La vita di padre Antonio da Pisticci, una fiamma d’Amore

La presentazione del libro "Una fiamma d'amore. Vita di Padre Antonio da Pisticci" di Giovanni Russo si terrà il 26 novembre prossimo alle ore 17,00 presso il Salone parrocchiale della Chiesa di Cristo Re in Pisticci. Intervista al dott. Giovanni Russo, autore del volume.

“Una fiamma d’Amore. Vita di Padre Antonio da Pisticci” è la biografia di un frate predicatore francescano vissuto tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Il testo verrà presentato a Pisticci il prossimo 26 novembre alle 17.00 presso il Salone parrocchiale della Chiesa di Cristo Re, dopo una prima presentazione a Napoli. Saranno presenti don Antonio di Leo, parroco di Cristo Re, il sindaco di Pisticci, dott. Domenico Albano e il vicesindaco, avv. Rossana Florio. La moderatrice, la docente Mirella Troiano, dialogherà con l’autore Giovanni Russo, bibliotecario e giornalista. Le conclusioni saranno affidate all’avvocato Antonio De Sensi, Assessore alle Politiche culturali del Comune di Pisticci e all’Arcivescovo di Matera, S. E. Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo. L’evento, con il patrocinio morale del Comune di Pisticci, è promosso dalla Fraternità Francescana di Pisticci, dalla Parrocchia Cristo Re e dalla Fondazione San Bonaventura che si occupa di oltre 50 tra biblioteche, archivi e musei ecclesiastici del Sud Italia.

L’interessante volume, ricco di informazioni storiche, racconta della figura di padre Antonio, nato a Pisticci e missionario in Terra Santa; una vita, la sua, piena di preghiera e penitenza. L’opera si rifà a recenti ritrovamenti presso importanti archivi (tra cui quello della Propaganda Fidei, in Roma), con la collaborazione di Nico Auricchio, docente in materie letterarie e webmaster del sito della Parrocchia Sant’Antonio di Pisticci.

Padre Antonio nasce nel 1567 e dopo aver svolto i primi studi presso il Convento “S. Maria delle Grazie” di Pisticci si trasferisce a Napoli, città in cui vestì l’abito francescano a soli 19 anni. Diviene sacerdote a 24 anni e dedica la sua vita principalmente allo studio teologico ed alla predicazione, a cui associa digiuni e penitenze, nonché la preghiera. Nel 1628 ottiene dalla Congregazione della Propaganda Fidei di poter partire missionario e si reca, così, in Siria, ad Aleppo. Successivamente viene inviato in Armenia e, dopo nove anni al servizio della Custodia di Terra Santa, decide di tornare in Italia, trasferito presso il Convento di Afragola, città in cui si spegne all’età di 75 anni. Il corpo venne seppellito nella locale Chiesa di S. Antonio, poi Santuario e Basilica. Nel 1912, durante i lavori di ripristino e consolidamento del complesso monastico, le ossa di Padre Antonio furono riconosciute autentiche, recuperando anche la lapide sepolcrale sulla quale c’era scritto: “Hic jacet P.Antonius a Pisticio”.

L’agile volume, su quattro capitoli, ricco di una nutrita bibliografia, con interessanti fonti archivistiche, racconta la vita di questo frate che si conquistò la fama di grande “servo di Dio”. Dopo gli anni vissuti a Pisticci con il trasferimento a Napoli, si sofferma soprattutto sul periodo trascorso in Terra Santa. Un’interessante opera che si inserisce sul solco delle ricerche di don Domenico Sinisi che per primo nel 1929 ha approfondito lo studio della figura del frate. Che possa essere l’inizio di una serie di studi su Padre Antonio da Pisticci, una figura che può ancora dire molto al mondo di oggi.

Intervista al dott. Giovanni Russo, autore del volume: “Una fiamma d’Amore. Vita di padre Antonio da Pisticci”.

Laureato in giurisprudenza e specializzato in Biblioteconomia alla Biblioteca Apostolica Vaticana, è autore di diverse pubblicazioni sulla vita dei Santi e sul francescanesimo.

1)Perché hai scritto un libro su Padre Antonio da Pisticci? Cosa ti ha spinto a farlo?

Il 13 novembre del 2004, quando il Cardinale Giordano nell’omelia in occasione della elevazione a Basilica del Santuario dedicato a Sant’Antonio in Afragola citò padre Antonio da Pisticci, iniziò, da subito, la mia curiosità intorno a questa figura di frate francescano. Da allora ho iniziato ad approfondire le mie ricerche in merito e, data la mia presenza a Roma come studente di Biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, ho avuto modo di frequentare la Congregazione della Propaganda Fidei trovando un testo inedito, la relazione in Armenia del 1632. Ho pensato, quindi, ad un testo su padre Antonio. Il legame con padre Antonio è anche legato alla mia vita: da quel momento decisi di lasciare il percorso intrapreso di praticantato legale e di fare il bibliotecario, immerso tra i libri.  

2)Come viene vissuto il culto di padre Antonio ad Afragola?

Per secoli molto attivo, negli ultimi decenni si è affievolito perché il corpo è stato spostato molto probabilmente nella cripta. L’obiettivo è quello di ritrovarlo per poi esporlo, cercando così di rinvigorire il culto ad Afragola, dove del santo si conoscono più che altro le vicende storiche.

3) Che prospettive intravedi sull’approfondimento degli studi storici e teologici sulla figura del Servo di Dio?

Ho iniziato a scrivere il testo durante la guerra civile in Siria, con i bombardamenti ad Aleppo. Una persona che insegna la penitenza ma anche molto sull’umiltà. E’ un finissimo teologo ma rinuncia all’insegnamento partendo missionario. Da Aleppo va ad Armenia dove trasmette la fede ai seminaristi. Vorrebbe morire martire, ma gli dicono di tornare nel napoletano, riprendendo la predicazione.

4) Cosa può dire, ancora oggi, alla Chiesa ed al mondo la figura di questo frate francescano, vissuto tra il Cinquecento ed il Seicento? Una vita dedicata alla penitenza ed alla preghiera. Ma anche allo studio ed alla preghiera. Soprattutto all’annuncio.

La vita di padre Antonio è una vita di preghiera e di dure penitenze. Imitarlo nella preghiera, nell’umiltà. Ricomincia sempre la sua vita da zero, anche daccapo. E’ un grande esempio per noi. Iniziare sempre una nuova vita, non fermarsi mai. Avere sempre la forza di affrontare la vita, facendo ciò che ci piace fare…

5) Credi che lo sviluppo del culto a Pisticci e ad Afragola possa portare ad un percorso comune di amicizia, magari ad un gemellaggio tra le due comunità, in nome di Padre Antonio?

Padre Antonio arriva ad Afragola prima della costruzione del Convento, che avviene nel 1933. E’ il proto-fondatore dello stesso Convento, in un certo senso. Va fatto, certamente, un percorso comune tra le due comunità di Pisticci ed Afragola. Anni fa ad Afragola gli si dedicò una strada, cosa che andrebbe fatta anche a Pisticci. Creare un gemellaggio tra le due comunità, non solo civili, ma anche ecclesiastiche in nome di Sant’Antonio, il Santo Taumaturgo di Padova.  

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Angelo D'Onofrio

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