RAPPORTO FAO (SOFI), IL COVID GENERA INSICUREZZA ALIMENTARE

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) nei giorni scorsi ha diffuso il suo Rapporto sull’insicurezza alimentare mondiale (SOFI, The State of Food Security and Nutrition) secondo il quale la fame continua a crescere per il quinto anno consecutivo: nel mondo soffrono la fame ben 811 milioni di persone. 

La fame nel mondo, é noto, è un problema antico ed ancora attuale che cresce continuamente come, appunto, dimostra il rapporto. In aumento già dal 2014, se oggi soffrono la fame 811 milioni di persone (161 milioni in più rispetto al 2019), si pensa che nel 2030 ancora 660 milioni potrebbero essere ancora affamate ma circa tre miliardi di persone non hanno una dieta sana, per ragioni di carattere economico, e questo rappresenta l’anticamera della fame. 

Ma una delle cause principali della malnutrizione e dell’insicurezza alimentare acuta dei popoli certamente é da attribuire ai conflitti ed alle guerre. Parecchi sono i teatri interessati considerati dalle Nazioni Unite come Paesi a rischio carestia, ad esempio Burkina Faso, Yemen, Nigeria, Sudan del Sud ed Etiopia dove si registrano violazione di diritti umanitari. Purtroppo, vincoli amministrativi rendono difficile alle organizzazioni umanitarie di accedere in queste aree e di rispondere ai bisogni delle popolazioni. Infatti, molto opportunamente, Azione contro la Fame (un’organizzazione dedicata esclusivamente a combattere la fame nata a Parigi nel 1979)  ricorda che in queste situazioni di conflitto, uomini, donne e bambini devono avere accesso agli aiuti umanitari.

Intanto, a causa della pandemia, anche i sistemi alimentari di tutto il mondo sono stati fortemente colpiti; le attività produttive ferme, la perdita dei raccolti, il conseguente calo del reddito pro-capite hanno fatto precipitare milioni di persone in uno stato di precarietà. Per far fronte a queste difficoltà,  Azione contro la Fame intende intraprendere delle iniziative nei riguardi di chi decide, in particolare dei Governi, di prendere misure adeguate alla situazione contingente. Infatti questa benemerita organizzazione, in vista del “prevertice” del Food Systems Summit (26 al 28 luglio) e del vertice finale del G20 (30 e 31 ottobre), che si terranno in Italia, chiede ai Governi e, in particolare, all’Esecutivo italiano, di promuovere e adottare, nell’occasione, misure efficaci per affrontare la situazione. Oltre a intraprendere azioni urgenti per prevenire la crisi alimentari, viene posta l’attenzione sull’agroecologia ma anche la valorizzazione dei sistemi alimentari locali e sostenibili che devono avere la priorità al fine di favorire l’emersione di energie locali potenziali. “L’organizzazione ritiene che non sia più possibile sostenere e promuovere due modelli agricoli contraddittori. L’agricoltura industriale e l’agroecologia sono agli antipodi, non sono affatto complementari”.

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Domenico Infante

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