L’esperienza della cooperativa Il Sicomoro al Festival Francescano di Bologna

Testimonianza di Luca Iacovone sul tema “Giovani testimoni di Economy of Francesco - L'economia è cosa per giovani”

Anche quest’anno si è tenuto a Bologna il Festival Francescano, giunto ormai alla XIII edizione. Con questa manifestazione che si tiene tradizionalmente alla fine di settembre si vogliono riproporre i valori francescani di fraternità, umiltà, carità, dialogo e pace, tutti valori che a pensarci bene scaturiscono da quella povertà che caratterizza il carisma del Santo di Assisi.

È forse proprio questo, la povertà francescana, a spingere talvolta il dibattito del Festival verso i temi dell’economia e già per la scorsa edizione questo giornale ha riportato l’intervento del gesuita padre Gaël Giraud sulla transizione ecologica (vai al link). Può sembrare strano che la scelta della povertà possa essere presentata come un fattore di crescita economica, ma è proprio il pontificato di questo papa a proporre il paradosso della cosiddetta economia di Francesco – Economy of Francesco.

Tutto ciò potrebbe sembrare strano fino a quando non si assiste a fatti che fanno vedere quanta verità ci sia, in realtà, dietro questa intuizione. Il Festival Francescano di Bologna ha offerto diversi spunti di riflessione al riguardo. In uno di questi, c’è stata la testimonianza del nostro amico Luca, della cooperativa Il Sicomoro di Matera.

Luca Iacovone è intervenuto al Festival Francescano, prendendo la parola nel corso di una tavola rotonda su “Giovani testimoni di Economy of Francesco – L’economia è cosa per giovani”, insieme a Daniele Montesi, Maria Girolomoni, Veronica Bonagura e Maria Gaglione.

A quello degli adulti, spiegano gli organizzatori, il tema dell’economia potrebbe sembrare distante dal mondo dei giovani, ma questo è un luogo comune che l’esperienza di Economy of Francesco ha dimostrato non avere fondamento. Luca Iacovone ha portato a questo riguardo la testimonianza del Sicomoro e di quei giovani – nel frattempo cresciuti senza però perdere lo spirito della loro giovinezza – che la hanno animata.

La cooperativa è una realtà significativa nella città di Matera e nel resto della Basilicata, soprattutto perché gestisce un’istituzione molto cara ai materani, la Casa di Riposo Brancaccio. Dovrebbe far riflettere anche il fatto che dei giovani hanno saputo prendere a cuore la vita delle persone più anziane e, forse perché giovani, portarla avanti con entusiasmo. È significativo anche che alcuni giovani abbiano voluto intraprendere un’attività imprenditoriale in un territorio difficile come il Sud.

La testimonianza di Luca dice proprio la positività di questa esperienza, sostenuta inizialmente dal Progetto Policoro della Conferenza Episcopale Italiana. Il Sicomoro vuole essere l’opportunità offerta a chi ne ha bisogno di abbracciare un orizzonte più largo e, insieme, cogliere lo sguardo di Gesù. Anche per quanti, come le persone fragili, hanno bisogno di una struttura di sostegno per poter diventare parte attiva nel mondo produttivo.

Oggi sono circa 120 i dipendenti del Sicomoro impegnati in vari progetti di lavoro e molti di questi sono soggetti fragili che nel Sicomoro hanno trovato la strada per raggiungere una loro autonomia. Le storie degli amici del Sicomoro sono storie molto diverse tra loro. Ciò che li unisce è il fatto che ognuno di loro ha alle spalle un momento in cui ha incontrato lo sguardo di qualcuno che lo ha accolto, uno sguardo simile a quello di Cristo che alzò gli occhi – appunto – su quel sicomoro dove si era arrampicato Zaccheo per vederlo passare e dove Gesù lo notò.

Una di queste è la storia di Said Elshazly, un “egiziano-materano”, come ama definirsi, che oggi è uno chef apprezzato. Said si è formato al Panecotto del Sicomoro, un locale etico e solidale nei Sassi di Matera; adesso ha aperto un proprio ristorante nel centro cittadino, portando con sé in centro tante periferie esistenziali.

Oltre questa storia, c’è anche il progetto di un birrificio, col quale si vogliono creare opportunità occupazionali per persone straniere in uscita dai progetti di accoglienza ed essere, nello stesso tempo, un esempio di economia circolare. Perché non sarebbe giusto fermarsi all’accoglienza. Nell’esperienza del Sicomoro c’è anche questa attenzione a creare valore economico. Nessuno può dire che l’economia non sia cosa per giovani.

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Paolo Tritto

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