

Una solenne concelebrazione di ringraziamento è stata presieduta dallo stesso don Biagio, alla presenza dell’arcivescovo Benoni e di numerosi sacerdoti: il vicario generale, don Angelo Gioia, don Francesco Di Marzio, vicario della Cattedrale – dove don Biagio è stato parroco per 20 anni –, don Domenico Monaciello, don Leo Santorsola, don Giampaolo Grieco, insieme all’attuale parroco dell’Immacolata, don Vincenzo Di Lecce, e ai diaconi Giuseppe Centonze e Giuseppe Fiorentino.

La chiesa era gremitissima: parenti, amici di sempre, i collaboratori che negli anni hanno affiancato don Biagio nei tanti incarichi svolti, i “bravi ragazzi” – oggi pensionati e nonni – del movimento giovanile missionario di cui lui era animatore, e naturalmente i parrocchiani dell’Immacolata.
Come ha ricordato il vescovo nell’omelia, molti sono stati gli incarichi ricoperti da don Biagio – «Solo l’economo non hai fatto!» – tutti vissuti nel segno della carità, sia per l’indole del sacerdote sia per la natura dei servizi affidatigli. L’ultimo, che ancora oggi porta avanti, è quello di cappellano del centro geriatrico “San Raffaele”.

Il vescovo ha parlato di paternità – “È questa una giornata in cui manifestare gratitudine per ogni forma di paternità sperimentata” – prendendo spunto dal Vangelo del ritrovamento di Gesù nel Tempio: non esiste solo la paternità biologica, ma anche quella spirituale, che Gesù stesso riconosce (“Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”). «La paternità genitoriale è “sacramento” (segno, n.d.r.) della paternità di Dio per ciascuno di noi». E ancora: «La paternità dà stabilità, pur conoscendo ferite, separazioni, corde di dolore. Tratto comune di ogni paternità – anche quella di Giuseppe e Maria – è l’angoscia di poter fallire».
L’ordinazione di don Biagio, avvenuta proprio nel giorno di San Giuseppe – ancora le parole dell’arcivescovo – comportano “un surplus di paternità alla sua vocazione sacerdotale”. E ha puntualizzato come il sacerdozio sia una continua paternità spesa per il popolo di Dio, e il pastore è colui che dona la vita per testimoniare la paternità divina.
Al termine della celebrazione, don Biagio ha ringraziato il Signore per il dono della vita, della fede e per tutte le persone incontrate: dai formatori dei suoi 14 anni di seminario ai movimenti ecclesiali che ha servito anche solo occasionalmente a tutti i confratelli, dai poveri agli ammalati. Ha chiesto pubblicamente scusa per i suoi limiti. Dopo la celebrazione, il momento di convivialità da lui generosamente offerto a tutti i presenti.
A sorpresa è giunto anche monsignor Ligorio, a Matera per un altro evento: ha partecipato al taglio della torta, rievocando gli anni di parrocato di don Biagio, durante i quali il vescovo Salvatore era spesso presente in parrocchia, tra visite pastorali e benedizioni delle campane.

Auguri, don Biagio, per tanti anni ancora nella grazia, nella salute, nella serenità e nell’amicizia di quanti davvero ti vogliono bene.





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