono molte persone a non avere i soldi per garantirsi un pasto caldo, “Gli scartati” come li chiama Papa Francesco. La seconda riflessione sulla necessità di cambiare il tipo di sviluppo delle nostre società che generano queste disuguaglianze, dove i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri dove al centro di tutto sta il dio del denaro e non l’amore per il prossimo.

La pandemia ha creato non pochi problemi tra le persone meno agiate a cui bisognava rispondere con atti concreti e la mensa è un atto concreto. Le povertà in generale sono aumentate e non di poco. Cosa succede a Matera dal punto di vista del vostro osservatorio?

La pandemia ha accresciuto questi problemi tra i meno fortunati che non sono solo i migranti, come molti credono, ma anche molti cittadini della nostra città. Ma, come ho detto prima, la povertà esisteva anche prima della pandemia. La pandemia li ha resi solo più visibili in un momento in cui hanno prevalso sentimenti di solidarietà, di amicizia, di amore che purtroppo adesso sembra già che ce ne stiamo dimenticando, basti riflettere sulle notizie delle misure economiche di cui parlano i giornali e che saranno approvate con la nuova legge di bilancio dove pare che i poveri siano scomparsi.

L’impegno del volontariato sarà ancora un elemento fondamentale per il funzionamento della struttura, quale sarà l’organizzazione di questa nuova mensa?

La casa di fraternità Don Giovanni Mele  non sarà solo un luogo dove offrire un pasto caldo in un ambiente decoroso a chi ne ha bisogno, ma sarà anche un luogo dove il volontariato, la solidarietà, che si esprimono anche in tante altre attività di accoglienza, saranno vissute nella realtà concreta da tante persone che voglio ringraziare, ad iniziare da chi ha reso possibile la costruzione della struttura ma soprattutto alle  tante persone che con la loro opera la renderanno viva. Faccio un nome per tutti, Giulia Mele, sorella del compianto Don Giovanni Mele ideatore della mensa.

La mensa della Fraternità Don Giovanni Mele è un’opera straordinaria di impegno, coraggio e dedizione. Di cosa c’è ulteriormente bisogno?

La cosa più importante a mio parere è quella che tutte le istituzioni pubbliche facciano di più e meglio per quanto di loro competenza per eliminare strutturalmente i problemi che affliggono i più deboli per far sì che non vi siano più “scartati”. Come ha detto Papa Francesco “la guerra è una follia” spendere soldi in armamenti è un peccato grave. Allora si destinino più soldi per la fame, per le malattie, per la tutela della nostra madre terra e si ascolti di più la voce di Papa Francesco contro tutte le guerre.

Dopo le riflessioni della presidente dell’Associazione Don Giovanni Mele, chiudiamo con le parole del nostro caro Arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, con questa iniziale domanda:

In tanti abbiamo sostenuto con impegno e soddisfazione il progetto della realizzazione della mensa, perché ha al centro inclusione e povertà. La mensa Don Giovanni Mele, che accoglie persone bisognose da tutto il territorio circostante, oltre al servizio importantissimo di offrire un pasto caldo, sarà anche un punto di ascolto per chi vive situazioni di disagio e a rischio di esclusione?

La mensa, volutamente chiamata “Mensa della fraternità” D. Giovanni Mele, è stata progettata e desiderata non come luogo dove s’incontrano solo quanti vivono talvolta una situazione di fragilità e di bisogno, ma luogo dove ognuno può condividere un pasto, tempo, può ascoltare ed essere ascoltato: far circolare l’amore indispensabile per la crescita umana e spirituale. Luogo di inclusione e non di distinzione, luogo di fraternità e non di discriminazione.

La povertà economica è l’esito di una insensibilità politica nella soluzione dei problemi che affliggono gli ultimi, a cui occorrerebbe dare ogni priorità per la loro soluzione, come ricorda sempre Papa Francesco nelle sue omelie? 

Nell’era del benessere, dello spreco, è assurdo che ci siano persone (non numeri) che soffrano per mancanza del minimo indispensabile. La giustizia sta alla base di ogni convivenza umana. L’equità fa crescere un popolo, l’umanità intera. Purtroppo spesso anche gli enti preposti a risolvere i problemi delle famiglie, delle singole persone, a promuovere la dignità delle persone, fanno riferimento a noi Chiesa per risolvere situazioni di emergenza economica e sociale. Lo facciamo volentieri, per quanto possiamo, ma rimaniamo perplessi di ricevere una tale delega da parte di chi dovrebbe impegnarsi in maniera strutturata per il bene di tutti.

Papa Francesco nell’Omelia della Messa celebrata in occasione del CEN, ha detto: “la presenza di Gesù ci chiede di impegnarci perché accada un’effettiva conversione: conversione dall’indifferenza alla compassione, conversione dallo spreco alla condivisione, conversione dall’egoismo all’amore, conversione dall’individualismo alla fraternità”; la nuova Mensa don Giovanni Mele vuole essere questo per la Città di Matera e per l’intera Arcidiocesi?

La mensa della Fraternità “D. Giovanni Mele” è uno dei quattro segni che come Chiesa di Matera-Irsina abbiamo voluto lasciare a conclusione del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale. E i segni devono parlare, scuotere le coscienze di tutti, stimolando ad uscire dall’indifferenza e dalla delega, per diventare protagonisti e corresponsabili, dando il proprio apporto per arrivare a vincere ogni forma di egoismo. Celebrare l’Eucaristia significa celebrare la vita e spezzare il pane della condivisione.

“Città del pane”: luogo nel quale il gusto del pane non deve sfamare solo la fame del corpo, ma essere soprattutto un intervento che generi giustizia sociale, futuro e pace?

Ho definito Matera la nuova Betlemme, la nuova città del pane. A Matera ci è stato trasmesso, nella sua lavorazione e preparazione, il pane “Trinitario” e “Cristologico”. E il pane indica il passare di Gesù oggi: il Verbo che si è fatto carne. La Parola che libera, guarisce, promuove e difende la dignità della persona, contribuisce a costruire il futuro promuovendo la giustizia.

Questo luogo diverrà promotore di eventi come iniziative di socializzazione e incontri sul tema della povertà non solo quella di prima necessità, ma della povertà morale, civile che attraversa la società attuale? 

L’intento è esattamente quello di portare avanti la promozione umana attraverso una serie di iniziative che permettano non di guardare l’altro con un senso di commiserazione ma di impegnarci concretamente perché ci sia riscatto sociale a tutti i livelli. Soprattutto in un momento storico in cui l’individualismo, la paura seminata di proposito tendono a creare discriminazione.

La mensa della Fraternità Don Giovanni Mele è un’opera straordinaria di impegno, coraggio e dedizione, oltre alla riqualificazione di un luogo che da anni era nel totale degrado. Di cosa c’è ulteriormente bisogno?

Penso ci sia bisogno, oltre che di contributo economico e di generi alimentari, di tanto affetto, amore, partecipazione, testimonianza del Cristo morto e risorto per tutti.

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Marino Trizio

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