Una celebrazione intensa e ricca grazie allo spessore pastorale dei segni di cui si compone il rito di insediamento: la lettura della bolla di nomina, il canto d’invocazione dello Spirito Santo e la benedizione del Vescovo sul nuovo pastore. In un climax ascendente che prevede, inoltre, prima della liturgia della Parola, l’aspersione del popolo di Dio e la venerazione dell’altare da parte del nuovo parroco attraverso l’incenso, seguiti – dopo l’omelia – dalla professione di fede e, infine, dalla simbolica presa di possesso della sede presbiterale, che per l’intero rito ha visto assiso il Vescovo.
Ma una liturgia resa ancor più intensa dalla ricorrenza — l’Esaltazione della Santa Croce — celebrata assieme all’insediamento di mons. Di Candia e dalla partecipazione viva del popolo di Dio convenuto numeroso: laici e clero, consacrate e famiglie, una rappresentanza dell’Amministrazione di Ferrandina, giovani e anziani, diaconi e seminaristi hanno accompagnato il rito con la preghiera, il canto e fragorosi applausi suscitati da alcuni passaggi dell’omelia e dei saluti finali.
Inizia il tempo di mons. Pierdomenico Di Candia
Inizia il tempo di mons. Pierdomenico Di Candia per la comunità materana di San Rocco, dopo l’“interregno” di qualche mese di don Pasquale Giordano che ha seguito i 22 anni di “generosa dedizione e diligente impegno pastorale” – queste le parole scritte dal vescovo nella nomina a parroco di mons. Di Candia – di don Angelo R. Tataranni.
“È una responsabilità che sento particolarmente forte quella del dare continuità a tutto quello che è stato fatto in questi anni”, ha dichiarato don Pierdomenico nel saluto indirizzato alla sua nuova comunità al termine della celebrazione.
Oggi a te viene chiesto di allargare il cuore e vivere di nuovo l’amore per una nuova comunità parrocchiale. Ti viene chiesto questa sera di prendere l’ago e il filo della grazia per fare anche il tessitore relazionale.
Ti chiedo di incontrare la comunità nelle sue espressioni di organismi di partecipazione.
E ti sono affidati anche l’impegno della Caritas diocesana e il coordinamento e l’animazione della Carità a livello diocesano, tenendo conto anche dello specifico di questa comunità parrocchiale, che in questi anni, anche grazie al servizio pastorale di don Angelo, si è caratterizzata tanto nella carità.
le parole che il vescovo nell’omelia (di cui il testo integrale a questo link) ha rivolto a don Pierdomenico, dopo aver spiegato il senso del serpente di bronzo innalzato per salvare chiunque fosse stato morso, preconizzando la salvezza operata dal Messia.

Il programma di don Pierdomenico: “Tanto impegno” e “interparrocchialità”
«Tanto impegno»: è questo il programma pastorale annunciato in sintesi da mons. Di Candia nel suo saluto, con un’impostazione orientata il più possibile all’«interparrocchialità», come ha sottolineato guardando don Pasquale e don Nino, alla guida delle comunità parrocchiali limitrofe. Una dimensione di continuità anche con Ferrandina, come testimoniato dai numerosi parrocchiani ferrandinesi giunti numerosi e riconoscenti con un pullman ad hoc organizzato e con auto private, a conferma degli sforzi profusi in questi anni da don Pierdomenico per edificare una comunità unita come una grande famiglia.
Ma l’altro aspetto di continuità per don Pierdomenico è San Rocco, patrono sia di Ferrandina sia della sua nuova comunità parrocchiale, che ha proposto come figura di ispirazione “in quanto pellegrino e capace di farsi accanto a chi è piagato dalla peste, dalla vita, infettandosi lui stesso”.
Mons. Ambarus: “Il parroco non è un superuomo”
Non sono più nell’età dei facili entusiasmi e della forza di andare controcorrente; è invece l’età della nave che scioglie le vele perché il vento possa gonfiare, soffiare, spingere e andare così in tranquillità seguendo la corrente verso un porto sicuro. Naturalmente il vento è quello dello Spirito Santo e la corrente che porta la nave è certamente l’opera della comunità. Lì dove magari mancano le forze dei giovanili entusiasmi, ci sia la forza della comunità che sostiene, trascina e porta nella giusta direzione la nave che è la nostra esistenza
ha sottolineato ancora nel saluto mons. Di Candia, che nonostante l’età dei 70 anni, ha ricevuto una nomina novennale (“Un augurio di buona salute”, la battuta dell’arcivescovo) sapendo già oggi di dover dare poi le dimissioni una volta raggiunto il limite canonico dei 75 anni di età.

E sulla stessa linea del sostegno condiviso, anche il vescovo ha raccomandato alla comunità di San Rocco corresponsabilità e sostegno spirituale per don Pierdomenico: “Non sta arrivando un superuomo, con tutto il curriculum di tutto rispetto che ha: vi chiedo di accoglierlo, di amarlo e di sostenerlo”. E una rappresentante della comunità parrocchiale, nel discorso pronunciato a nome di tutti alla fine (qui il link al discorso completo): “Dal nostro canto, caro don Pierdomenico, ti offriamo collaborazione e disponibilità a percorrere insieme il cammino che ci indicherai, accogliendoci reciprocamente, rispettando la sensibilità ed i talenti di ciascuno, coltivando i valori evangelici della solidarietà, della prossimità, della condivisione, della compassione”.
Un momento di serena convivialità negli spazi all’aperto adiacenti alla chiesa ha concluso la serata di festa, allietata dal fresco serale dopo la lunga calura estiva.
Ma, non dimentichiamo, a San Rocco il vescovo ha anche nominato collaboratore don Giuseppe A. Lavecchia, mentre il nuovo parroco in chiesa madre in Ferrandina (il “successore” di mons. Di Candia), don Gabriele Chiruzzi, farà il suo ingresso canonico il prossimo 27 settembre.
Un augurio da parte della Redazione a don Pierdomenico per questa nuova avventura e alla comunità di San Rocco di un cammino proficuo e serio verso le più alte vette dello spirito in quella carità che mai finirà.

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