Ucraina, in un’Europa ferita la via cristiana alla pace

Sul conflitto in corso, gli interventi di mons. Caiazzo, di mons. Santoro e una citazione di Vasilij Grossman.

In questo tempo così difficile, ha detto l’arcivescovo mons. Caiazzo in occasione della catechesi domenicale della quinta settimana di quaresima, la Chiesa ci pone davanti alla parola di Dio. Guardando quello che avviene nella martoriata terra ucraina, sembra non ci sia niente di più adeguato del brano del Vangelo che parla della donna adultera e che ci viene proposto dalla liturgia.

Mentre Gesù se ne stava appartato in silenzio nel Tempio, irrompono rumorosamente scribi e farisei, armati di pietre per lapidare una donna adultera. Sappiamo che quegli uomini si sentono dire da Gesù: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. E che nel silenzio della scena, si sente il rumore secco delle pietre che, una dopo l’altra, cadono per terra. Quel minaccioso plotone di esecuzione si dissolve così.

In questa scena, dunque, vediamo bene che cos’è che disarma l’uomo. È Cristo, con la sua presenza; semplicemente, con la potenza della sua presenza, Cristo disarma l’uomo. Il primo passo utile sulla via della pace, per quello che ci suggerisce il Vangelo, è un’invocazione rivolta a Cristo, perché sia presente.

La potenza di questa scena la ritroviamo anche nell’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria da parte di papa Francesco. Lo ha sottolineato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, in una lettera al direttore di Avvenire. Nelle parole e nei gesti del Papa, ha ricordato mons. Santoro, si possono vedere i fondamenti razionali per ritrovare quella pace turbata dalla guerra in Ucraina, una guerra che «crea confusione anche in molti cattolici, divisi tra la difesa della giustizia – l’evidente considerazione che c’è un aggressore e un aggredito – e l’anelito alla pace».

Dalla Madonna, che duemila anni fa ha generato il Figlio di Dio, oggi può scaturire nuovamente il bene, anche il bene perduto della pace. In questa certezza sta tutta la potenza del Cuore di Maria. «Occorre ricordarsi» ha proseguito mons. Santoro, «che la guerra non è mai un bene e che nasce dall’aspetto oscuro del cuore dell’uomo, che la tradizione biblica fa risalire al peccato originale». Per questo, l’unica vera, efficace posizione di fronte alla guerra è, per l’arcivescovo di Taranto, quella di papa Francesco: «Per questa debolezza originaria l’urlo di pace, quel “Fermatevi!” pronunciato da papa Francesco in piazza S. Pietro, non è un richiamo per anime belle, ma una considerazione realistica sulla condizione umana».

In cosa consiste questo realismo? Per l’arcivescovo, «uno sguardo realistico sa che tutti gli uomini sono accomunati dall’oscura possibilità di male, ma ciò non significa che le scelte politiche siano tutte equivalenti. La dottrina sociale della Chiesa ha da sempre al suo centro il valore della persona e la libertà, intesa come adesione al bene e ai beni della vita, che sono segni del grande bene del disegno di Dio. Per questo la Chiesa comprende e accetta il diritto all’autodifesa dall’ingiustizia, fino a quando essa non crei un male maggiore di ciò che si trova a contrastare. Pertanto, occorre vigilare affinché la giusta difesa non generi un male maggiore e un equivalente desiderio di annientamento del nemico, persino con armi atomiche. È un equilibrio di giudizio e di azione a cui siamo tutti chiamati e che, proprio per la fragilità originaria, è molto difficile da sostenere. Qui sta il valore immenso e realistico della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dei popoli russo e ucraino».

Ognuno di noi può fare qualcosa, ognuno dei cristiani deve fare qualcosa, anche semplicemente elevare l’invocazione a Cristo perché sia presente o attivandosi per l’accoglienza ai profughi. Ognuno può fare qualcosa perché Cristo manifesti la potenza della sua presenza su tutta l’Europa ferita.

Senza dimenticare che anche il popolo russo è nostro fratello. Ma, qualora lo si considerasse nemico, il Vangelo ci raccomanda di amare anche i nostri nemici. A questo proposito, Riccardo Bonacina sulla rivista Vita ha ricordato una bella pagina di Vita e destino di Vasilij Grossman dove racconta «di una vecchina a cui i nazisti hanno bruciato il villaggio. Un giorno due soldati entrano in casa sua e le ordinano di accudire un compagno ferito. Lui si lamenta, schiocca le labbra, il sangue gli impedisce di respirare. Lei prova rabbia nei confronti di quell’uomo: si rende conto che basterebbe poco per soffocarlo. E invece lo solleva, gli porge dell’acqua. Perché lo fa? Neppure lei sa spiegarselo. La donna riscopre in sé qualcosa che credeva di aver perduto, la bontà».

Soldier Clearing a Trench System During an Exercise” by Defence Images is marked with CC BY-NC 2.0.

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Paolo Tritto

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