La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, comunemente nota come Corpus Domini, è una solennità  dell’anno liturgico della Chiesa cattolica, celebrata il giovedì o la domenica dopo la Solennità della Santissima Trinità . Â
La solennità del Corpus Domini è nata nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucaristia in reazione alle tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.
L’introduzione di questa festività nel calendario cristiano si deve principalmente a una donna, Giuliana di Cornillon, una monaca agostiniana vissuta nella prima metà del tredicesimo secolo. Alcuni anni dopo la morte di Giuliana e di Roberto de Thourotte, nel 1264 papa Urbano IV, che già aveva contribuito alla prima festa del Corpus Domini in Belgio, dopo aver riconosciuto il miracolo eucaristico di Bolsena fece promulgare la bolla Transiturus de hoc mundo, con la quale istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto e la estese alla Chiesa universale, fissandola al giovedì dopo l’ottava della Pentecoste.
Il Corpus Domini celebra l’istituzione del Sacramento dell’Eucaristia e la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati. Questa festa è per i cristiani una chiamata ad approfondire il significato dell’Eucaristia, «fonte e culmine di tutta la vita cristiana», nella quale Dio si dona a noi come «pane di vita» per la vita eterna.
Il Corpus Domini è una delle feste più importanti per i cristiani e si celebra con la Messa e processione per le strade esponendo Il Santissimo Sacramento. Il celebrante porta il santissimo Sacramento in ostensorio riparato sotto un baldacchino portato da quattro persone, circola nelle strade della città seguito da un processione composta dal vescovo, presbiteri, diaconi, ministranti, laici e i cittadini che vogliono, lodando Dio con canti, inni e citazioni.
Suggestiva e densa di significato è stata l’omelia di mons Ambarus il quale, nel commentare le letture del giorno ha messo in evidenza vari aspetti che le stesse suggerivano riferite ovviamente al nutrimento del corpo di Cristo nei riferimenti biblici e sociali che ne scaturivano.      Â
A Matera la celebrazione del Corpus Domini a Matera si è tenuta giovedì 4 giugno con la Messa in cattedrale presieduta dall’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico mons. Benoni Ambarus. In quasi tutte le parrocchie della Diocesi si è svolta la celebrazione del Corpus Domini con processioni che si sono sviluppate anche in tortuosi percorsi dei centri piccoli e grandi della Diocesi. Nei comuni più grandi le varie parrocchie si sono unite in un’unica celebrazione con la Messa concelebrata da tutti i parroci.
Infatti, per mons. Benoni, celebrare il Corpus Domini non è solo accogliere un dono infinito, ma affrontare una festa che interpella profondamente. L’Eucaristia pone infatti una domanda ineludibile, ben riassunta in una celebre espressione del cardinale francese Roger Etchegaray: “Cristiano, che ne hai fatto del Cristo di cui ti nutri giorno per giorno?”. Ricevere questo sacramento è una responsabilità personale che investe l’intera esistenza.
La vera fame del nostro tempo
Riprendendo il vescovo il nucleo della prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, sottolinea un monito quanto mai attuale: “Ricordati che non puoi nutrirti soltanto di pane terreno”. Viviamo nell’epoca con la maggiore abbondanza materiale della storia umana, eppure si registra una profonda fame di vita autentica. L’insoddisfazione e la mancanza di senso che attraversano la società odierna sono i sintomi clinici di uno spirito denutrito. Quando si è eccessivamente sazi nel corpo, si rischia di soffocare il naturale bisogno di Dio nel deserto dell’esistenza, concetto espresso molto efficacemente: “Ecco perché il monito «Ricordati!» è così importante. Fai tornare nel tuo cuore che devi nutrirti del pane terreno, ma anche del pane dello Spirito e della Parola di Dio. Altrimenti, nel deserto dell’esistenza, non reggerai”.
Dalla comunione sacramentale a quella relazionale
Nutrirsi dell’unico Corpo e dell’unico Calice significa essere uniti intrinsecamente. Tuttavia, la comunione non deve ridursi a una “pia espressione” o a una parola vuota: l’unità sacramentale si deve concretizzare nella quotidianità . Essere in comunione esige relazioni sociali e personali vissute in modo sano, autentico, umile e non prepotente. Se l’Eucaristia non si traduce in coerenza relazionale, si svuota della sua logica diventando contro testimonianza. È proprio su queste basi che ci si gioca la credibilità agli occhi di chi non la frequenta o non crede.
Lasciarsi “mangiare” dall’Eucaristia
Come ricordava don Giuseppe Dossetti, la vera vocazione non è solo mangiare l’Eucaristia, ma essere mangiati da essa, accettando di farsi trasformare e divinizzare dal di dentro che il vescovo esprime più chiaramente: “In realtà , più che mangiare noi l’Eucaristia, la nostra vocazione è lasciarci mangiare dall’Eucaristia, cioè lasciarci divinizzare, trasformare interiormente”. Senza un’adesione libera, consapevole e capace di stupore, la pratica eucaristica rischia di scivolare nell’abitudine e in una monotona banalità , smettendo di incidere sull’umanità quotidiana.
L’uscita per le strade: un annuncio, non un trionfo medievale
In quest’ottica, la tradizionale processione del Corpus Domini si spoglia di ogni sapore di trionfalismo o folclore medievale. Uscire per le strade è un atto di profonda umiltà e di limpida testimonianza che espresse dalla sua viva voce hanno un profondo senso di coinvolgimento: “La testimonianza che offriamo al mondo, a coloro che non credono o che non vivono la vita ecclesiale, si gioca attraverso la qualità delle nostre relazioni quotidiane. Relazioni coerenti con la comunione dell’unico Corpo e dell’unico Calice”. È un invito discreto rivolto agli altri, come mendicanti che tendono le mani avendo trovato il pane capace di dare pienamente la vita. Uscire per le strade diventa così una preghiera comunitaria e l’occasione per stupirsi, ricordando che quando un dono immenso viene dato per scontato, se ne smarrisce la grandezza.




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