Mons. Agostino Superbo ora è nella perfetta letizia

Mons. Agostino Superbo, una vita fatta di umiltà al servizio degli ultimi.

Quando una persona particolarmente autorevole ci lascia, si ha sempre pudore a parlare di Lui.
Già in vita era un vero gigante, la morte lo solleva ancora di più e lo porta, meritatamente alla presenza del Padre.

S.E. Monsignor Agostino Superbo, Arcivescovo Emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, è tornato alla casa del Padre. Per molti di noi è stato anche il Vescovo di Gravina, Altamura, Acquaviva delle Fonti.
Si è presentato alla presenza dell’Altissimo recitando il suo MAGNIFICAT.

< L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio,
mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà
del suo servo >.

Il suo connotato identificativo: l’umiltà! Una forza molto espressiva. Pensare a Mons. Agostino, per me il pensiero va a San Francesco d’Assisi. Un parallelo che ritrovo nel concetto di “minorità”: vera forza, non debolezza, massima espressione della spiritualità e della libertà.

Volentieri ricordo tre incontri particolari avuti con lui: a Potenza.

Il primo, con il mio caro amico dott. Angelo Fontana. Ci accolse e con tanta semplicità e affetto. Ci aiutò a trovare la dritta in un percorso difficile, felice lui di averci accolto e ospitati a casa sua. Se penso a certi arcivescovadi! Splendenti di luminosità ostentate, ricercate, opere realizzate ai costi proibitivi di oggi! Al confronto, viveva la semplicità più francescana possibile!

“Spiritus Domini super me,
propter quod unxit me,
evangelizare pauperibus
misit me”.

Tradotto:

“Lo Spirito del Signore
è sopra di me;
per questo mi ha consacrato
con l’unzione,
mi ha mandato a portare
il lieto annuncio ai poveri”
(Lc4,18).

Questo è il manifesto programmatico di Gesù, consacrato con l’unzione, venuto al mondo per annunciare ai poveri il messaggio della salvezza. Se lo è per Gesù, a maggior ragione è stato il compito degli apostoli ieri, dei vescovi oggi! Niente palazzi, non aveva neanche un posto per riposare! Viveva così, con semplicità e in semplicità mons. Agostino Superbo. Con una spontaneità, con una semplicità disarmanti!

Il secondo ricordo. Sempre a Potenza.
Enel Cuore aveva donato alla Croce Rossa di Rivello, una nuova ambulanza super attrezzata e accessoriata.
Questo piccolo comune, nei pressi del fiume Lao, porta alla Centrale idroelettrica Enel di Castrocucco ed è alimentata, quando è chiamata in servizio, dal lago di Cogliandrino, sulla Sinnica, sulla strada per Lauria e Maratea.

L’ambulanza fu richiesta e affidata all’attivo gruppo di volontari di quel territorio. Responsabili del mezzo i due super attivisti di Rivello Rosa e Zaccaria Lammoglia. Venne a benedire la nuova ambulanza, a Potenza, mons. Agostino Superbo che esaltò l’utilità del dono, ma soprattutto la generosità dei volontari, in servizio h24, a favore di cittadini confinati, isolati in lontane campagne. Si intrattenne il Vescovo a parlare con i volontari della Croce Rossa, intervenuti anche da altre Unità territoriali confinanti. Fu particolarmente soddisfatto per aver conosciuto il capillare servizio fatto da così motivati volontari su un territorio particolarmente vasto e con scarsa viabilità. Fui particolarmente soddisfatto per il riconoscimento dato all’Enel del valore del dono fatto, grato a mons. Superbo per la sua tanto preziosa presenza, per la preghiera che fece e per la benedizione data a quanti avrebbero beneficiato di quell’ambulanza nel tempo.

Il terzo ricordo
Con il dott. Franco Di Tria, grande amico, validissimo medico presso l’Ospedale di Venosa, nato a Minervino Murge. Grande innamorato e cultore della storia, aveva di recente scritto un libro straordinario sui Padri Trinitari. Un giorno programmammo di andare a trovare a Potenza Mons. Agostino Superbo, divenuto da poco Vescovo emerito. Aveva scelto di vivere presso una parrocchia di periferia affidata ad una piccola comunità
di padri cappuccini, in un quartiere di estrema periferia, parecchio distante dalla città, tutte case popolari per operai. Andammo in chiesa e chiedemmo di Mons. Superbo.

Viveva in una stanza attaccata alla chiesa, poco più di una decina di metri quadrati: un letto, due sedie, un tavolo per scrivania, piena di libri, un piccolo armadio per appendere qualche abito e la talare nera senza pieghe viola vescovile, una cotta bianca, una stola semplicissima di stoffa bianca, senza ornamenti. Aveva un piccolo bagno indipendente. Una porta secondaria dava l’accesso diretto alla Chiesa. “Qui vivo vicino a Lui, Gesù Eucarestia!” disse. “Mi piace andare in chiesa a pregare. Appena esco da qui, in chiesa c’è un confessionale dove ogni giorno accolgo chi viene per confessarsi. Amo andare a casa di tanti anziani che vivono soli tutto il giorno. A volte condivido con loro il mio cibo. Volentieri la domenica porto loro la Comunione, mi trattengo con loro. Prego con loro!”.

Dava la sua biancheria intima a chi ne aveva bisogno e veniva a chiederla, i suoi pantaloni, i suoi maglioni, il suo cappotto, le sue scarpe. Liberò la sedia da un po’ di indumenti dismessi, che poggiò sul letto, per farci accomodare. Radioso il suo viso, arguto, accogliente e affabile. Mise sul tavolo per noi qualche biscotto che gli avevano portato in dono. Ci disse che al Padre guardiano aveva chiesto di essere trattato come un suo confratello frate. Amava essere chiamato Padre, Padre Agostino. Per anni è vissuto qui, fino a quando non ha avuto bisogno di essere ricoverato, ovviamente a Minervino, suo paese natale dove credo abitasse una sorella.
Non chiedeva nulla a nessuno. Non aveva altro bisogno che di un piccolo spazio per pregare e leggere.

L’umiltà è stata l’unità di misura della sua esistenza, della verità interiore che viveva con spirito e stile francescano. Liberato da ogni egoismo o bisogno di possesso, viveva con gioia e soprattutto con autenticità i rapporti umani. Sempre al servizio della comunità, con mitezza. Viveva come dono per tutti la sua grandezza e la sua profonda cultura, la sua ricca spiritualità.

Con Franco Di Tria tornammo a Venosa stupiti, senza parole, ammirati e arricchiti dalla gioia che padre Agostino ci aveva contagiato. Questa immagine di una vita vissuta per Gesù e per i più poveri, difficilmente la troveremo narrata sulle cronache che per lui saranno raccontate in questi giorni. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Torno volentieri a San Francesco e riporto ciò che pensava e faceva scrivere di chi parlava male di lui:

Allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e
tanti commiati sosterremo pazientemente
sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e
penseremo umilmente che quello portinaio
veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare
contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è
perfetta letizia”.

San Francesco

La vera gioia, diceva San Francesco, non sta nei miracoli, nella scienza o nelle conversioni, ma nel saper sopportare le offese e il rigore del freddo per amore di Cristo.

Ora Mons. Agostino, Sua Eccellenza, padre Agostino è nella perfetta Letizia del Cielo che il Padre ha riservato per Lui.

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