“Uno per uno per uno fa sempre uno”

Oggi ricorre la Solennità della Santissima Trinità, cioè di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, comunione d'amore come noi figli creati a sua immagine e somiglianza.

L’uomo è immagine di Dio che un “essere per”

Dio ci dà sempre l’esempio: ponendo un bambino in mezzo ai discepoli per far capire chi è il più grande, lavando i piedi agli apostoli per mostrare cosa significhi servire, essendo egli Egli stesso Trinità per mostrare che l’essenza dell’uomo che, creato a sua immagine e somiglianza, è anch’egli “essere per”. Sì, dopo secoli e secoli di riflessione sulla Trinità che ha stuzzicato i pensatori più sublimi – come S. Agostino o S. Patrizio, evangelizzatore e primo vescovo d’Irlanda, che per far penetrare il popolo gaelico in questo mistero prese un trifoglio per mostrare l’unicità del fiore pur diviso in tre foglioline – c’è voluta la teologia per i semplici di don Tonino Bello che, spinto dal desiderio di svelare ai piccoli – ai “suoi” poveri – i misteri della fede, disse: “Uno per uno per uno è sempre uno. Dov’è la difficoltà?”.

È così spiegato “il mistero centrale della fede e della vita cristiana” (come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 234) per tutti!

Ed è così! Dio è “per”: il Figlio “per” il Padre – con cui è una cosa sola (Gv 10,30) e a cui rende lode -, lo Spirito Santo “per” entrambi – verso i quali “procede” (come ripetiamo nel Credo) – il Padre “per” il Figlio, che presenta al momento del battesimo come “l’amato” e che sul Tabor raccomanda ai tre discepoli presenti di ascoltare, Dio “per” tutti gli uomini per cui offre il Figlio, versa il suo sangue e offre il suo corpo.

Ecco il mistero di un Dio che ci ha creato a sua immagine per vivere in comunione come Lui, che è già in sé stesso comunione in quanto le persone da amare le trova già nella sua persona. Eppure sceglie di creare anche l’uomo, perché la comunione non basta mai a sé stessa.

Un occhio all’arte

Andrej Rublëv (1420-30), “La Trinità” o “L’ospitalità di Abramo” (tempera su tavola),
Galleria Tret’jakov, Mosca

È famosissima l’icona della “Trinità” del monaco russo Andrej Rublëv (1420-30), tra i massimi iconografi di tutti i tempi. “L’ospitalità di Abramo” è il secondo nome dell’opera. Forse una prima manifestazione della Trinità la ebbe Abramo. Stretta alleanza con lui e promessagli una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come i granelli di sabbia, un giorno tre signori lo visitano: “Io ritornerò sicuramente da te l’anno prossimo e allora tua moglie Sara avrà un figlio” (Gen 18,10). Chi sa che non si trattasse di Dio-Trinità piuttosto che di un uomo accompagnato da due angeli come Abramo credeva?

Tre uomini dal volto identico, tra cui è solo un’ipotesi dire che da sinistra verso destra incontriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, in quanto le tre persone della Trinità hanno la stessa sostanza, con un querciolo alle spalle perché Abramo abitava alle “Querce di Mamre” (Gen 18,1).

Chiesa rupestre di S. Giuliano, Sasso Barisano, Matera, “La Trinità”, affresco, XIII sec.

Nelle nostre chiese rupestri, c’è l’affresco della “Santissima Trinità” in S. Giuliano, la cripta adiacente alla chiesa di S. Agostino, nel Sasso Barisano: un affresco in cui Padre e Figlio hanno la stessa corona e su di loro è posata una colombina, lo Spirito Santo.

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Giuseppe Longo

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