“Un Carro della Bruna nel segno dell’ecologia integrale”. A colloquio con il Maestro Eustachio Santochirico

È ancora top secret, come vuole la tradizione potrà essere svelato solo la sera del 23 giugno quando inizia la Novena e sarà benedetto. L’attesa, però, per questo Carro trionfale è carica di significati. È l’unico, dopo la Seconda guerra mondiale, a essere rimasto bloccato per due anni, il 2020 e il 2021, quando la pandemia è riuscita ad avere la meglio anche sul giorno più lungo dei materani. Quest’anno, finalmente, il 2 luglio ritorna nella sua interezza e anche il Carro, il primo firmato dal Maestro Eustachio Santochirico, con i suoi 33 anni il più giovane maestro cartapestaio da almeno un secolo a oggi a realizzare quello che è uno dei simboli della Festa.

Per lui, l’emozione e l’entusiasmo sono davvero tanti: “Abbiamo atteso a lungo questo momento, quasi non sembra vero che stia arrivando”, spiega. “Questo lavoro è stato idealmente dedicato a tutti i giovani che erano stati costretti, per varie ragioni, ad andare via. Nel frattempo il mondo è cambiato con la pandemia. Chi ha potuto, è tornato lavorando a distanza. Poi è scoppiata la guerra e ci siamo di nuovo messi in discussione mentre cresceva il desiderio di uscire dalla pandemia. Il fatto di ritornare a festeggiare la Bruna è senza dubbio un segno di rinascita, di ripartenza, il poter finalmente riappropriarsi di ciò che ci appartiene. Mi sembra un anno zero perché in sostanza è cambiato il mondo, è uno spartiacque che dopo il 2020 ha cambiato tutti”.

È incessante, in questi giorni, il lavoro nella Fabbrica del Carro per ultimare i dettagli: adesso il manufatto viene decorato con le foglie in cartapesta e i fiori in carta velina realizzati da quanti avevano accettato negli ultimi due anni l’invito del Maestro Santochirico e dell’Associazione Maria Santissima della Bruna presieduta dal dottor Bruno Caiella: “Abbiamo ricevuto 120 foglie e oltre 500 fiori, con messaggi e preghiere: per noi è stato un risultato inatteso, la gente si è superata”.

Il Carro rispecchia il tema scelto dalla Diocesi di Matera-Irsina “Zaccheo, oggi devo fermarmi a casa tua (tratto dal Vangelo di Luca capitolo 19 versetto 5) – La Cattedrale, casa di Dio tra le case degli uomini” – un tema legato anche al 750° anniversario del completamento della costruzione della Cattedrale di Matera.

Ha collaborato con il Maestro un team composto da Francesco ed Egidio Di Gilio (Accettura, legno e design), Claudia Passarelli (Matera), Giuseppina Cetani (Grassano), Niccolò Montemurro (Matera), Nicola Andrisani (Matera), Massimo Matera (Matera), Raffaele Calabrese (Montescaglioso), Isabella Loreto (Matera), Rosanna Larato (Santeramo), Gennaro Andrulli (Matera) e Bruna Barbaro. Molti, tra i ragazzi, sono membri della Cooperativa Sociale “Oltre L’Arte” di Matera: “Riflettendo, adesso, sembra un progetto di ecologia integrale. Vorrei sottolineare l’attenzione forte al sociale, in particolare grazie alla sinergia con la Cooperativa “Oltre l’Arte” che ha voluto recuperare e mettere a disposizione uno spazio a Lanera per dare la possibilità ai ragazzi di fare artigianato, quasi fosse una palestra di comunità. Nei prossimi giorni partirà un laboratorio di cartapesta, terracotta e metalli che sarà frequentato da 20 ragazzi Down. Il Carro ci ha insegnato che l’arte – e la Festa della Bruna ce lo dice chiaramente – può essere una leva per aiutare il prossimo, un vero e proprio prendersi cura delle persone e dei luoghi”.

Non manca l’attenzione all’ambiente, “un tema molto presente nelle fasi di lavorazione già nel 2020. – spiega il Maestro – Con i falegnami abbiamo usato molto spesso materiali di altre lavorazioni: circa il 30-35% sia per quanto riguarda il legno sia per quanto riguarda la carta proviene da materie prime di altre lavorazioni. Abbiamo infine instaurato relazioni particolari, coniugando, in un certo senso, la Festa della Bruna con la Festa del Maggio di Accettura. È stato infatti utilizzato il legno del Maggio di tre anni fa per le cornici alla bozza del Carro e sono stati recuperati alcuni chiodi serviti per fermare le statue”.

Rossella Montemurro

Redazione

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