
Era la sera del 23 settembre 2006 quando p. Antonio, gravinese classe ’78, veniva ordinato presbitero per le mani di S. E. Rev.ma mons. Mario Paciello, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, nella concattedrale di Gravina.
«La mia vocazione nasce in famiglia, dove lo spirito cristiano e la pratica religiosa erano molto presenti, vissuti soprattutto grazie a una nonna che in questo era un po’ la trascinatrice di tutta la famiglia. Sentivo a un certo punto che qualcosa stava nascendo dentro di me: iniziai allora a fare il chierichetto».
La vocazione rogazionista: padre Carlo Diaferia
Così, mentre iniziavo a maturare l’idea di fare qualche cosa di grande per gli altri, di mettere a disposizione degli altri la mia vita, si è presentato nella mia classe un sacerdote rogazionista: p. Carlo Diaferia, che conoscevo perché con lui avevo fatto la prima confessione.
Veniva a trovarci ogni mese: ci propose qualche domenica vocazionale presso le suore Figlie del Divino Zelo di Altamura e, a qualcuno di noi, dopo la quinta elementare, un campo scuola vocazionale a Trani: una settimana a fine giugno. Partecipai ed espressi poi il desiderio di entrare in seminario.
Ho cominciato la prima media a Trani nel 1989.
È una vocazione religiosa rogazionista quella di p. Antonio, ispirata cioè al carisma di sant’Annibale Maria Di Francia, fondato sul binomio inscindibile:
- della preghiera per le vocazioni, affinché nella Chiesa non manchino mai «buoni operai»: sacerdoti, religiosi, religiose, ma anche laici impegnati e testimoni del Vangelo;
- del servizio operoso verso i più deboli e i giovani in difficoltà, nei villaggi del fanciullo, nelle scuole, nelle case-famiglia e nelle parrocchie di frontiera, vedendo in ogni bisognoso il volto sofferente di Cristo, sull’esempio dell’opera iniziata nel degradato quartiere Avignone di Messina proprio da sant’Annibale.
Il nome «rogazionista» (in sigla R.C.J., Rogazionista del Cuore di Gesù) deriva dal passo evangelico che il fondatore sant’Annibale individuò come ispiratore dell’operato dei suoi religiosi: «Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam» («Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe», Mt 9,37-38).






La prima decade di apostolato: con i ragazzi svantaggiati
«Ho cominciato il mio apostolato a Messina, proprio nella nostra Casa Madre, come responsabile del centro educativo per due anni con ragazzi dai 6 ai 18 anni. Poi, sempre a Messina nell’Istituto Cristo Re, e infine per quattro anni a Napoli, dove ci occupavamo di minori inseriti nel circuito penale, incappati in reati di vario tipo anche in contesti di camorra. Noi proponevamo percorsi rieducativi: cercavamo di aiutarli a uscire da certi giri attraverso lo studio e accompagnandoli a trovare un lavoro che potesse garantire loro un futuro».
La sensibilità missionaria
In p. Antonio è sempre stato vivo il desiderio della missio ad gentes, dimensione certo non in contrasto con il carisma di sant’Annibale. Da qui la specializzazione in Missiologia a Roma nei due anni precedenti l’ordinazione presbiterale e le diverse esperienze sul campo. Tra queste, come ricorda lui stesso: il Ruanda («ci sono stato durante gli anni di studio, per due mesi»), le Filippine, il Messico, l’Albania e, dopo i quattro anni napoletani, un anno trascorso in Australia.
I nove anni materani nel racconto dei suoi parrocchiani
«Arrivato tra noi il 19 settembre 2018, dopo diversi parroci più avanti negli anni, p. Antonio ha portato nella nostra comunità la vitalità del giovane sacerdote – riferisce una parrocchiana. Il suo apostolato non è stato facile: quasi subito è arrivata la pandemia, poi si sono aggiunti i danni strutturali della chiesa. Ma l’impegno primario di p. Antonio è stato quello di ricostruire la comunità parrocchiale, già provata da continui cambiamenti, ispirandosi al passo della Lettera ai Romani: Gareggiate nello stimarvi a vicenda (Rm 12,10)».
Tre qualità, in particolare, emergono nel suo operare quotidiano, maturate anche grazie agli anni di ministero educativo tra gli ultimi:
- l’accoglienza senza pregiudizi. Si accosta alle persone senza preconcetti e senza giudicare. La sua presenza trasmette serenità: non punta il dito né etichetta alcuno, offrendo un ascolto autentico che fa sentire accolti. Questo stile genera fiducia e permette anche a chi è lontano dalla vita ecclesiale di aprirsi con serenità.
- la pazienza operosa e la mitezza. Mostra una spiccata attitudine pedagogica e pastorale: rispetta i tempi di maturazione umana e spirituale di ciascuno, accompagnando i percorsi senza fretta e con costante benevolenza. Di fronte a difficoltà o incomprensioni risponde con mitezza, rimanendo un saldo punto di riferimento.
- al sensibilità e la cura pastorale. Attento alle vicende personali di ognuno, esprime una delicatezza capace di confortare nei momenti di prova. La sua vicinanza si traduce in una custodia premurosa e concreta dell’intera comunità.
In questi anni la parrocchia ha condiviso con lui traguardi significativi, pur nella consapevolezza che il cammino richieda ancora tempo ed energie.


e la processione in onore di sant’Antonio di Padova (13/06/2023)
Inizialmente la permanenza di p. Antonio a Matera doveva durare un solo anno, finalizzata ad avviare un seminario presso il Villaggio del Fanciullo; al termine di quel periodo, tuttavia, p. Angelo Laddaga concludeva il proprio mandato di parroco e p. Antonio ne ha raccolto il testimone.
Da qui il vivo auspicio dei fedeli che i superiori rogazionisti possano concedere una deroga alla scadenza naturale dell’incarico, permettendogli di dare continuità al cammino intrapreso.
L’esperienza di parroco e rogazionista: «Non desidero altro»
«Già questo per me è realizzare un sogno: essere rogazionista e parroco in questo momento della mia vita non mi fa desiderare altro», risponde p. Antonio quando gli si chiede dei suoi desideri futuri.
«In passato, da giovani, si cullano anche altre aspirazioni; io desideravo soprattutto la missione. Ma grazie a Dio ho avuto modo di fare molte esperienze… La parrocchia è una realtà che spalanca gli orizzonti del ministero: c’è il contatto quotidiano con la gente, si entra nelle vite delle persone, si ha il privilegio di conoscerle anche negli aspetti un po’ più precari, nelle povertà di tutti i tipi, in tutte le ferite che la gente vive sulla propria pelle. È un privilegio per me entrare in contatto con queste realtà e poter fare qualcosa per loro. E nello stesso tempo io ne vengo maggiormente arricchito. Questo rappresenta per me già un motivo di grande gratitudine nei confronti del Signore: non desidero altro, insomma, che poter proseguire lungo questa strada».
Un’immagine di questi nove anni – anche nelle parole del parroco e non solo in quelle dei parrocchiani – è legata alla pandemia: «Tempo difficile, ma allo stesso tempo, una benedizione per noi parroci: occasione per metterci a servizio, possibilità di ricominciare da capo su tante cose: riallacciare di nuovo i legami con le persone, riacquistare di nuovo credibilità come Chiesa… andare un po’ di più all’essenziale».

«Il Signore chiama sempre»
Sul tema delle vocazioni, per le quali i religiosi del Rogate offrono la propria vita, p. Antonio è chiaro: «Il Signore continua a chiamare tutti, ma forse siamo noi meno pronti ad accogliere oggi questo tipo di chiamata: sono le paure che l’uomo di oggi ha di lanciarsi in un’avventura che può sembrare all’orizzonte difficile e affidarsi al Signore. E però succede poi che quanto più si è generosi, tanto più si può raccogliere da questa vocazione. Più si è disponibili e più la vocazione religiosa cresce e diventa una vocazione gioiosa, che anche dopo vent’anni – nel mio caso sono, inoltre, 28 di vita religiosa – ti fa dire: “È la più bella vocazione che il Signore possa dare a un giovane”».
La famiglia, culla e germoglio di vocazioni: due religiosi in casa Paciello
Dalla famiglia di p. Antonio abbiamo preso le mosse in questo racconto ed è alla sua famiglia che il racconto fa ritorno. Il focolare domestico è spesso la culla più feconda di vocazioni alla vita consacrata, e di risposte positive alla voce del Signore.
È accaduto anche tra i fratelli Paciello: accanto a p. Antonio ha risposto alla chiamata anche il fratello minore, fra Fabio, frate minore conventuale, affascinato dal carisma francescano respirato nella parrocchia d’origine -– accanto a loro, altri due fratelli inseriti in vocazioni laicali.

Oggi, 23 settembre 2026, la comunità parrocchiale, la famiglia rogazionista e i suoi cari si stringono attorno a p. Antonio nel suo ventesimo anniversario di ordinazione presbiterale: alle ore 19 nella chiesa di Sant’Antonio di Padova in Matera, p. Antonio presiede la celebrazione di ringraziamento per il dono della sua vocazione.

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