Parte il treno del governo Draghi. Dove arriverà?

I primi provvedimenti vanno nella direzione della transizione ecologica, della ripresa economica e della riduzione delle disuguaglianze.

Il più importante impegno assunto dal presidente Mario Draghi al momento di varare il nuovo governo è stata la transizione ecologica. Dopo ovviamente l’impegno straordinario relativo all’emergenza sanitaria e al piano vaccinale.

Il governo è già all’opera su uno dei pilastri di questa transizione, aspetto a cui questo giornale ha già dedicato un servizio, che consiste nella decarbonizzazione del sistema dei trasporti. Il piano consiste prevalentemente nel privilegiare l’uso del treno rispetto alla mobilità su gomma e, ancora più decisamente, nel ridurre sensibilmente il traffico aereo, tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico.

Attualmente, in Italia il novanta per cento dei passeggeri si serve dell’auto per i propri spostamenti. Molto scarsa anche la movimentazione delle merci su ferrovia, inferiore di circa il cinquanta per cento alla media europea. È un quadro che fa comprendere bene l’urgenza di questo processo di transizione.

Già il governo Conte aveva fissato le linee portanti del Recovery plan, adesso il nuovo governo è passato a definire la terza Missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l’impegno a sottoporlo all’esame dell’Unione Europea, che finanzia il piano, già il prossimo 30 aprile. Gli obiettivi sono quelli di raggiungere una maggiore connettività ferroviaria tra le varie aree del paese e una maggiore rapidità nei tempi di percorrenza dei treni.

Si registrerà, tra l’altro, un miglioramento nella digitalizzazione delle reti di trasporto, nella sicurezza di ponti, viadotti e gallerie, nella competitività dei sistemi produttivi dell’Italia meridionale. Al Sud, per esempio, si lavorerà perché si giunga entro il 2026 a ridurre di un’ora i tempi di percorrenza sulla linea Bari-Roma, sulla Salerno-Reggio Calabria e sulla Palermo-Catania, di trenta minuti sulla Napoli-Taranto.

Non si tratta soltanto di raggiungere una maggiore rapidità negli spostamenti, quanto di rendere la rete ferroviaria maggiormente competitiva, facilitando il trasporto delle merci dal nord verso la rete europea e sull’asse tirrenico-jonico e adriatico-tirrenico. E di far crescere il numero dei passeggeri che utilizzano abitualmente il treno. Tutto ciò potrebbe rappresentare un massa critica che andrebbe di conseguenza ad animare le reti regionali e a sostenere il loro potenziamento.

Questi provvedimenti, oltre a perseguire l’obiettivo di un maggiore rispetto dell’ambiente, dato il momento storico che il paese sta attraversando per la grave crisi economica determinata dalla pandemia, vanno nella direzione di rimuovere i principali ostacoli sulla via della ripresa.

Sarà proprio così? Si arriverà a dare una speranza a tante famiglie che nel corso nell’ultimo anno hanno dovuto fare i conti con la povertà dei loro bilanci? Che hanno visto aumentare il divario che già prima c’era rispetto ai più fortunati? Davvero il treno di Draghi arriverà finalmente al Sud?

Nel videomessaggio dell’8 marzo scorso, il Presidente Draghi ha affermato: «Non voglio promettere nulla che non sia veramente realizzabile […] È il momento di dare una risposta alle tante persone che soffrono per la crisi economica, che rischiano di perdere il posto di lavoro, di combattere le disuguaglianze».

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Paolo Tritto

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