La storia dell’invisibile Joseph

La storia triste di un immigrato che si è distinto nei mesi scorsi per il ritrovamento di un borsello nei pressi della mensa Caritas del quartiere Piccianello e la successiva consegna alla Questura di Matera.

Nel giorno della festa del papà non mi sono sottratto alla consuetudine di inviare un pensiero augurale agli amici ed ai parenti di nome Giuseppe ma potrei averne dimenticato qualcuno avendo il pensiero fisso alla storia di un amico di nome Joseph e alle parole di Laura Pausini nella canzone candidata agli Oscar “Io si””: – Quando impari a sopravvivere e accetti l’impossibile nessuno ci crede -.


Parole che rimandano alla sua vita di immigrato che ha lasciato la terra di origine, sfidando il mare, dopo aver perso, a causa di conflitti armati, due dei suoi figli.


Ha trascorso più di sei anni a Matera, ospite di un centro di accoglienza, fino all’ottenimento del permesso di soggiorno.


Sono stati anni non facili, segnati dall’incertezza per il futuro suo e della sua famiglia: privandosi del necessario e grazie a qualche lavoro occasionale (giardiniere, imbianchino, addetto alle pulizie) è riuscito a mettere da parte un pacco dono con beni di prima necessità che attende da più di un Natale di essere spedito in Nigeria.


Con il riconoscimento del permesso umanitario è iniziato un periodo ancora più difficile, segnato non solo dalla perdita dell’alloggio e di ogni forma di sostegno economico, ma da vari eventi di malattia: il suo cuore, debole e provato, ha richiesto più di un ricovero in ospedale, fino alla necessità dell’impianto di un pacemaker.


Nello scorso mese di agosto si è reso protagonista di un bel gesto di solidarietà e di integrazione nella città che lo ospita: trovato un borsello nei pressi della mensa Caritas del quartiere Piccianello lo ha consegnato alla Questura di Matera che ha accertato la presenza al suo interno di una cifra consistente di denaro e di un telefono cellulare.


Non è mancata la riconoscenza del proprietario del borsello che gli ha fatto dono di una piccola somma.


A settembre gli giunge dall’INPS il riconoscimento della invalidità civile nella misura dell’80% con la prospettiva di un assegno mensile, seppure di minimo importo.


Alla vigilia della festa del papà e ad un anno esatto dalla presentazione della domanda, Joseph apprende dal patronato che la sua pratica è ferma per un insormontabile cavillo: per l’anagrafe del comune del materano dove ha soggiornato solo pochi mesi, nel 2016, egli è irreperibile e tanto basta a farlo decadere da tutti i diritti. Per l’Istituto che lo ho riconosciuto invalido e che dopo la degenza ospedaliera ha ricevuto diversi certificati telematici di malattia Joseph è una sorta di fantasma che potrebbe essere rientrato nel suo paese.


Una vera beffa dopo gli anni trascorsi a Matera con il solo sostegno della Caritas ed inseguendo il sogno di quei documenti che attestino il suo diritto ad una cittadinanza.


La burocrazia è implacabile specie con i più deboli: per il rinnovo del permesso di soggiorno occorre un certificato di residenza e viceversa; per la residenza non basta un attestato di ospitalità gratuita, è necessario un contratto di fitto o almeno di comodato d’uso con spese a carico del comodante.


Risento ancora più vere le parole di Laura Pausini: – … essere invisibile è peggio che non vivere. Nessuno ti vede, io si -.

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Erasmo Bitetti

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